Niente casa e mantenimento a chi si sposa senza amore
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18 Gen 2016
 
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Redazione
 


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Niente casa e mantenimento a chi si sposa senza amore

Matrimonio per interesse economico: negato l’assegno di mantenimento e la casa coniugale.

 

In Italia ci si può separare senza colpa e senza conseguenze penalizzanti solo dichiarando di non essere più innamorati; ma le cose vanno diversamente se, nel corso del processo, dovesse invece risultare che già prima del matrimonio non c’era alcun vero legame sentimentale e il sì sull’altare è stato detto solo per interesse economico. In casi del genere, infatti, la nostra legge prevede il cosiddetto “addebito” ossia la dichiarazione di responsabilità per la crisi dell’unione. E chi riceve l’addebito paga la propria colpa perdendo sia la possibilità di chiedere il mantenimento, sia la casa coniugale, sia i diritti di successione sull’altro coniuge.

 

È quanto chiarito dal Tribunale di Roma [1] che, con una recente sentenza, ha addebitato a una donna il fallimento del matrimonio per non aver mai vissuto col proprio marito, approfittando delle difficoltà psicologiche di questi e intrattenendo un’altra relazione.

 

Dunque, la separazione va addebitata al coniuge convolato a nozze solo per interesse economico. Un chiaro indice di tale comportamento è il non prestare assistenza materiale e morale all’altro, dovere che, invece, scatta automaticamente con il matrimonio ai sensi di quanto previsto dal codice civile. Il marito e la moglie si devono prendere cura l’uno dell’altro sia a livello materiale che morale, con l’assistenza e il conforto. È su tale solidarietà, del resto, che si fonda il matrimonio ed il suo venir meno è causa di imputazione dell’addebito.

 

Nel corso del processo, peraltro, tutti i testi escussi dal giudice avevano confermato che la moglie non aveva mai coabitato col marito, e lei non era riuscita a fornire una valida giustificazione di ciò. Pertanto la casa definita coniugale, che la donna aveva chiesto le venisse assegnata, non poteva neppure essere qualificata come dimora familiare e, quindi, è rimasta al marito.

 

Se vogliamo possiamo anche affermare che non è stata neppure troppo scaltra la signora. Se infatti da quelle nozze fossero nati dei figli il discorso sarebbe stato diverso in virtù del consolidato orientamento della Cassazione per cui: “In materia di separazione e divorzio l’assegnazione della casa coniugale postula che i soggetti, alla cui tutela è preordinata, siano figli di entrambi i coniugi, a prescindere dal titolo di proprietà dell’abitazione”. Non essendoci figli, non essendo stata vissuta la casa da entrambi i coniugi, ed essendo stato contratto matrimonio solo per interesse, essa resta al marito. La separazione, visti i fatti va addebitata alla donna che, quindi, non ha diritto neppure al mantenimento.

 

 


[1] Trib. Roma, sent. n. 17286/15.

 


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