Pignoramento di mobili: come dimostrare che le cose non sono mie
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16 Gen 2016
 
L'autore
Alessandro Dini
 


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Pignoramento di mobili: come dimostrare che le cose non sono mie

Ho ricevuto pignoramento mobiliare in casa, come dimostro che le cose pignorate non sono mie ma di terzi proprietari?

 

Capita spesso che il debitore assoggettato a pignoramento abbia la propria residenza presso l’immobile di proprietà altrui (per esempio: il figlio che vive presso i genitori, il coniuge, il locatore in ipotesi di affitto di appartamento, ecc.). In tali casi è molto probabile che i beni mobili, costituenti arredo dell’alloggio, siano di titolarità dello stesso proprietario di casa e non, quindi, del debitore. Cosa succede in questi casi? Il pignoramento può estendersi a beni appartenenti a terzi? E come può fare il soggetto pignorato a convincere di ciò l’ufficiale giudiziario?

Cerchiamo di comprenderlo in questa breve guida.

 

 

Il pignoramento mobiliare

Il pignoramento, come noto, è l’atto attraverso il quale il creditore vincola i beni del debitore per sottoporli all’esecuzione forzata, e ciò al fine di ottenere la somma di denaro utile a soddisfare il proprio credito.

La legge prevede diverse forme di pignoramento, ciascuna sottoposta a regole peculiari.

 

Si distingue tra:

 

Pignoramento di beni mobili [1]

– Pignoramento di beni immobili [2]

– Pignoramento presso terzi [3]

 

Il primo caso ha ad oggetto la possibilità di apporre il vincolo necessario all’espropriazione dei beni mobili del debitore, sia che questi si trovino presso la sua abitazione, sia che si trovino altrove (ufficio, seconda casa, ecc.). A compiere detta operazione è l’Ufficiale Giudiziario, che può ricercare le cose da pignorare se munito del titolo esecutivo e del precetto ritualmente notificati, e dunque già conosciuti dal debitore.

 

Non tutti i beni mobili, tuttavia, sono pignorabili. La legge prevede, infatti, che vi siano beni mobili assolutamente impignorabili, che l’Ufficiale Giudiziario non può, in nessun caso, vincolare con l’atto di pignoramento. Questi sono:

 

– gli oggetti sacri o quelli necessari per praticare i culti religiosi (si pensi ad immagini votive, statuette, rosari, ecc.)

-l’anello nuziale, i vestiti, la biancheria, i letti, tavolo e sedie utile alla consumazione dei pasti, armadi, cassettoni, frigorifero, stufe, fornelli da cucina, lavatrice, utensili della cucina o della casa ed i mobili dove sono conservati (con l’eccezione, per tutti meno che per i letti, nel caso in cui i beni siano di rilevante valore economico per accertato pregio artistico o di antiquariato;

– le provviste alimentari e combustibili necessari al mantenimento del debitore e dei suoi conviventi per un mese;

– le armi e gli oggetti che il debitore detiene per l’espletamento di un pubblico servizio (si pensi agli agenti di polizia);

– le decorazioni al valore, lettere, registri ed in generale scritti di famiglia o manoscritti.

 

Poi vi sono dei beni che si ritengono relativamente impignorabili. Tra questi rientrano in particolare gli strumenti, gli oggetti ed i libri indispensabili all’esercizio della professione, dell’arte o del mestiere del debitore e possono essere pignorati nei limiti di un quinto, e sempre che gli altri beni pignorabili non siano sufficienti a garantire il credito del soggetto procedente.

 

Ancora, la legge prevede la categoria di beni pignorabili in particolari circostanze di tempo, di cui fanno parte i frutti non ancora raccolti o separati dal suolo.

 

La normativa prevede altresì un criterio per la scelta dei beni, indicando all’Ufficiale Giudiziario di pignorare i beni che risultino di più facile e pronta liquidazione, dovendo comunque preferire contanti, oggetti preziosi e titoli di credito.

 

 

Se i beni da pignorare appartengono a terzi

Vediamo cosa succede nel caso in cui i beni presenti all’interno dell’abitazione in cui fa ingresso l’Ufficiale Giudiziario non siano del debitore.

Spesso si crede sufficiente indicare all’Ufficiale Giudiziario che i beni siano di proprietà di terzi, magari esibendo un contratto di comodato dell’appartamento in cui sia dichiarato che tutto ciò che si trova all’interno della casa fosse di proprietà del comodante. Purtroppo così non è.

Sulla vicenda è intervenuta una recente pronuncia della Cassazione [4], che ha spiegato quali siano i margini di autonomia dell’ufficiale giudiziario in sede di espropriazione mobiliare presso il debitore.

La citata pronuncia, censurando i comportamenti degli Ufficiali Giudiziari tenuti sino a quel momento, ha stabilito che i beni mobili che si trovano nell’abitazione o negli altri luoghi appartenenti al debitore si presumono di sua proprietà, e non è compito dell’Ufficiale Giudiziario sindacare la veridicità di tale presunzione.

 

Ciò significa che l’Ufficiale Giudiziario non ha la possibilità di valutare i documenti esibiti dal debitore al fine di dimostrare l’eventuale appartenenza a terzi dei beni da sottoporre a pignoramento, poiché egli è titolare di una mera funzione esecutiva. Detto principio troverà applicazione anche nel caso in cui si tratti di atti pubblici o scritture private autenticate e registrate.

Invero, una valutazione di questo tipo spetta unicamente al Giudice.

 

Oltretutto, giova specificare che per “casa del debitore” deve intendersi quella in cui egli abita di fatto e stabilmente (anche in virtù di un contratto di locazione), anche se un altro ne sia proprietario o eserciti su di essa diritti reali o di godimento [5], per cui qualora in una casa convivano più persone, tutti i beni ivi esistenti possono essere pignorati poiché di presunta appartenenza del debitore.

 

Dette considerazioni, tuttavia, non valgono a privare di tutela i proprietari dei beni, ancorché conviventi con il soggetto che subisce il pignoramento. Infatti, la legge predispone un rimedio specifico per i terzi proprietari dei beni pignorati. Questi possono presentare opposizione di terzo [6], un mezzo processuale attraverso il quale è consentito loro di dimostrare la proprietà o altro diritto reale sui beni pignorati di modo da evitarne l’assegnazione o la vendita e recuperarne il possesso.

 

La prova che questi devono fornire deve risultare da documentazione in data certa anteriore al pignoramento (come ad esempio può essere una scrittura privata autenticata o un atto pubblico).

 

Sul punto occorre ricordare che recenti pronunce della Corte di Cassazione hanno ritenuto tuttavia non sufficiente, a tal fine, il semplice contratto di comodato, poiché necessario al fine di escludere il pignoramento del bene è il documento con il quale si comprovi il diritto di proprietà o altro diritto reale vantato sul bene dal terzo opponente.

 

Si badi, infine, che in tali casi è esclusa la possibilità di provare con testimoni il diritto del terzo sui beni mobili pignorati nella casa o nell’azienda del debitore.

Si vuole, infatti, evitare che il diritto del creditore alla soddisfazione del proprio credito venga reso vano dalla collaborazione di un terzo che si presti al fine di evitare il pignoramento dei beni del debitore.

 

In conclusione, nel caso dovesse giungere la spiacevole visita dell’Ufficiale Giudiziario ai fini di un pignoramento mobiliare occorre ricordare che:

 

– l’Ufficiale Giudiziario deve essere munito, ai fini della regolarità del pignoramento, del precetto e del titolo esecutivo;

 

– esistono delle categorie di beni non soggetti a pignoramento;

 

– l’Ufficiale Giudiziario non può effettuare alcuna valutazione sui documenti esibiti al fine di escludere il pignoramento di beni mobili che si assumano di proprietà di terzi ma dovrà essere esperita, dal terzo stesso, apposita azione di opposizione.


[1] Artt. 513 e ss. cod. proc. civ.

[2] Artt. 543 e ss. cod. proc. civ.

[3] Artt. 555 e ss. cod. proc. civ.

[4] Cass. sent. n. 23625/2012 del 20.12.2012.

[5] Cass. sent. n. 579/1979 del 25/01/1979; Cass. sent. n. 2909/2007 del 09/02/2007.

[6] Artt. 619 e ss. cod. proc. civ.

 

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26 Apr 2016 Nicola Pirus