Avvocato: no Irap se paga praticanti e collaboratori di rado
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18 Gen 2016
 
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Avvocato: no Irap se paga praticanti e collaboratori di rado

Non versa l’Irap l’avvocato che abbia speso cifre esigue per personale dipendente nonché per le collaborazioni di terzi.

 

Non deve temere di divenire soggetto all’Irap l’avvocato che “formalizzi” il pagamento dei propri collaboratori o praticanti quando tali prestazioni abbiano carattere sporadico e si tratti di cifre esigue: la corresponsione di fatture o note occasionali per somme di modesto importo, infatti, non fa scattare quella “autonoma organizzazione imprenditoriale” che è presupposto di imposta per il professionista. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Secondo la Corte, la sporadicità ed esiguità delle spese sostenute per lavoro dipendente e per collaborazioni di terzi, nonché l’esiguità degli ammortamenti del beni strumentali, non possono consentire di ritenere che l’avvocato abbia esercitato la propria attività professionale con “organizzazione di capitali o lavoro altrui.

 

Nella vicenda di specie, il legale si era avvalso di un dipendente e della collaborazione continuativa di terzi nelle altre annualità; al primo, in un intero anno, era stata erogata una somma di circa 1.700 euro.

 

La Suprema corte ricorda che soggetto passivo dell’imposta è “chi si avvalga, nell’esercizio dell’attività di lavoro autonomo, di una struttura organizzata in un complesso di fattori che per numero, importanza e valore economico siano suscettibili di creare un valore aggiunto rispetto alla mera attività intellettuale supportata dagli strumenti indispensabili e di corredo al suo know-how”. Per cui, prosegue la sentenza, “può essere escluso il presupposto di imposta quando il risultato economico trovi ragione esclusivamente nella autorganizzazione del professionista o, comunque, quando l’organizzazione abbia incidenza marginale e non richieda necessità di coordinamento”.

 

In questo senso, prosegue la sentenza, la spesa di 1.700 euro, sostenuta per un dipendente nel 2003, rende di per sé evidente che si tratta di una prestazione assai limitata nel tempo, tale da far escludere che una simile collaborazione possa aver rappresentato un contributo minimamente rilevante e significativo nell’organizzazione dell’attività dl lavoro autonomo del professionista.

 

La sentenza conclude con un riferimento agli ammortamenti per beni strumentali effettuati dall’avvocato. Si tratta – specifica la Cassazione – di un dato comunque non decisivo ed eccentrico rispetto al fondamento normativo dell’imposizione. Per cui anche una spesa consistente riferita all’acquisto di beni o servizi indispensabili per l’esercizio della professione può rilevarsi inidonea a significare l’esistenza del presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione, tutte le volte in cui il capitale a tal fine investito non valga a rappresentare fattore aggiuntivo o moltiplicativo del valore rappresentato dalla mera attività intellettuale del professionista ma risulti ad essa asservito al fine dell’acquisto di attrezzatura connaturata e indispensabile all’esercizio dell’attività.

 

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. V Civile, sentenza 26 novembre 2015 – 15 gennaio 2016, n. 573
Presidente Di Amato – Relatore Iannello

Svolgimento del processo

1. Con sentenza n. 9/4/2009, depositata il 23/3/2009, la Commissione tributaria regionale della Puglia, rigettando l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate, ha confermato la sentenza di primo grado che aveva riconosciuto a L.M., avvocato, il diritto al rimborso dell’IRAP versata per gli anni 2000-2003.
In motivazione la C.T.R. ha rilevato che:
«il contribuente è avvocato che svolge una attività autonoma e, dai dati indicati nei Modelli Unico, relativi agli anni dal 2000 ai 2004, e non contestati dall’Ufficio, si ricava che l’appellato: a) ha sostenuto costi per personale dipendente solo nell’anno 2003 e per un ammontare complessivo di € 1.728,00; b) non ha sostenuto costi per collaborazioni di terzi nell’anno 2000, ha sostenuto costi per collaborazioni di terzi nel 2001 per complessive £ 2.885.000, nel 2002 per complessivi € 976,00 e nel 2003 per complessivi € 2.549,00; c) per il periodo 2000 ha dichiarato ammortamenti * per £. 7.062.000; per il periodo 2001 ha dichiarato ammortamenti per £. 10.069.000; per il periodo 2002 ha dichiarato ammortamenti per € 8.136,00 e per l’anno

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 [1] Cass. sent. n. 573/16 del 15.01.2016.

 


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