Offrire 100 € al poliziotto non è corruzione
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19 Gen 2016
 
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Redazione
 


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Offrire 100 € al poliziotto non è corruzione

Per evitare la multa stradale, un’offerta di un compenso di 100 euro fatto all’agente di turno: ma l’offerta è troppo bassa per creare turbamento all’agente.

 

Non commette corruzione chi offre solo 100 euro al poliziotto per evitare la multa: se corruzione deve essere, è necessario che l’offerta sia consistente e non irrisoria. Un biglietto da “cento” non può determinare agitazione e confusione nel pubblico ufficiale tanto da costituire, per questi, una seria tentazione. È questa la convinzione dei giudici della Cassazione [1].

 

Il denaro ha un valore relativo in funzione delle capacità di reddito del soggetto? Non così per i giudici supremi, secondo i quali 100 euro sono, per chiunque, troppo pochi per parlare di un’offerta di corruzione seria, tale cioè da provocare nel pubblico ufficiale un concreto ed effettivo turbamento e spingerlo a chiudere un occhio ed accettare l’importo.

 

Con questa originale motivazione la Corte ha assolto dalle accuse di corruzione un conducente trovato alla guida in stato di ebbrezza e che, per evitare la sanzione penale massima, aveva estratto un bigliettone dal portafogli esibendolo alle autorità.

 

Sebbene tale motivo sia stato ritenuto già sufficiente per evitare il carcere all’eccentrico automobilista, la sentenza opera anche un’altra valutazione. Quand’anche l’offerta fosse stata consistente (e, a questo punto, sarebbe lecito chiedersi quale somma, secondo la Cassazione, non sia risibile), le condizioni psicofisiche dell’uomo, in evidente stato di alterazione, non consentivano di ritenerlo capace di intendere e di volere e, quindi, in grado di capire il significato del gesto.

 

Per i magistrati del “Palazzaccio” è quindi carente la “offensività” nella condotta – pur deprecabile – tenuta dal conducente.

 

L’imputato evita così il penale per la corruzione, ma non certo la condanna per guida in stato di ebbrezza.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 4 novembre 2015 – 19 gennaio 2016, n. 1935
Presidente Agrò – Relatore Di Salvo

Ritenuto in fatto

1.S.A. ricorre per cassazione avverso la sentenza in epigrafe indicata, nella parte in cui ha confermato la sentenza di condanna emessa in primo grado, in ordine al delitto di cui all’art. 322 cod. pen..
2.11 ricorrente deduce violazione di legge e vizio di motivazione, poiché l’offerta di 100 euro all’agente di polizia che lo aveva colto alla guida di un’autovettura, in stato di ebbrezza, non rivestiva connotati di serietà e non era tale da assumere alcuna effettiva e concreta potenzialità corruttiva, anche perché il ricorrente era visibilmente ubriaco, avendo perfino difficoltà ad articolare il linguaggio, onde non è ravvisabile neanche il dolo del reato in disamina, non potendosi nemmeno escludere che egli volesse soltanto pagare la sanzione pecuniaria, dovuta per l’illecito riscontrato a suo carico.
Si chiede pertanto annullamento della sentenza impugnata.

Considerato in diritto

1.Le doglianze formulate sono fondate. Ai fini dell’integrazione del reato di cui all’art. 322 cod. pen. è infatti necessario che l’offerta sia caratterizzata da adeguata serietà e sia in grado

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[1] Cass. sent. n. 1935/16 del 19.01.2016.

 

 

 


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