Che fare se il commercialista non presenta la dichiarazione redditi
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17 Gen 2016
 
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Che fare se il commercialista non presenta la dichiarazione redditi

Il contribuente oggetto di accertamento per omessa dichiarazione dei redditi deve dimostrare di aver querelato il professionista.

 

Può succedere che il commercialista si dimentichi di presentare, per conto nostro, la dichiarazione dei redditi. Che succede in questi casi? Con chi se la prende il Fisco? Come possiamo difenderci dal sicuro accertamento che ci notificherà l’Agenzia delle Entrate? I chiarimenti giungono da una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Sicilia [1]. Ma facciamo un passo indietro.

 

 

Modalità di presentazione della dichiarazione precompilata

La dichiarazione va presentata all’Agenzia delle Entrate esclusivamente in via telematica, direttamente oppure tramite il proprio datore di lavoro, il CAF o un professionista abilitato (generalmente quello a cui è stata data la delega). Anche chi ha effettuato l’accesso diretto può decidere di avvalersi di un intermediario.

 

Tramite datore di lavoro

Occorre consegnargli:

 

delega per l’accesso alla dichiarazione;

 

– busta chiusa e siglata sui lembi di chiusura contenente il mod. 730-1 per la scelta della destinazione dell’8, del 5 e del 2 per mille. Il modello va inserito nella busta anche se non è stata effettuata alcuna scelta;

 

– dati relativi agli oneri detraibili e deducibili (es. spese mediche) che non sono stati inseriti in dichiarazione.

 

Invece, non devono essere consegnati i certificati dei datori di lavoro, le attestazioni relative alle detrazioni per carichi di famiglia, le ricevute di oneri detraibili e deducibili, ecc., ma devono essere conservati per un’eventuale esibizione o trasmissione all’AF.

In caso di possesso di più redditi di lavoro dipendente e/o di pensione, l’assistenza deve essere richiesta prioritariamente al datore di lavoro che eroga il reddito più elevato.

 

Tramite CAF o professionista abilitato

Occorre consegnare loro:

 

a) delega per l’accesso alla dichiarazione;

 

b) mod. 730-1, in busta chiusa; vanno indicati i dati anagrafici del dichiarante, anche se non viene effettuata alcuna scelta, nonché i dati identificativi del datore di lavoro che opera il conguaglio. Il modello può essere sottoscritto elettronicamente, anche utilizzando la firma digitale;

 

c) fatture, attestazioni delle ritenute d’acconto, ecc., anche in copia, necessaria per verificare la conformità dei dati esposti ai fini del rilascio del cosiddetto visto di conformità.

 

 

Modalità di presentazione ordinaria della dichiarazione dei redditi

Il contribuente può presentare il mod. 730 ordinario (prelevandolo gratuitamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate – www.agenziaentrate.gov.it) quando non può o non vuole utilizzare il modello precompilato.

Le persone fisiche non obbligate alla tenuta delle scritture contabili possono ritirare gratuitamente i modelli cartacei presso gli uffici comunali.

 

La dichiarazione può essere presentata all’Agenzia delle Entrate solo tramite il proprio datore di lavoro (se ha dato la propria disponibilità), il CAF o un professionista abilitato. Non può, invece, essere presentata direttamente.

 

Tramite datore di lavoro

Occorre consegnare la dichiarazione, sottoscritta sotto la propria responsabilità, e la busta chiusa contenente il mod. 730-1 per la scelta della destinazione dell’8, del 5 e del 2 per mille. La dichiarazione non sottoscritta e non accompagnata dalla busta non è accettata dal datore.

La dichiarazione deve contenere gli elementi necessari per la determinazione dei redditi e per la liquidazione dell’IRPEF, della cedolare secca sulle locazioni e delle addizionali locali.

Inoltre, se si intendono versare minori acconti o non versarne, occorre comunicarlo, sotto la propria responsabilità, al datore, compilando l’apposito spazio del mod. 730.

 

La dichiarazione può essere consegnata materialmente oppure in via telematica. In quest’ultimo caso è necessario che il datore abbia istituito un sito internet dedicato e abbia fornito ai dipendenti un’utenza e una password personale.

All’avvenuta consegna, il datore rilascia apposita ricevuta (Mod. 730-2).

È possibile rettificare la dichiarazione.

 

Tramite CAF o professionista abilitato

La dichiarazione può essere consegnata già compilata oppure si può chiedere assistenza per la compilazione.

 

Se è già compilata, deve contenere gli elementi necessari per la determinazione dei redditi e per la liquidazione dell’IRPEF, della cedolare secca sulle locazioni e delle addizionali locali, nonché i dati identificativi del datore di lavoro che opera il conguaglio.

 

 

Che fare se il commercialista dimentica di presentare la dichiarazione dei redditi

Potrebbe capitare che il cittadino, avendo chiesto al proprio professionista di depositare, per conto proprio, ed ogni anno, la dichiarazione dei redditi, si disinteressi di verificare tale adempimento, dando per scontato che il compiuto sarà regolarmente svolto dal professionista. Ma che succede se quest’ultimo dimentica di adempiere al mandato?

 

Secondo la giurisprudenza citata in apertura di questo articolo, nonché secondo la Cassazione [2] non è punibile il contribuente se la mancata presentazione della dichiarazione dei redditi sia addebitabile esclusivamente al professionista denunciato all’autorità giudiziaria.

 

In pratica, il contribuente, per evitare le sanzioni amministrative deve:

 

– dimostrare che la dimenticanza sia esclusivamente addebitabile al professionista incaricato;

 

– dare altresì prova di aver denunciato il commercialista.

 

È la legge stessa [3] a stabilire che il contribuente non è punibile (e lo stesso vale per il sostituto e il responsabile d’imposta) quando dimostra che il pagamento del tributo non è stato eseguito “per fatto denunciato all’autorità giudiziaria e addebitabile esclusivamente a terzi”.

 

Al contrario, il contribuente è comunque responsabile per le sanzioni quando conferisce il mandato, a un soggetto non affidabile secondo criteri di ordinaria diligenza. In altri termini, è rilevante la cosiddetta colpa “in eligendo” del contribuente, che è comunque punibile se colpevole nella scelta del soggetto incaricato di effettuare il versamento.

 

Si giunge alla stessa conclusione quando vi sia stata colpa “in vigilando”, ossia quando il contribuente abbia trascurato di controllare l’effettivo assolvimento dell’obbligo tributario.

 

Quest’ultimo concetto è stato chiaramente espresso dalla Corte suprema, secondo cui “gli obblighi di presentazione della dichiarazione dei redditi non possono considerarsi assolti con l’affidamento del relativo incarico al professionista, in quanto è richiesto che il contribuente dimostri di avere posto in essere un’attività di controllo e di vigilanza sulla loro effettiva esecuzione, ai fini di escludere la responsabilità per assenza di colpa per le sanzioni eventualmente irrogate.

 

Il contribuente, al fine di escludere qualsiasi profilo di negligenza, è dunque chiamato a dimostrare di avere svolto atti diretti al controllo dell’effettivo operato del consulente: il che si verifica quando, nel concreto, vi sia stato un comportamento fraudolento del professionista che abbia mascherato l’inadempimento” [4].


[1] CTR Sicilia, sent. n. 4832/25/15 del 20.11.2015.

[2] Cass. sent. n. 2813/13 e n. 2360/12.

[3] Art. 6, co. 3, del D.lgs. 472/1997.

[4] Cass. ord. n. 12472/2010 e n. 1247/2010.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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