Detassazione premi produttività, come funziona?
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20 Gen 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Detassazione premi produttività, come funziona?

Salari di produttività, del welfare aziendale e della partecipazione agli utili, sostituzione degli incentivi con beni e servizi: come funziona la detassazione.

 

Grazie alla Legge di Stabilità 2016, è tornata la detassazione dei premi per la produttività, delle partecipazioni e del welfare aziendale: i benefici fiscali saranno, d’ora in poi, previsti stabilmente, per i dipendenti che possiedono redditi non superiori a 50.000 Euro.

Vediamo come funzionano le nuove misure agevolative nel dettaglio.

 

 

Detassazione: quando è riconosciuta

La detassazione in favore di dipendenti è riconosciuta, sino a un massimo di 2.000 euro annui, sui seguenti emolumenti:

 

salari di produttività;

– quote di partecipazione agli utili aziendali;

welfare derivante dalla contrattazione aziendale.

 

Il tetto di 2.000 euro detassabili, sui quali si applica un imposta sostitutiva pari al 10%, è ampliato a 2.500 euro, ma soltanto per le quote di partecipazione agli utili aziendali. Inoltre, perché sia riconosciuto il beneficio fiscale, le somme erogate devono essere previste all’interno di accordi aziendali o territoriali, firmati da organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Questo, poiché sono state escluse dalla detassazione tutte le voci già previste obbligatoriamente come emolumenti spettanti nei contratti collettivi nazionali; inoltre non sono agevolabili i cosiddetti superminimi (si tratta di aumenti dello stipendio rispetto ai minimi contrattuali previsti per ogni livello) e gli assegni ad personam (ossia importi aggiuntivi contrattati o assegnati individualmente).

 

 

Detassazione salari di produttività

Come poc’anzi esposto, una prima voce inclusa nella detassazione è il salario, o premio di produttività: si tratta, in pratica, di compensi aggiuntivi erogati ai dipendenti per incrementi di produttività, qualità, redditività, innovazione o efficienza organizzativa.

 

Gli straordinari, secondo una nota risoluzione dell’Agenzia delle Entrate [1], rientrano nella detassazione solo qualora siano riconducibili a incrementi di produttività, innovazione, efficienza organizzativa e ad altri elementi di redditività e competitività legati all’andamento economico aziendale. Dunque risultano detassabili solo se possono essere collegati a parametri di produttività: è il caso, ad esempio, dello straordinario forfettizzato, per i dipendenti non vincolati all’orario di lavoro. L’azienda ha la facoltà di documentare il legame straordinario- produttività, anche con degli scritti indirizzati al dipendente che motivino l’erogazione della somma.

 

Lo stesso criterio può essere applicato, ai fini del beneficio fiscale, al lavoro supplementare (oltre l’orario part time contrattuale, ma entro il normale orario di 40 ore settimanali), al lavoro notturno ed alle turnazioni.

 

 

Detassazione welfare aziendale

Sotto la voce welfare aziendale rientrano diverse misure, come benefits e servizi aggiuntivi ai dipendenti, che le aziende riconoscono per migliorare la vita lavorativa e privata del personale, e conseguentemente migliorare i risultati dell’impresa.

Le misure possono consistere in:

 

assistenza sanitaria integrativa;

 

previdenza complementare;

 

– sostegno allo sviluppo familiare (asili nido aziendali, colonie, convenzioni con istituti ed associazioni sportive…);

 

– incentivi alla mobilità sostenibile;

 

– misure inerenti il benessere dell’individuo nel suo complesso;

 

conciliazione famiglia-lavoro (work life balance).

 

Se le misure di welfare riconosciute sotto forma di erogazioni in denaro sono convertite direttamente in beni e servizi, la detassazione è totale, e non si limita all’imposta sostitutiva del 10%.

Ad ogni modo, le misure di welfare che rientrano tra quelle già considerate esenti secondo il Testo Unico Imposte sui Redditi (Tuir) [2], mantengono l’ esenzione completa, anche se riconosciute in alternativa ai premi aziendali.

 

 

Detassazione partecipazione agli utili

Le quote di partecipazione agli utili aziendali sono degli emolumenti concessi ai dipendenti in aggiunta alla normale retribuzione, collegati all’andamento dell’azienda, come le azioni.

La partecipazione agli utili è finalizzata a motivare i lavoratori al miglioramento della produttività dell’impresa, favorendone un maggiore coinvolgimento attivo.

Le partecipazioni sono detassate sino a un tetto massimo di 2.500 euro a dipendente.


[1] Risol. n.83/E/2010.

[2] Art. 51 Tuir.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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