Il vicino di casa può chiedere alla Pa di demolire l’opera abusiva
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19 Gen 2016
 
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Il vicino di casa può chiedere alla Pa di demolire l’opera abusiva

Abuso edilizio e ordine di demolizione: in caso di inerzia della pubblica amministrazione il vicino ha il diritto di intervenire.

 

Che succede se il vicino commette un abuso edilizio e l’amministrazione, dopo avergli intimato la demolizione dell’opera, di fatto non svolge alcun controllo per verificare l’effettivo adempimento della condanna? In tali casi, benché (a differenza del reato di abuso edilizio) l’ordine di demolizione non si prescrive mai, i vicini di casa saranno costretti a vivere con un manufatto illecito che potrebbe danneggiare la loro proprietà o il diritto di panorama, di privacy, ecc. Una situazione di stallo, atteso che non potrebbe comunque essere il vicino a demolire ciò che l’autore dell’opera non vuole fare. E se le autorità rimangono inerti, la situazione è suscettibile di rimanere immutata per anni. Con buona pace di chi è rispettoso della legge.

 

La soluzione arriva da una recente sentenza del Tar Lazio [1]: in tali casi, il cittadino leso dall’altrui manufatto abusivo, già interessato da un ordine di demolizione, ha il sacrosanto diritto di diffidare la pubblica amministrazione a completare il procedimento e a procedere alla materiale demolizione dell’opera abusiva. La P.A., dal canto suo, non può ignorare la richiesta del vicino di casa leso dalla costruzione irregolare, dovendo quantomeno rispondere all’istanza presentata in merito alla non ancora compiuta demolizione.

 

Quanto alla posizione del vicino di casa, proprietario dell’area vicina a quella oggetto dell’abuso edilizio, egli è, in quanto tale, sempre titolare di un interesse qualificato al “mantenimento delle caratteristiche urbanistiche della zona”; ha quindi diritto ad essere reso edotto delle ragioni del mancato esercizio della demolizione da parte delle autorità

 

La pubblica amministrazione ha quindi l’obbligo di provvedere espressamente alla demolizione delle opere abusive, in rispetto del principio costituzionale di buona amministrazione e correttezza.

 

In sostanza – riassumono i giudici – se un opera abusiva non viene demolita, il vicino di casa, “sulla cui sfera giuridica incide il mancato esercizio dei poteri ripristinatori e repressivi” dell’ente pubblico, ben può pretendere un provvedimento che spieghi le ragioni di tale mancato esercizio.


In pratica

 

 

La sentenza

Tar Lazio – Roma – Sezione I Quater – Sentenza 12 novembre 2015 n. 12853

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Prima Quater)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 6974 del 2015, proposto da:

Ma. Fa., rappresentato e difeso dall’avv. Federica Percoco, con domicilio eletto presso Federica Percoco in Roma, V. del Forte Tiburtino,160 Ed.14 Sc;

contro

Roma Capitale, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Andrea Magnanelli, domiciliata in Roma, Via Tempio di Giove, 21;

nei confronti di

An. Ma., Ca. Ma., rappresentati e difesi dall’avv. Francesco Marascio, con domicilio eletto presso Francesco Marascio in Roma, Via G.B. Martini, 2; Giorgia Bergogni;

per l’accertamento

della illegittimità dell’inerzia della pa nella conclusione del procedimento attivato con determinazione dirigenziale n.310 del 16.2.09 di rimozione o demolizione opere abusive nonché con determinazione dirigenziale n. 1436 del 27.8.2013.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di

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[1] Tar Lazio sent. n. 12853 del 12.11.2015.

 


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