Ricorso contro Equitalia: si chiama in causa l’ente creditore?
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18 Gen 2016
 
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Maria Monteleone
 


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Ricorso contro Equitalia: si chiama in causa l’ente creditore?

In caso di ricorso tributario avverso la cartella esattoriale o altro atto della riscossione, il legittimato passivo è solo Equitalia o anche l’ente creditore? Cosa succede se il contribuente chiama in giudizio soltanto Equitalia? La risposta delle Sezioni Unite della Cassazione e i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate.

 

Il contribuente che vuole impugnare la cartella dinanzi alla Commissione Tributaria, per vizi propri o degli atti presupposti, può agire indifferentemente contro Equitalia o l’ente titolare del tributo (Comune, Agenzia delle Entrate, Regione ecc.).

 

Ente creditore ed Equitalia non per forza, infatti, sono litisconsorti necessari ed è perfettamente valido il ricorso notificato unicamente alla seconda. Qualora quest’ultima ritenga che i vizi dedotti in giudizio dal contribuente siano tali da coinvolgere anche l’ente creditore, sarà suo onere integrare il contraddittorio chiamandolo in giudizio.

 

È questo l’orientamento promosso dalle Sezioni Unite della Cassazione [1] con riguardo ai ricorsi tributari.

 

Si segnala a tal proposito un recente pronuncia della Commissione Tributaria Provinciale di Taranto [2] che, nel richiamare importanti pronunce di legittimità [3], afferma: “l’azione del contribuente, diretta a fare valere la nullità dell’atto impugnato, può essere svolta indifferentemente nei confronti dell’ente creditore o del concessionario della riscossione (dovendosi escludere nella specie un litisconsorzio necessario tra i due), essendo rimessa al concessionario, ove unico a essere stato evocato in giudizio, la facoltà di chiamata nei riguardi dell’ente creditore, pena la soccombenza in caso di esito favorevole per il ricorrente della lite”.

 

Difatti, la legge [4] prevede che, il concessionario, nelle liti promosse contro di lui che non riguardano esclusivamente la regolarità o la validità degli atti esecutivi, deve chiamare in causa l’ente creditore interessato; in mancanza, risponde delle conseguenze della lite.

 

Di conseguenza, qualora il contribuente individui nel concessionario della riscossione o nell’ente creditore il legittimato passivo nei cui confronti dirigere la propria impugnazione, la domanda resta ammissibile, “ma può comportare la chiamata in causa dell’ente creditore nell’ipotesi di azione svolta avverso il concessionario, onere che, tuttavia, grava su quest’ultimo, senza che il giudice adito debba ordinare l’integrazione del contraddittorio” [5].

 

Alla luce di tale orientamento, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito con un’apposita circolare [6], le regole relative alla legittimazione passiva nel contenzioso tributario, fornendo così istruzioni utili per tutti gli operatori coinvolti:

 

a) quando è chiamata in causa soltanto l’Agenzia delle entrate (così come altro ente titolare del tributo) per questioni concernenti esclusivamente la regolarità e la validità degli atti dell’agente della riscossione, l’ufficio eccepisce in via preliminare il difetto di legittimazione passiva, in quanto trattasi di vizi imputabili all’attività di riscossione e, successivamente, chiama in causa lo stesso agente della riscossione. Al riguardo si ricorda che la Corte di cassazione ha affermato che la chiamata di terzi nel processo tributario può essere effettuata dal resistente con l’atto di costituzione in giudizio, a pena di decadenza, entro il termine di sessanta giorni dalla notifica del ricorso;

 

b) quando è chiamato in causa esclusivamente l’agente della riscossione, rilevando l’esistenza di vizi riferibili alla pretesa tributaria, è onere di questi chiamare in causa l’ufficio creditore competente, al fine di evitare gli effetti pregiudizievoli di una condanna;

 

c) quando sono chiamati in causa sia l’Agenzia delle entrate che l’agente della riscossione, per vizi imputabili solo a quest’ultimo, l’ufficio può limitarsi ad eccepire il proprio difetto di legittimazione passiva;

 

d) quando il contribuente fa valere sia vizi ascrivibili all’agente della riscossione sia questioni relative all’esercizio del potere impositivo dell’Amministrazione, l’ufficio legittimato passivo predispone adeguate controdeduzioni con riferimento agli atti di propria competenza.

 

 

In sintesi, dunque, i legittimati passivi del ricorso contro la cartella o altro atto di Equitalia, saranno l’Agente della Riscossione e/o l’ente creditore, in base al tipo di vizi denunciati dal contribuente. Se il vizio riguarda l’attività di riscossione, legittimato passivo è Equitalia; è invece l’ente creditore, se il vizio riguarda il tributo in sé.

 

In ogni caso, qualora le eccezioni sollevate riguardino a monte il credito tributario e non la fase di riscossione, il ricorrente non è penalizzato se non chiama in giudizio anche l’ente creditore. Ricade infatti su Equitalia l’onere di integrare il contraddittorio nei confronti dell’ente.

 

 

 


[1] Cass. Sez. Unite, sent. n. 16412/2007.

[2] CTP Taranto, sent. n. 3088/02/15.

[3] Cass. sentt n. 22939/2007, n. 1532/2010, n. 13331/2013, n. 12746/2014, ord. n. 97/2015.

[4] Art. 39 D.Lgs. n. 112/1999.

[5] Cass. Sez. Unite, sent. n. 16412/2007.

[6] Agenzia delle Entrate circolare n. 51/E del 2008.

 


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