Prove: la registrazione di una conversazione che valore ha in causa?
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20 Gen 2016
 
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Prove: la registrazione di una conversazione che valore ha in causa?

Riproduzioni meccaniche e privacy: le registrazioni devono prima essere effettuate nel rispetto della privacy e, successivamente, acquisite nel processo; inoltre non vi deve essere contestazione della controparte.

 

Si sente spesso parlare di registrazioni nascoste di conversazioni all’insaputa dei presenti: la facilità di utilizzo dei cellulari e l’ampia gamma di app dedicate alle “intercettazioni” sembra aver fatto esplodere la mania delle prove per un eventuale processo, complice anche un atteggiamento più smaliziato, da parte dei cittadini, nei confronti della giustizia e della difesa dei propri diritti. Insomma, ci si prepara in anticipo le prove da poter tirare fuori nel corso di un’eventuale causa. E, tra queste, le registrazioni di conversazioni sono tra quelle ritenute, comunemente, tra le più idonee a incastrare la controparte. Ma è davvero così? Quale efficacia potrebbe avere, nel corso di un giudizio, il file audio contenente le ammissioni o le dichiarazioni di una persona se questa è completamente ignara di essere registrata?

 

Se nell’ambito del processo penale c’è un atteggiamento di maggiore elasticità nell’acquisizione e nell’utilizzo di tali prove, in quello civile siamo invece nell’ambito delle cosiddette “riproduzioni meccaniche”, che hanno un’efficacia ridotta, per come a breve si dirà.

 

 

È lecito registrare una conversazione?

Prima di tutto, rispondiamo a una domanda comune: quando è possibile registrazione un dialogo all’insaputa dei presenti? Secondo la Cassazione, chi partecipa a una conversazione accetta il rischio di essere registrato e, pertanto, ben si può utilizzare il registratore, ma a condizione che ciò non avvenga in determinati luoghi ove il soggetto registrato fa maggiore affidamento sul rispetto della sua privacy, come la propria casa, gli altri luoghi di privata dimora (anche l’auto personale è ritenuta tale, il garage, ecc.) e il posto di lavoro, l’ufficio, lo studio.

 

È dunque molto importante che l’acquisizione delle riproduzioni meccaniche da parte dei soggetti in causa sia lecita e permessa. Può accadere, infatti, che le parti abbiano acquisito le prove con mezzi o modalità illegali, illegittimi o contrari a principi stabiliti dal “Testo Unico sulla Privacy” e ai principi costituzionali [1]. Sono, ad esempio, frequenti le acquisizioni illecite di intercettazioni telefoniche non autorizzate o le registrazioni di immagini acquisite con furto o appropriazione indebita.

 

Se è vietato registrare le conversazioni in casa del soggetto “intercettato”, è invece pienamente lecito utilizzare il registratore o la telecamera dentro la propria casa, il proprio ufficio, in un luogo pubblico come la strada. In buona sostanza, il registratore non deve entrare in tutti quei luoghi che fanno parte della vita privata o lavorativa del soggetto intercettato.

 

 

Come effettuare la registrazione?

Per rendere verosimile la registrazione è necessario che la dichiarazione venga contestualizzata in un ambito spaziale e/o temporale. Per esempio, se volete dimostrare che un soggetto vi deve mille euro, ma di ciò non avete alcuna prova scritta, e avete per ciò intenzione di registrare l’ammissione del debito fatta a voce, è meglio che, in qualche modo, nell’ambito della conversazione sia presente un riferimento alla data, quantomeno generica. Diversamente, il debitore avrebbe gioco facile nel dire che il debito è stato successivamente estinto o che l’ammissione si riferisce a fatti remoti.

 

È inoltre importante che la qualità audio sia chiara, in modo che le voci possano essere riconosciute e ricondotte ai loro effettivi autori.

 

 

Che valore ha la registrazione come prova nel processo?

La registrazione della conversazione fa piena prova delle cose e dei fatti in esse rappresentati, a condizione che la parte contro la quale è prodotta in causa non ne disconosca la conformità ai fatti o alle cose medesime [2].

Essa infatti, in quanto formata fuori del processo e senza le relative garanzie può essere disconosciuta, contestando ad esempio che le conversazioni o le dichiarazioni contenute in una registrazione audio siano realmente avvenute [3].

 

Per disconoscere la registrazione, però, non basta una generica affermazione, ma la stessa deve essere chiara, esplicita e, soprattutto, indicare le ragioni per cui non si può ritenere attendibile la registrazione: ragioni che, ovviamente, devono essere credibili.

La contestazione deve essere fatta necessariamente dalla controparte e non può avvenire da parte del giudice. Per cui, se l’avversario fa una contestazione generica o si dimentica di farla, o la fa tardivamente, il giudice è tenuto a considerare “per buona” la prova e, quindi, a ritenere dimostrato il fatto evidenziato nella registrazione.


[1] D.Lgs. 196/2003.

[2] Art. 2712 cod. civ.

[3] Si veda Cass. sent. n. 24814/2005, Cass. sent. n. 12206/1993.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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