Come si interpreta un contratto con una assicurazione
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19 Gen 2016
 
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Redazione
 


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Come si interpreta un contratto con una assicurazione

In una polizza assicurativa la clausola ambigua si interpreta in senso contrario alla compagnia.

 

Stop ai contratti incomprensibili e con clausole ambigue: tutte le volte, infatti, in cui la controparte è un’assicurazione, nell’incertezza del senso della frase e del suo contenuto, l’interpretazione deve essere quella favorevole al consumatore. È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

 

Siamo sempre più abituati a contratti assicurativi più simili a veri e propri opuscoli che non a scritture private. La loro comprensione non è sempre di facile portata per via di un uso tecnico della terminologia, di definizioni non univoche, di calcoli complessi per i risarcimenti. Il dubbio, a volte, assale non solo il consumatore, ma anche lo stesso giudice. Sicché, in tal caso, tra due o più sensi differenti, alla frase ambigua va dato il significato maggiormente favorevole al consumatore.

 

La sentenza in commento ricorda il dovere, per le assicurazioni, di redigere i propri contratti in maniera chiara e comprensibile per il cliente. Se però il giudice si trova alle prese con problemi di interpretazione di clausole con una pluralità di significati, allora deve fare ricorso ai criteri ordinari stabiliti dal codice civile e, in primo luogo, quello della interpretazione a sfavore di colui che ha predisposto la scrittura privata.

 

 

Come deve avvenire l’interpretazione del contratto

Il codice civile fissa delle regole che l’interprete deve adottare per giungere alla comprensione del contratto in presenza di clausole dal significato ambiguo.

Secondo l’opinione comunemente seguita, i canoni fissati dalla legge per l’interpretazione del contratto si prestano ad essere distinti, per loro natura, in soggettivi ed oggettivi. I primi sono diretti alla ricerca del reale e concreto intento delle parti; i secondi sono diretti a rintracciare il significato oggettivo di ciò che le parti hanno voluto.

I due gruppi di regole, secondo l’opinione prevalente, sono ordinati secondo un criterio gerarchico: l’interprete è infatti tenuto ad attribuire valore fondamentale e prioritario ai canoni soggettivi e, solo laddove quest’ultimi non conducano a ricostruire il significato del contratto, può ricorrere a quelli oggettivi.

 

 

REGOLE DI INTERPRETAZIONE SOGGETTIVA

La norma primaria in tema di interpretazione del contratto è quella che impone all’interprete di indagare quale sia stata la comune intenzione delle parti ammonendo al contempo di non limitarsi al senso letterale delle parole. L’interprete è pertanto tenuto a far riferimento all’elemento logico per comprendere lo spirito del contratto, ovvero il senso di quest’ultimo alla luce delle finalità realmente perseguite dalle parti.

Tale regola di interpretazione consente, laddove opportuno, di svalutare o quanto meno ridimensionare la portata del criterio di interpretazione letterale, a fronte di una piena valorizzazione della intenzione effettiva delle parti, come desumibile, dall’intero contesto del documento negoziale.

 

 

INTERPRETAZIONE COMPLESSIVA O SISTEMATICA

Ai fini di una puntuale ricostruzione del testo contrattuale, le clausole che lo compongono si devono interpretare le une per mezzo delle altre, attribuendo a ciascuna il senso che risulta dal complesso dell’atto. Si tratta dell’interpretazione complessiva o sistematica. Pertanto il richiamo del legislatore al “senso letterale delle parole” deve intendersi riferito all’intera formulazione letterale del contratto, in ogni sua clausola.

L’interpretazione delle singole clausole deve essere accompagnata dal coordinamento e dalla loro esegesi unitaria al fine di determinare il senso complessivo del negozio.

 

 

ESPRESSIONI GENERALI ED ESEMPLIFICATIVE

Qualora il contratto contempli espressioni generali, la legge presume che l’effettiva portata del negozio, benché possa apparire più ampia in forza delle espressioni medesime, sia circoscritta agli oggetti sui quali le parti si sono proposte di contrattare. Diversamente, le espressioni esemplificative richiamate nel testo contrattuale si intendono riferite anche ai casi non espressamente e specificamente contemplati a condizione che essi siano ragionevolmente assimilabili e possano pertanto essere ricondotti nell’alveo applicativo di quello stesso patto.

 

 

REGOLE DI INTERPRETAZIONE OGGETTIVA

Nel dubbio, il contratto o le singole clausole devono interpretarsi nel senso in cui possono avere qualche effetto, anziché in quello secondo cui non ne avrebbero alcuno.

 

Altri criteri interpretativi, di carattere sussidiario, sono stabiliti dal codice. Innanzitutto l’interprete è tenuto a fare riferimento alla pratica in uso nel luogo in cui si è formato il contratto che – se una delle parti è un imprenditore – coincide con la sede dell’impresa.

Tra i diversi significati possibili, si deve accreditare quello più coerente con la natura e l’oggetto del contratto.

 

Le clausole inserite nelle condizioni generali di contratto o in moduli o formulari predisposti da uno dei contraenti e sottoposti all’adesione dell’altro si interpretano, nel dubbio, a favore di quest’ultimo e, quindi, contro il contraente autore unilaterale della clausola

 

Infine, è dettata dal legislatore una regola residuale, ispirata al principio dell’equità, la cui applicazione risulta subordinata, oltre che all’oscurità del contratto, anche all’accertata impossibilità di identificarne il significato ricorrendo agli altri criteri legali. In forza di tale regola, si prevede che, se il contratto rimane ancora oscuro, nonostante l’applicazione delle regole esposte, esso deve essere inteso nel senso meno gravoso per l’obbligato, se è a titolo gratuito, e nel senso che realizzi l’equo contemperamento degli interessi delle parti, se è a titolo oneroso.

 

Qualora il contratto si riveli assolutamente inintelligibile anche all’esito del ricorso a tali regole finali di interpretazione, non resta che prendere atto della sua nullità.

 

 

INTERPRETAZIONE SECONDO BUONA FEDE

Il codice, infine, prescrive di interpretare il contratto secondo buona fede.


[1] Cass. sent. n. 668/16 del 18.01.2016.

 


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