Banche: restituzione degli interessi anatocistici senza fare causa
Lo sai che?
18 Gen 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Banche: restituzione degli interessi anatocistici senza fare causa

ABF e Anatocismo: anche per l’Arbitro bancario il divieto di anatocismo è scattato a partire dal 1° gennaio 2014.

 

Si potrebbe definire un vero e proprio colpo di scena la recente decisione dell’Abf, l’arbitro per le controversie tra consumatori e banche, con cui è stato ritenuto illegale, già a partire dal 1° gennaio 2014, l’anatocismo, la pratica cioè delle banche di calcolare gli interessi di mora dovuti dai clienti non solo sul capitale non restituito, ma anche sugli interessi già scaduti, in tal modo facendone lievitare gli importi. Un colpo di scena perché tale tesi era stata sino ad oggi sposata solo da alcuni Tribunali (primo tra tutti, Milano). Con la conseguenza che se il correntista avesse voluto ottenere la restituzione degli importi maggiorati, da lui corrisposti a titolo di interessi sugli interessi, avrebbe dovuto sostenere un regolare, costoso e lungo giudizio. Invece, con l’apertura anche dell’Abf a tale orientamento, il consumatore potrà evitare il bagno di sangue della causa e affrontare invece un procedimento sostanzialmente gratuito e immediato.

 

Ricordiamo che, con la legge di Stabilità 2014, è stato modificato il Testo Unico Bancario: la nuova disciplina ha stabilito il divieto assoluto di anatocismo bancario. Tuttavia, la norma – a detta di alcuni – sarebbe incompleta, necessitando del provvedimento attuativo del CICR (Comitato Interministeriale Credito e Risparmio), delibera peraltro in via di ultimazione.

Questa situazione di incertezza aveva fatto sì che alcuni giudici si schierassero per l’immediata efficacia del divieto e altri, invece, per la tesi opposta. Tant’è che proprio prima di Natale, il Tribunale di Bologna aveva optato per l’interpretazione favorevole alle banche, affermando che “stante l’ambiguità della riformulazione legislativa” è comunque corretto il comportamento dell’istituto bancario che ha conservato la previsione di clausole anatocistiche nei propri moduli contrattuali e fogli informativi, in quanto il divieto non è immediatamente operativo ma aspetta il varo delle norme attuative.

Come al solito in Italia: città che vai, Tribunale che trovi.

 

Ora, però, la situazione potrebbe mutare definitivamente per via della posizione ufficiale assunta dall’Arbitro Bancario Finanziario (ABF), organo di certo non dotato della equidistanza e terzietà che, invece, di norma compete alla magistratura. E così, il consumatore potrebbe preferire il ricorso all’arbitrato piuttosto che alla normale sentenza di un tribunale, rinunciando forse a qualcosa in termini di garanzie, ma nello stesso con maggiore sicurezza in ordine ai tempi, ai costi e, oggi, anche agli esiti della decisione.

 

Nella decisione in commento l’Abf precisa che l’abrogazione della riserva di anatocismo si è definitivamente determinata a partire dal 1° gennaio 2014, senza bisogno di interventi del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (Cicr) e della vigilanza. E questo perché se la produzione di “interessi su interessi” non è più consentita dalla legge viene meno per ciò stesso la giustificazione del decreto destinato ad attuarla. Pertanto l’intervento del Cicr, di cui parla la norma nuova, ha solo la funzione di risolvere un semplice “problema tecnico contabile”, che deve “nel frattempo essere superato dalla prassi contabile” delle stesse imprese bancarie.

 


La sentenza

ABF – COLLEGIO DI ROMA

Decisione N. 7819 del 21 novembre 2014

 

Presidente

Membro designato dalla Banca d’Italia

Membro designato dalla Banca d’Italia

Membro designato da Associazione rappresentativa degli intermediari

Membro designato da Associazione rappresentativa dei clienti

Relatore MARINARO MARCO
Nella seduta del 26/09/2014

Fatto

Il ricorrente stipulava il 31.08.2008 un contratto di finanziamento contro delegazione di pagamento con intermediario poi confluito nella banca resistente.

Il ricorrente corrispondeva la somma di euro 501,66 a titolo di commissione bancaria, euro 1.180,00 a titolo di commissione a favore della mandataria, euro 457,71 quali premi assicurativi, oltre a euro 35,03 per oneri erariali ed euro 270,00 per spese fisse.

Il prestito veniva estinto anticipatamente rispetto alla scadenza del contratto, il 31.10.2009.

Con reclamo del 26.10.2013 la ricorrente inviava reclamo alla resistente, lamentando il mancato rimborso degli oneri e dei costi (compresi quelli assicurativi) recurring, da ripetere secondo legge e disposizioni delle autorità di vigilanza. Sottolinea, infatti, il ricorrente che, dal

Mostra tutto

[1] Abf Collegio di Roma, decisione n. 7854/2015.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti
1 Mag 2016 antonio rossi

ho pagato al banco di napoli tra interessi e punta di massimo scoperto una cifra di oltre 300.000,00 euro il conto e’ stato chiuso ne l 2010 ed aperto nel 1970 sipuo’fare qualcosa?la maggior parte degli interessi riguardano dal 1990 al 2000.grazie