Prove: che valore ha una foto o una fotocopia in una causa?
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20 Gen 2016
 
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Prove: che valore ha una foto o una fotocopia in una causa?

Foto, video, email semplici, registrazioni e altre riproduzioni meccaniche: l’efficacia probatoria nel processo civile.

 

Vi siete mai chiesti quale valore potrebbe avere una fotografia o una registrazione, se prodotta in una causa civile? Nella convinzione comune si tratta di prove inoppugnabili, che evidenziano un fatto storico e lo “immortalano” definitivamente, rendendolo non più modificabile o alterabile dall’eventuale “passaparola”, tipico della testimonianza. E invece, nel processo ordinario, non è così. Addirittura, potrebbe acquisire più valore la dichiarazione rilasciata da un passante che non la fotografia stessa. Questo perché le foto (riproduzioni fotografiche), i video (riproduzioni cinematografiche o videoregistrazioni) così come le registrazioni audio (fonografiche) e, in genere, ogni altra riproduzione meccanica di fatti e di cose possono essere facilmente contestate dalla controparte. La ragione per cui la legge consente tale possibilità è semplice: si tratta di prove che la tecnica moderna, anche a buon mercato, consente di alterare (si pensi a un programma di photoshop che riesce a modificare alcuni elementi dell’immagine o della fotocopia). Senza contare il fatto che tali strumenti non indicano con certezza la data e il luogo in cui sono la riproduzione è avvenuta, sicché, nel prenderli come “oro colato”, si rischia di scambiare “fischi per fiaschi”.

 

Ecco, dunque, che tali “riproduzioni meccaniche” (termine che genericamente ricomprende ognuno dei mezzi sopra descritti) possono essere contenute su un qualsiasi supporto materiale (ad esempio, fogli, cd, dvd, penne usb, nastri magnetici) e sono rilevanti ai fini del processo soltanto quando sono relative a comportamenti utili alla risoluzione della controversia.

 

Secondo la giurisprudenza rientrano tra queste riproduzioni meccaniche anche:

 

– i documenti informatici privi di firma digitale, come possono essere i dati risultanti dal sistema informatico, le email;

– la copia risultante da messaggio di fax [1].

 

 

Acquisizione

La prima cosa da fare prima di avventurarsi nel produrre riproduzioni fotografiche o registrazioni è verificare che tali prove non siano state acquisite in violazione della privacy altrui: sarebbe infatti vietato l’utilizzo di una prova acquisita illecitamente. Si pensi alla foto scattata con un forte zoom all’interno dell’altrui abitazione o la registrazione avvenuta nell’auto o nella residenza del soggetto registrato, ignaro di ciò. Sono, purtroppo, frequenti le acquisizioni illecite di intercettazioni telefoniche o ambientali non autorizzate o le registrazioni di immagini acquisite con furto o appropriazione indebita.

 

 

Deposito

Il deposito di tali prove non pone problemi nel caso di fotografie, potendo essere materialmente allegate al fascicolo. Quando invece ciò non è possibile o materialmente complicato (si pensi a una chiave USB contenente un video o una registrazione), il giudice può disporre, su istanza di parte, specifiche modalità di esame, come, ad esempio, la proiezione di una videocassetta in contraddittorio tra le parti, laddove l’ufficio giudiziario disponga di una sala attrezzata.

 

Se l’acquisizione è avvenuta in modo illecito, il giudice, durante la procedura di assunzione, deve rigettare le prove ritenute illecite. Se queste sono già state acquisite, il giudice non le tiene in considerazione per la formazione della decisione.

 

 

Quale efficacia di prova per le riproduzioni meccaniche?

In base al codice civile [2], la riproduzione meccanica fa piena prova delle cose e dei fatti in esse rappresentati (al pari di un documento originale) solo se la parte contro cui sono prodotte non le contesti, ossia non disconosca la loro conformità ai fatti o alle cose medesime.

Esse infatti, in quanto formate fuori del processo e senza le relative garanzie possono essere disconosciute [3].

 

Facciamo qualche esempio:

 

– gli estratti conto prodotti dalla banca non sono copie fotografiche o fotostatiche di scritture originali esistenti, ma costituiscono riproduzioni meccaniche di supporti magnetici, vale a dire della stampa di un’elaborazione computerizzata effettuata dal sistema contabile della banca. La disciplina del disconoscimento di tali registrazioni, pertanto, deve essere rinvenuta nella norma relativa alle riproduzioni meccaniche la conseguenza che è onere del debitore contestare la veridicità delle singole operazioni registrate entro i termini contrattualmente previsti [4]

 

– documenti informatici privi di firma digitale (ad esempio un semplice file formato e salvato su computer in formato testo o PDF) fa piena prova dei fatti e delle cose in esso rappresentate a meno che colui contro il quale è prodotto non ne disconosca la conformità ai fatti o alle cose medesime.

 

 

Secondo i giudici [5], per disconoscere tali riproduzioni non si applicano le norme previste per le scritture private [6]. Il disconoscimento può essere fatto in udienza stessa o nella memoria successiva alla produzione della riproduzione. L’importante è che il disconoscimento sia chiaro, motivato ed esplicito con allegazione di elementi attestanti la non corrispondenza tra la realtà del fatto e quella riprodotta della registrazione/foto/documento, ecc..

 

Ad esempio:

 

– è stato ritenuto generico e non circostanziato il disconoscimento di una registrazione audio avvenuto in via preventiva, senza che la parte disconoscente avesse acquisito conoscenza del contenuto delle registrazioni [7].

 

Il disconoscimento o la contestazione fa perdere alle registrazioni prodotte la loro qualità di prova, il giudice può tuttavia fare accertamenti relativi a tali registrazioni anche attraverso altri mezzi di prova, comprese le presunzioni [8].


[1] Cass. sent. n. 886/1989.

[2] Art. 2712 cod. civ.

[3] Si veda Cass. sent. n. 24814/2005, Cass. sent. n. 12206/1993.

[4] Cass. sent. n. 11269/2004, Trib. Bari sent. del 6.11.2012.

[5] Cass. sent. n. 1033/2013, n. 9526/2010.

[6] Art. 214-220 cod. proc. civ.

[7] Trib. Arezzo sent. del 2.10.2008.

[8] Cass. sent. n. 11445/2001.

 


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