Precedenza nella scelta della sede di lavoro a chi ha la 104
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18 Gen 2016
 
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Redazione
 


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Precedenza nella scelta della sede di lavoro a chi ha la 104

Chi assiste un familiare affetto da handicap ha diritto di precedenza nella scelta della sede di lavoro nella scuola pubblica.

 

Il diritto a scegliere la sede di lavoro attribuito dall’ormai famoso e inflazionato art. 33 della Legge n. 104 del1992, in favore dei familiari di soggetti con handicap, non spetta sempre e in assoluto, ma solo ove sia “possibile” senza pregiudicare il buon andamento dell’amministrazione sancito dalla Costituzione [1]: tale principio, sottolineato l’altro ieri dalla Cassazione [2], porta con sé una fondamentale conseguenza: l’obbligo del bilanciamento tra gli interessi pubblici (rappresentati dalla P.A.) e quelli del lavoratore. Il che, in pratica, significa che il dipendente non può pretendere la precedenza nella scelta del luogo di lavoro se tale volontà lede in misura consistente le esigenze economiche ed organizzative del datore di lavoro, poiché in tali casi, soprattutto per quanto attiene ai rapporti di lavoro pubblico, potrebbe determinarsi un danno per la collettività.

 

La vicenda

 

Un docente di ruolo aveva chiesto il trasferimento ai sensi dell’art. 33, comma 5, Legge n. 104/1992 per assistere la madre invalida; la richiesta però veniva rigettata in tutti i gradi di giudizio.

 

 

Tre giorni di permesso retribuito

Prima di decidere il merito della questione, la Cassazione ricorda i capisaldi della Legge n. 104/1992. Tale normativa attribuisce al lavoratore che assiste una persona affetta da handicap in situazione di gravità (coniuge, parente o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge dell’assistito abbiano compiuto i sessantacinque anni di età o siano deceduti o mancanti) il diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione configurativa, anche in maniera continuativa, a condizione che la persona handicappata non sia ricoverata a tempo pieno.

 

 

Diritti della Legge 104 ad un solo lavoratore

I diritti previsti dalla Legge 104/1992 non possono essere riconosciuti a più di un lavoratore per l’assistenza alla stessa persona. Così, per esempio, se il genitore ha due figli, i permessi retribuiti e tutti gli altri benefici della legge potranno essere attribuiti a uno solo dei due.

 

 

Il diritto di scelta della sede di lavoro ai sensi della legge 104/1992

In aggiunta, il comma 5 del predetto art. 33 attribuisce al lavoratore il diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio del parente con l’handicap (prima della modifica del 2010, il riferimento era alla sede più vicina al domicilio del dipendente).

 

Secondo la Corte tale diritto alla mobilità non spetta solo nel caso in cui la situazione di handicap del soggetto assistito sia esistente al momento dell’instaurazione del rapporto di lavoro. Pertanto il diritto al trasferimento sarebbe configurabile non solo per coloro che già prestavano assistenza alla persona handicappata prima dell’assunzione, ma anche per quelli che hanno iniziato a prestarla nel corso del rapporto.

 

 

Il diritto alla mobilità ai sensi della legge 104/1992 non spetta sempre

La richiesta di mobilità del dipendente non è un diritto assoluto e privo di condizioni, ma può essere negato quando è incompatibile con le esigenze economiche e organizzative del datore di lavoro.

 

In particolare, risulta fondamentale la lettura del contratto collettivo di lavoro della categoria cui appartiene il richiedente, per verificare se esso dispone punteggi e graduatorie nel diritto di precedenza.

Secondo la Suprema Corte, tale meccanismo si pone in sintonia con l’interpretazione dell’art. 33, Legge n. 104/1992 e predispone una regolazione del diritto di precedenza, assegnando a ciascuna situazione, in relazione alla sua gravità ed alle connesse esigenze di assistenza, una giusta considerazione ai fini del trasferimento.

 

 

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 7 ottobre 2015 – 15 gennaio 2016, n. 585
Presidente Nobile – Relatore Mammone

Svolgimento del processo

  • Con ricorso al giudice del lavoro di Salerno, il prof. G.A. , premesso di essere docente di ruolo presso il Conservatorio musicale (omissis) , esponeva che sua madre P.S.A. , era stata riconosciuta persona affetta da handicap con necessità di intervento assistenziale permanente, continuativo e globale. In ragione di tale situazione familiare il G. , ai sensi dell’art. 33, c. 5, della l. 5.02.92 n. 104, aveva chiesto all’Amministrazione il trasferimento presso il Conservatorio (omissis) , onde poter assistere la madre, che in tale città era residente.
    2. Rigettata la richiesta, il G. proponeva ricorso per provvedimento di urgenza al giudice del lavoro di Salerno perché disponesse il richiesto trasferimento. Rigettato il ricorso ed il successivo reclamo, il G. riassumeva la causa dinanzi allo stesso giudice chiedendo il diritto di precedenza assoluta per il trasferimento a Napoli.
    3. Notificato il ricorso anche ai due docenti posti in posizione potiore che erano stati destinati ai posti liberi, rigettata la domanda e proposto appello dal docente, la Corte d’appello di Salerno con sentenza del 22.06.11
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    [1] Art. 97 Cost.

    [2] Cass. sent. n. 585/16 del 15.01.2016.

     


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