Conservazione dell’atto amministrativo
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17 Gen 2016
 
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Conservazione dell’atto amministrativo

Consolidazione, acquiescenza, conversione e conferma dell’atto amministrativo.

 

 

Il principio di conservazione degli atti giuridici è un principio di portata generale valido non solo in diritto civile, ma anche in diritto amministrativo.

Regola conservativa di rilievo fondamentale è il cd. raggiungimento dello scopo che consente la conservazione dell’atto illegittimo per vizi di forma, laddove venga comunque perseguito l’interesse pubblico.

Questo principio si concretizza attraverso una serie di figure giuridiche che, date certe condizioni, tendono a rendere inattacabile da ricorsi (amministrativi o giurisdizionali) un atto amministrativo che è, e resta, invalido.

 

Tali figure in particolare:

 

— o fanno venir meno i presupposti e le condizioni per esperire il ricorso (consolidazione,

acquiescenza, conferma);

 

— o ne conservano parzialmente gli effetti (conversione).

 

 

La consolidazione

È causa di conservazione oggettiva dell’atto amministrativo, che dipende dal decorso del termine perentorio entro il quale l’interessato avrebbe potuto proporre ricorso contro l’atto invalido. Trascorso tale termine, infatti, l’atto amministrativo diviene inoppugnabile e, pur restando invalido, non può essere più toccato ab externo.

 

 

L’acquiescenza

È una causa di conservazione soggettiva dell’atto amministrativo, che dipende da un comportamento con cui il soggetto privato dimostrando con manifestazioni espresse o per fatti concludenti, di esser d’accordo con l’operato della P.A., si preclude la possibilità di impugnare l’atto amministrativo.

 

 

La conversione

Consiste nel considerare un atto invalido (non solo annullabile, ma anche nullo) come appartenente ad un altro tipo di cui esso presenta i requisiti validi di forma e di sostanza.

 

Secondo la dottrina, al posto dell’atto nullo è da ritenere esistente un diverso atto, purché sussistano tutti i requisiti di esso e risulti che l’agente avrebbe voluto questo secondo atto (Sandulli, Casetta ). Essa opera ex tunc.

 

 

La conferma

È una manifestazione di volontà non innovativa con cui l’autorità ribadisce una sua precedente determinazione, eventualmente ripetendone il contenuto.

 

In siffatta categoria confluiscono in realtà due specie di atti: la conferma-provvedimento, detta anche conferma propria, quando il nuovo atto di conferma viene adottato all’esito di un nuovo iter procedimentale, e la conferma impropria, detta anche atto meramente confermativo, che si ha quando l’atto provenga dalla stessa autorità, realizzi la conferma della motivazione e del dispositivo precedenti ma difetti di una nuova istruttoria.

 

 

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Autore immagine: 123rf com

 


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