Scompare l’ingiuria: impossibile punire le offese
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19 Gen 2016
 
L'autore
Angelo Greco
 


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Scompare l’ingiuria: impossibile punire le offese

Depenalizzazioni: insieme al reato è cancellato anche l’illecito e il risarcimento del danno; impossibile procurarsi la prova delle offese ricevute.

 

Non è solo una semplice depenalizzazione quella che, venerdì scorso, ha sancito il Governo nei confronti dell’ingiuria, ma una vera e propria estinzione dell’illecito che, di fatto, diviene ora impossibile da punire tanto in sede penale quanto civile. E ciò per una ragione processuale, probabilmente sfuggita al legislatore che ha così lasciato un vero e proprio vuoto, una lacuna difficile da colmare. Per quanto si dirà a breve, da oggi chiunque potrà offendere impunemente un’altra persona, rivolgendosi a questa con le peggiori imprecazioni, senza temere un procedimento penale e – qui il punto – neanche una condanna, in via civile, al risarcimento del danno.

 

Per comprendere ciò che, evidentemente, il Governo ha sottovalutato sono necessarie alcune precisazioni di carattere, per così dire, giuridico.

 

Innanzitutto cos’è l’ingiuria: è l’offesa proferita da un soggetto, alla presenza della vittima cui l’offesa stessa è rivolta, e in assenza di altre persone (l’assenza della vittima e la presenza di terzi farebbe altrimenti scattare il diverso reato di diffamazione).

 

Come si prova l’ingiuria? Siamo in presenza di uno di quei tanti reati che si consumano normalmente “a due”, cioè alla sola presenza del reo e della vittima. Si pensi anche al reato di estorsione o di violenza sessuale: in questi casi è verosimile che il criminale si accerti, prima di commettere il delitto, che non vi siano altre persone nei paraggi ad assistere alla scena.

Così, per consentire la punizione di tali illeciti, che altrimenti non avrebbero “voci” a confermare il fatto, la giurisprudenza ha ritenuto ammissibile, nel solo processo penale, anche la testimonianza della vittima, senza necessità di elementi di riscontro.

 

In questo modo si è, sino ad oggi, punito il vicino di casa di Tizio, che, incontrandolo da solo per le scale, gli si è rivolto con una serie di parolacce; la frase di Caio rivolta a Sempronio alla cornetta del telefono. Le sole dichiarazioni di Tizio o di Sempronio sono state considerate sufficienti per una condanna che, altrimenti, in assenza di ulteriori prove, non avrebbe mai potuto essere emessa.

 

Ma non funziona così nel processo civile, dove invece la testimonianza dell’attore – colui, cioè, che inizia la causa per la tutela del proprio diritto – non è mai ammessa, anche qualora sia l’unico elemento a dimostrazione della lesione.

 

Ebbene, con il recente decreto legislativo sulla depenalizzazione, l’ingiuria, non essendo più reato, esce definitivamente dal processo penale. Per cui, il soggetto offeso dovrà difendersi unicamente affrontando una causa civile, rivolta ad ottenere l’indennizzo e la multa (quest’ultima a favore dello Stato). Ma con quali prove si potrà ora dimostrare di aver subito l’offesa? Di certo non più con le proprie dichiarazioni, come invece è avvenuto sino a ieri nell’ambito del giudizio penale.

 

Ecco allora che l’ingiuria, quando consumata “a due” – senza cioè la presenza di altre persone nelle vicinanze, in grado di testimoniare in un eventuale processo – non sarà più punibile.

 

L’unica fattispecie di ingiuria punibile nel processo civile sarà l’ingiuria aggravata [1] ossia quella commessa “in presenza di più persone”. Per gli altri casi, l’offeso dovrà rinunciare a difendere i propri diritti salvo si procuri una registrazione delle conversazioni. Registrazioni che, tuttavia, non sempre sono possibili: non solo perché non è possibile prevedere ciò che verrà detto nel corso di una conversazione, ma anche perché esistono dei luoghi ove è vietato utilizzare il registratore senza il consenso del soggetto “intercettato” (per esempio, la casa e gli altri luoghi di sua privata dimora).

 

Dunque, con l’ultimo intervento, il legislatore ha cancellato non solo il reato, ma – di fatto – anche l’illecito e, quindi, il conseguente risarcimento del danno che sarà impossibile ottenere. Il risultato è che, se non interverrà una nuova correzione di marcia da parte del parlamento, vivremo in una società più simile al far west, dove chiunque sarà libero di usare, nei confronti delle altre persone, qualsiasi tipo di offesa.

 

Addirittura l’ingiuria potrà essere utilizzata al semplice scopo di “provocare” l’altrui risposta e costringere l’offeso a reagire fisicamente, per esempio con un pugno sul volto, comportamento quest’ultimo che invece resta punibile. Sarà facile, allora, passare dalla parte della ragione a quella del torto. Con buona pace di chi scrive le leggi, ma non frequenta le aule di tribunali.


[1] Art. 594 co. 4 cod. pen.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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