Audizione del minore: i genitori non possono partecipare
Lo sai che?
20 Gen 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Audizione del minore: i genitori non possono partecipare

Separazione e divorzio: l’ascolto da parte del CTU del bambino conteso dai genitori può avvenire alla presenza del padre e della madre solo se autorizzati dal giudice.

 

Se il giudice della separazione o del divorzio, prima di decidere sull’affidamento del minore, dispone la sua audizione mediante il consulente tecnico d’ufficio, i genitori non possono partecipare in modo diretto a tale attività, per ascoltare le dichiarazioni del figlio, salvo che siano stati espressamente autorizzati dal giudice. Inoltre, l’ascolto può avvenire solo dietro un “vetro-specchio“, per garantire la genuinità delle risposte e la serenità del bambino.

L’audizione del minore, difatti, non è certo assimilabile alle comuni indagini peritali del CTU come quella, per esempio, sulle infiltrazioni condominiali o sull’accertamento dei confini tra due fondi. Si tratta, invece, di un esame particolarmente delicato che richiede il massimo rispetto dei diritti dell’infanzia.

È questo l’innovativo orientamento espresso dal Tribunale di Milano con una recente sentenza [1].

 

È lo stesso codice civile, del resto, che suggerisce questa interpretazione restrittiva. La norma [2], infatti, per come modificata nel 2013 [3], stabilisce, in linea generale, che l’ascolto è condotto dal giudice, anche avvalendosi di esperti o di altri ausiliari; i genitori, tuttavia, sono ammessi a partecipare all’ascolto se autorizzati dal giudice, al quale possono proporre argomenti e temi di approfondimento prima dell’inizio dell’adempimento.

 

Insomma: sono le parti a dover chiedere che l’audizione del minore avvenga in sala d’ascolto in modo da potervi assistere.

 

L’ascolto del bambino demandato allo psicologo o allo psichiatra non è certo assimilabile alle comuni operazioni peritali. Per l’audizione del minore, infatti, esistono le linee guida del Consiglio d’Europa per una giustizia a misura di bambino. Non c’è dubbio, ammette il provvedimento, che il difensore abbia interesse a “vedere” come viene condotta l’attività di ascolto e audizione. Ma l’operazione deve svolgersi entro lo schema legale tratteggiato dal decreto delegato della riforma: i difensori delle parti devono seguire l’ascolto dietro a un vetro-specchio grazie all’impianto di amplificazione.

 

Nel caso di specie fin dall’udienza presidenziale il giudice ha messo genitori e avvocati nella condizione di indicare le modalità di audizione ma nessuno ha chiesto che fosse condotta nella sala d’ascolto disponibile nel tribunale. E le cautele necessarie per l’attività di ascolto sono chiaramente necessarie in generale per ogni attività di audizione del minore: il bambino non si “ascolta” solo tramite la voce e l’opinione espressa ma anche osservandolo.


[1] Trib. Milano, sent. del 6.05.2015.

[2] Art. 336-bis, co. 2, cod. civ.

[3] D.lgs. n. 154/13.

 

Autore immagine: 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti