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Lo sai che? Pubblicato il 20 gennaio 2016

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Lo sai che? Cani randagi, incidenti e morsi: chi risarcisce?

> Lo sai che? Pubblicato il 20 gennaio 2016

Competenza esclusiva dell’ASL o concorrente con il Comune nella lotta al randagismo? Tutto dipende dall’esistenza della legge regionale.

Tanto per l’incidente stradale verificatosi a causa di un animale randagio quanto per il morso del cane esiste una responsabilità sia da parte della Asl che del Comune. Come ben ha precisato il Tribunale di L’Aquila con una sentenza pubblicata ieri [1], la pubblica amministrazione è responsabile [2] dei danni riconducibili all’omissione dei comportamenti dovuti.

La normativa di settore [3] ripartisce tra l’autorità comunale e la Asl i doveri istituzionali inerenti la lotta al randagismo. Tale norma affida alle Regioni la competenza a disciplinare con propria legge l’istituzione dell’anagrafe canina presso i Comuni o le Asl, nonché all’ideazione di un programma di prevenzione del randagismo.

Se la cattura è demandata alla Asl, la normativa prevede però che compito del Comune è quello di segnalare alla stessa la presenza dell’animale ma anche di collaborare alla predisposizione di interventi di cattura. A rompere gli indugi è stata però la Suprema Corte con varie recenti pronunce secondo cui deve essere riconosciuta una responsabilità solidale dell’Asl e del Comune nella produzione del sinistro oggetto di causa per aver omesso di svolgere le funzioni a ciascuno di essa affidate in materia di randagismo.

In ogni caso, sarà sempre bene verificare, prima di intraprendere la causa, la presenza di leggi regionali che disciplinino in modo autonomo il riparto delle competenze. Per esempio, la Regione Puglia – ricorda il Giudice di Pace di Taranto [4] – ha una propria legge regionale che regola la materia in modo specifico. In particolare, secondo quando previsto da tale normativa speciale [5], spetta ai servizi veterinari delle AUSL il recupero dei cani randagi. Pertanto, laddove in materia di prevenzione del randagismo esista una norma regionale che attribuisca all’ASL territorialmente competente ed ai suoi servizi veterinari la lotta al randagismo, deve ritenersi che obbligata a rispondere dei risarcimenti per i morsi e i conseguenti danni da cani randagi, sia la sola stessa ASL, e non anche il Comune nel cui territorio si è verificato l’evento dannoso [6].

note

[1] Cass. sent. n. 539/2015, cfr. anche sent. n. 2741/15.

[2] Art. 2043 cod. civ.

[3] Legge quadro 28/1991, art. 3.

[4] G.d.P. Taranto, dott. Martino Giacovelli, sent. n. 4095 del 28.12.2015.

[5] Art. 6 della legge regionale Puglia n. 12 del 03.04.1995.

[6] cfr in senso conforme Cass. sent. n. 27001/2005.

TRIBUNALE ORDINARIO DI L’AQUILA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Giudice, Dr.ssa Maria Carmela Magarò, ha emesso la seguente

SENTENZA

Nella causa civile iscritta al n. 585 del ruolo generale affari contenziosi dell’anno 2012 e rimessa in decisione all’udienza dell’11.5.15 con rinuncia ai termini di legge, vertente

tra

COMUNE DI L’AQUILA (…), con il patrocinio dell’avv. D.C. e dell’avv. O.A., elettivamente domiciliato presso gli uffici dell’AVVOCATURA COMUNALE, via (…) – L’AQUILA

APPELLANTE

contro

M.D. (…), con il patrocinio dell’avv. L.P., elettivamente domiciliato presso lo studio del difensore in VIA (…) L’AQUILA

APPELLATO

e

Azienda Sanitaria Locale (…) – Avezzano, Sulmona, L’Aquila (…), con il patrocinio dell’avv. V.E., elettivamente domiciliato presso lo studio del difensore in S.S. (…) PAGANICA L’AQUILA

APPELLATO E APPELLANTE INCIDENTALE

OGGETTO: appello avverso la sentenza del Giudice di Pace di L’Aquila n. 90/12 del 14.2.12.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con atto di citazione ritualmente notificato D.M. conveniva in giudizio davanti al Giudice di Pace di L’Aquila l’Azienda Sanitaria Locale di L’Aquila, in persona del legale rappresentante, chiedendone la condanna al risarcimento dei danni patrimoniali quantificati in complessivi Euro 1521,00, relativi al danneggiamento della propria autovettura (…) tg (…) dovuto all’impatto, avvenuto in data 3.3.09 ore 16.00 circa, con un cane randagio che improvvisamente aveva invaso la S.S. 17 Ter in loc. Gagnano di L’Aquila, percorsa dal figlio D.S. a bordo della sua autovettura.

Si costituiva la ASL convenuta, rilevando al responsabilità esclusiva del Comune, posto che l’obbligo previsto dalle leggi vigenti a carico della ASL sorgerebbe solo a seguito della segnalazione degli organi cui è demandato tale obbligo, nonché il concorso di colpa del conducente per non aver mantenuto una velocità adeguata allo stato dei luoghi e l’eccessività del risarcimento richiesto. Concludeva per il rigetto della domanda nei suoi confronti.

A seguito delle difese della convenuta l’attore, previa autorizzazione del giudice, chiamava in giudizio il Comune di L’Aquila chiedendo che venisse accertata l’eventuale responsabilità anche del medesimo nella produzione del sinistro per cui è causa.

Costituendosi in giudizio il Comune di l’Aquila eccepiva il proprio difetto di legittimazione passiva spettante esclusivamente alla ASL alla luce della normativa vigente.

La causa veniva istruita mediante prova per testi e CTU. Con la sentenza in epigrafe il giudice di prime cure accoglieva la domanda attorea condannando la ASL convenuta al risarcimento del danno subito dall’attore quantificato in complessivi Euro 1402,83, oltre al pagamento delle spese di lite, compensando le spese fra l’attore e il Comune di L’Aquila in considerazione del contrasto giurisprudenziale esistente.

Con atto di appello ritualmente notificato il Comune di L’Aquila impugnava la sentenza indicata censurando l’omessa motivazione in ordine alla compensazione delle spese di lite e l’erroneità della statuizione per violazione dell’art. 92 c.p.c.

Si costituiva la ASL n. (…) rilevando la mancanza di prova del carattere randagio del cane e spiegando appello incidentale per la riforma della sentenza impugnata nella parte in cui riconosce la responsabilità della medesima in assenza di una preventiva segnalazione della presenza di animali randagi, dovendo la legittimazione passiva riconoscersi esclusivamente al Comune di L’Aquila in assenza di prova di qualsiasi segnalazione alla ASL.

Si costituiva D.M. chiedendo sia il rigetto dell’appello principale posto che il Giudice di prime cure aveva correttamente motivato in ordine alla compensazione delle spese di lite, sia il rigetto dell’appello incidentale in quanto dalla normativa vigente emerge la responsabilità esclusiva della ASL per omesso controllo sui cani randagi. Instaurato il contraddittorio, definito il tema decidendum, la causa veniva trattenuta in decisione.

Per quanto riguarda l’appello principale giova precisare che il giudice di prime cure ha motivato la compensazione delle spese sulla base del rilievo dell’esistenza di un contrasto giurisprudenziale in merito all’individuazione del soggetto responsabile in materia di randagismo. Tale motivazione, sebbene succinta, si ritiene idonea a fondare il convincimento del giudice e giuridicamente corretta. Infatti, il contrasto giurisprudenziale può giustificare la compensazione delle spese in quanto impedisce all’attore di individuare precisamente il soggetto passivamente legittimato rispetto alla domanda ovvero di valutare con esattezza la fondatezza della stessa, giustificando il ricorso all’autorità giudiziaria. Peraltro, proprio sulla base dell’esistenza di un contrasto giurisprudenziale in materia era stata richiesta ed autorizzata dal giudice la chiamata in causa dell’ente comunale. D’altra parte, tenendo conto di tale contrasto e dell’assenza di precise e chiare disposizioni di legge è stato proposto appello incidentale nel presente giudizio. L’appello principale deve quindi essere respinto.

Quanto all’appello incidentale occorre individuare il soggetto responsabile nella fattispecie in oggetto. Sul punto la normativa di settore (Legge quadro n. 28/1991; L. R. n. 86/1999) ripartisce tra l’autorità comunale e la ASL i doveri istituzionali inerenti alla lotta al fenomeno del randagismo. La legge 281/1991, all’art.3, demanda alle Regioni la competenza a disciplinare con propria legge l’istituzione dell’anagrafe canina presso i Comuni o le Asl, nonché all’ideazione di un programma di prevenzione del randagismo. La Regione Abruzzo ha adempiuto a questo onere, emanando la legge regionale 21 settembre 1999 n. 86: l’articolo 3 co. 1 lettera I), in particolare, prevede che la Asl effettui il controllo demografico della popolazione canina e felina vagante senza proprietario, attraverso mezzi e metodi chirurgici o farmacologici avanzati. Il successivo articolo 14 prevede che le autorità di pubblica sicurezza, il CFS, gli agenti di polizia urbana, i servizi sanitari, le guardie zoofile volontarie, le associazioni venatorie, gli enti e le associazioni zoofile animaliste e protezioniste debbano segnalare la presenza di cani vaganti, randagi o inselvatichiti alla Asl competente, la quale predispone gli interventi necessari per la loro cattura.

Alla stregua della normativa richiamata deve ritenersi che la legge citata preveda innanzitutto un obbligo di segnalazione in capo agli enti specificatamente indicati della presenza di animali vaganti alla Asl a seguito della quale sorge l’obbligo della ASL di procedere alla cattura. Orbene, fra gli enti indicati dalla norma e quindi preposti al controllo e alla cattura degli animali vaganti rientrano i “servizi sanitari”. Tale espressione deve essere intesa come riferibile a tutti gli enti e le strutture preposte alla erogazione di servizi sanitari. Tra esse rientra certamente la ASL in quanto articolazione primaria del Servizio Sanitario Nazionale. Peraltro, considerato che l’attività di cattura è posta a carico della stessa ASL sarebbe illogico ed incoerente escluderla dal novero dei soggetti preposti alla vigilanza degli animali. Si arriverebbe all’assurdo che ove il servizio veterinario della ASL si trovasse di fronte ad un animale randagio non potrebbe procedere alla immediata cattura in mancanza di una preventiva segnalazione da parte di un altro soggetto. Peraltro, l’utilizzo dell’espressione generica si spiega con l’intenzione di estendere il più possibile l’obbligo anche a strutture non strettamente collegate alla ASL. Il riferimento successivo e preciso a tale ente, quale soggetto deputato alla cattura, è da intendere come rivolto al servizio specifico esistente all’interno della stessa ASL. A titolo esemplificativo si potrebbe indicare l’obbligo del personale di un ospedale o di un’ambulanza che avvisti, ad esempio all’interno della struttura, un animale randagio, di effettuare la segnalazione al servizio veterinario della ASL.

Ne discende l’esistenza di un preciso obbligo di cattura a carico della ASL stessa con conseguente responsabilità per omissione nel caso di danni provocati da animali randagi vaganti.

Peraltro, occorre precisare, che la normativa in esame prevede a carico del Comune sia l’obbligo di provvedere alla segnalazione alla ASL (rectius servizio veterinario della ASL) della presenza dell’animale selvatico, sia quello di collaborare con la stessa per la predisposizione di interventi di cattura.

Peraltro, anche la legge quadro n. 281/1991 prevede l’obbligo del Comune di vigilare costantemente sulla presenza di cani randagi sul proprio territorio, assumendo tutti gli opportuni provvedimenti per evitare che gli animali arrechino danno alle persone.

La più recente giurisprudenza di legittimità che questo giudice ritiene di condividere, infatti, ritiene sussistente una responsabilità concorrente della ASL e del Comune in caso di danni provocati da un animale randagio (Cass. 28 aprile 2010, n. 10190; 12 febbraio 2015 n. 2741). La Suprema Corta al riguardo, con l’ultima sentenza citata, ha precisato che “in base al principio del neminem laedere la P.A. è responsabile dei danni riconducibili all’omissione dei comportamenti dovuti, i quali costituiscono il limite esterno alla sua attività discrezionale e integrano la norma primaria del neminem laedere di cui all’art. 2043 c.c. (cfr., anche Cass. 27/4/2011, n. 9404).

Deve quindi essere riconosciuta una responsabilità solidale dell’ASL e del Comune nella produzione del sinistro oggetto di causa per aver omesso di svolgere le funzioni a ciascuno di essa affidate in materia di randagismo. Tuttavia, in mancanza di appello incidentale contenente la richiesta di condanna del Comune di L’Aquila, sarà preclusa una statuizione di condanna nei suoi confronti.

Infine occorre precisare, nonostante non sia stato oggetto di specifico motivo di appello incidentale ma solo di generica censura, che è stata raggiunta la prova del carattere randagio dell’animale nel giudizio di primo grado alla luce della documentazione prodotta da parte attrice – il verbale di accertamento della polizia e la certificazione del veterinario della ASL – dalla quale risulta la mancanza di segni di riconoscimento (quali chip o tatuaggio) della proprietà del cane.

Non è stata invece impugnato l’omesso accertamento in ordine ad una eventuale responsabilità concorrente del conducente del veicolo. Considerando l’esistenza di un contrasto giurisprudenziale in merito all’effettiva individuazione del soggetto responsabile in caso di danni provocati da un animale randagio, l’incertezza normativa esistente, la sinteticità della motivazione del giudice di prime cure relativamente alle ragioni a sostegno della compensazione delle spese nei rapporti fra il comune e l’attore, il parziale accoglimento dell’appello incidentale con riconoscimento di una responsabilità solidale degli enti, si ritiene che sussistano giusti motivi per la compensazione delle spese del presente grado di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale di L’Aquila, in composizione monocratica, ogni contraria istanza, eccezione e deduzione disattesa, definitivamente pronunciando sulla causa civile iscritta a R.G. n. 2012/585, e vertente tra le parti di cui in epigrafe, così provvede:

– Rigetta l’appello principale;

– In parziale riforma della sentenza emessa dal Giudice di Pace di L’Aquila n. 90/12 del 14.2.12 dichiara la responsabilità solidale del Comune di L’Aquila e della ASL n. (…) nella causazione dell’evento per cui è causa;

– Compensa le spese di giudizio.

Così deciso in L’Aquila il 22 maggio 2015.

Depositata in Cancelleria il 22 maggio 2015.


 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO – SEZ 1^

Il Giudice di Pace di Taranto – Dott. Martino Giacovelli – ha pronunciato la seguente

SENTENZA n. 4095 del 28.12.2015

nella causa R.G. N° 3215/2015 – avente ad oggetto: Risarcimento danni fsici riservata all’udienza del 18.12.2015, promossa da:

S., residente in Lama-Taranto e nella qualità di esercente la potestà genitoriale nei confronti del minore M. F. nato a Taranto il 26/05/2009, elettivamente domiciliata in parte attrice        

contro

AZIENDA UNITA’ SANITARIA L.T., in persona del suo legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in Matera

nonché

COMUNE DI T. in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avv. G

Conclusioni per la parte attrice: 

   “Voglia l’On.le Giudice di Pace adìto:

– accertata la responsabilità della A.S.L. del Comune di T. ex art. 2043 c.c. nella causazione del danno subito dal minore M. F. a seguito dell’evento descritto in premessa in quanto enti preposti per legge al controllo ed alla prevenzione del randagismo al fine della tutela della salute pubblica e dell’ambiente, condannare gli enti convenuti, in solido tra loro, al risarcimento di tutti i danni non patrimoniali patiti dall’istante nella qualità di esercente la potestà genitoriale nei confronti del minore   M. F., quantificati   in   € 2.446,73, oltre interessi e rivalutazione monetaria a far data dalla domanda;

– condannare, altresì, gli enti convenuti, in solido tra loro, al risarcimento di tutti i danni non patrimoniali patiti dall’istante in proprio, che l’adìto magistrato Vorrà liquidare in equità e nella misura di € 500,00 o nel minore importo diversamente determinato in via equitativa e, comunque, entro i limiti massimi di competenza per valore del giudice adìto, oltre interessi e rivalutazione monetaria a far data dalla domanda.

Con vittoria di spese ed onorari di causa del presente procedimento da distrarsi a favore del sottoscritto procuratore che si dichiara antistatario, come da nota spese che si produce.

Dichiarare l’emananda sentenza esecutiva come per legge.”

Conclusioni per l’ASL:

in via preliminare

accogliere la sollevata eccezione preliminare e pregiudiziale di difetto di legittimazione passiva della concludente AUSL;

per l’effetto, estromettere dal presente giudizio la AUSL;

in via del tutto subordinata, nel merito

accertare e dichiarare l’assenza di qualsivoglia responsabilità da ascriversi in capo alla AUSL;

in via ancor più gradata, ridurre la domanda di indennizzo avanzata dalla Sig.ra Brandi Simona, soltanto nella sua qualità di genitore del minore M. F., in relazione al suo effettivo ammontare ed all’accertando grado di responsabilità del padre M. V. in ordine alla causazione del sinistro per cui è causa, e porla a carico di chi sarà realmente ritenuto responsabile all’esito della espletanda attività istruttoria, con esclusione di qualsivoglia diritto reclamato a titolo di danno morale dalla medesima attrice;

in ogni caso, si chiede il rimborso delle spese e compensi di causa da porsi a carico di chi ritenuto soccombente.

sentenza come per Legge.”

Conclusioni per il Comune di T.:

“Come dagli atti processuali che qui si intendono riportate.”

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione del 04.03.2015 notificato in data 10.03.2015 parte attrice conveniva, innanzi a questo Giudice di Pace, l’Azienda Unità Sanitaria in persona del suo legale rappresentante pro-tempore ed il Comune di T., chiedendone la condanna al risarcimento dei danni patiti a cagione dell’aggressione di cani randagi verificatasi durante la tarda mattinata del 12/11/2013, alle ore 14,00 circa, in agro di Taranto.

Sosteneva parte attrice:

a) che il giorno 12/11/2013, alle ore 14,00 circa, in Lama – Taranto, il minore M.ca F. percorreva a piedi la via Sciabelle in compagnia del proprio genitore, M. V.;

b) che in tale frangente il minore veniva all’improvviso aggredito alle spalle e morsicato alla gamba sinistra da un cane randagio di taglia media e di colore nero, privo di collare e/o targhetta identificativa, facente parte di un branco composto da tre cani randagi;

c) che il minore veniva tratto in salvo dal padre il quale, scalciando il cane ed urlando, riusciva ad allontanare l’animale e l’intero branco ed a prestare tempestivamente soccorso al figlio;

d) che il piccolo F. veniva immediatamente trasportato presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale SS. Annunziata di Taranto dove i sanitari di turno gli diagnosticavano una ferita lacero-contusa nella parte posteriore della gamba sinistra che richiedeva l’applicazione di diversi punti di sutura e dove veniva sottoposto alle cure del caso;

e) che al minore veniva, inoltre, prescritta terapia consistente in “medicazioni e Zimox sosp. x 2 volte al dì per 5/6 gg.”, con prescrizione relativa alla rimozione dei punti applicati ;

f) che in relazione ai fatti sopra rappresentati, veniva presentato in pari data esposto-denuncia presso il presidio di Polizia Municipale del III Servizio Talsano – San Vito – Lama;

g) che nella medesima data del sinistro, alle ore 19,00 circa, veniva effettuato da operatori della Polizia Municipale e da medico veterinario della ASL Taranto un sopralluogo finalizzato alla cattura dell’animale, con esito negativo;

h) che il giorno successivo, anche un ulteriore sopralluogo finalizzato alla cattura del cane randagio – effettuato da operatori della Polizia Municipale, del Servizio Vigilanza della ASL e da medico veterinario di quest’ultima azienda – si concludeva con esito negativo, atteso che costoro riuscivano soltanto ad individuare il branco ed il cane randagio, senza riuscire, tuttavia, a catturare o, quanto meno, ad addormentare l’animale anche al fine di verificare se fosse affetto da rabbia e, quindi, scongiurare complicanze di natura post-traumatica;

i) che la malattia del prefato minore, diretta conseguenza del morso del cane randagio, si è procrastinata senza soluzione di continuità per gg. 45, così come da certificato di guarigione a firma del Dott. Ludovico Arces del 27/12/2013;

l) che in conseguenza del sinistro de quo, il minore ha riportato lesioni personali che gli hanno cagionato gg. 45 di invalidità temporanea, di cui gg. 10 di inabilità assoluta e gg. 35 di inabilità temporanea relativa, con postumi permanenti valutabili nella misura del 3%, così come da relazione medico-legale del 27/12/2013 a firma del Dott. Ludovico Arces;

m) che vani sono risultati i diversi tentativi di bonario componimento della controversia volti ad ottenere il risarcimento dei danni subiti, esperiti mediante lettere raccomandate a.r. datate 28/11/2013 e 09/04/2014 inviate alla ASL ed al Comune;

n) che il cane randagio autore dell’aggressione continua, tuttora, ad aggirarsi indisturbato nella medesima zona in quanto gli odierni convenuti hanno omesso di intervenire al fine di eliminare la situazione di pericolo che ha determinato il sinistro ed i conseguenti danni;

o) che a tutt’oggi nessun danno è stato risarcito da parte degli odierni convenuti;

p) che il prefato minore e la di lui madre, in conseguenza dell’aggressione e del morso del cane randagio nonché del trauma loro cagionato, sono stati costretti a modificare in peggio le proprie abitudini di vita;

q) che per quanto esposto, la sig.ra S. B., in proprio e nella qualità di esercente la potestà genitoriale sul minore M. F. ha diritto al risarcimento per un totale di Euro 4.970,31;

r) che per tale risarcimento responsabili erano da dichiarare in solido l’ASL ed il Comune.

Si costituiva l’Azienda Unita’ Sanitaria Locale, la quale impugnando estensivamente il contenuto dell’atto introduttivo, destituito in fatto e diritto, eccepiva il proprio DIFETTO DI LEGITTIMAZIONE PASSIVA, ritenendo unico responsabile il Comune per come rinveniente dal combinato disposto degli artt. 2, 6 ed 8 della Legge Regionale Puglia 3 aprile 1995 n.12.

Si costituiva altresì il Comune che a sua volta eccepiva il proprio difetto di legittimazione passiva, ritenendo la responsabilità esclusiva dell’AUSL.

La causa, fallito ogni tentativo di conciliazione, era istruita con testimonianze e con CTU medico-legale.

Ritenuta la causa matura per la decisione sulla base della documentazione deposita ta e delle prove espletate, la causa era rinviata all’udienza del 18.12.2015 per la precisazione delle conclusioni e la discussione, laddove era trattenuta in decisione.

MOTIVI DELLA DECISIONE

In via preliminare si osserva che la modifica dell’art. 115 c.p.c. avvenuta a seguito della legge 18 giugno 2009 n. 69 prevede che: “salvi i casi previsti dalla legge, il giudice deve porre a fondamento della decisione le prove proposte dalle parti o dal pubblico ministero nonché i fatti non specificatamente contestati dalla parte costituita”.

L’ultimo inciso («fatti non specificamente contestati») ha, di fatto, convalidato la giurisprudenza di Cassazione che, a partire dall’arresto a Sezioni Unite del 2002 (sentenza n. 761), ha affermato l’esistenza, nell’ordinamento processuale civile, di un onere di contestazione per le parti, legato ai fatti introdotti dall’altra, ritenendo che il deficit di contestazione “rende inutile prove il fatto, poiché non controverso … vincolando il giudice a tenerne conto senza alcuna necessità di convincersi della sua esistenza.“

Ancora in via preliminare, si ritiene di riportare di seguito alcune considerazioni ritenute condivisibili riportate negli scritti delle parti ed adeguate secondo il convincimento di questo GDP. E ciò conformemente al principio recente della Corte di Cassazione a Sezioni Unite che ha stabilito: “ Non è nulla la sentenza motivata richiamando integralmente atti.

Nel merito si ritiene che non applicabile è nell’ambito della Regione Puglia il principio stabilito dalla recente sentenza della Cassazione (Cassazione civile , sez. III, sentenza 23.08.2011 n. 17528 ), in quanto le stessa fa riferimento alle norme di cui alla legge-quadro 14 agosto 1991, n. 28, mentre la Regione Puglia ha una propria legge regionale, che regola come sopra detto, la materia in maniera specificata per la Puglia.

Va precisato che, in precedenza, veniva individuata la legittimazione passiva del Comune non in relazione al fatto concreto, ma, piuttosto, facendola discendere da un generico «legame» con la ASL operante nel territorio, desumendolo dai compiti assegnati al sindaco ex art. 3, comma 14 del d.lgs. n. 502 del 1992 «al fine di corrispondere alle esigenze sanitarie della popolazione» di definizione, nell’ambito della programmazione regionale, delle linee di indirizzo per l’impostazione programmatica e di verifica dell’andamento generale dell’attività. Senonché, in seguito al riordino del servizio sanitario conseguente al d.lgs. n. 502 del 1992, risulta reciso il «cordone ombelicale» fra Comuni e USL (così Corte cost., 24/06/2003, n. 220) con la trasformazione delle unità sanitarie locali in aziende sanitarie locali e con il mutamento della configurazione giuridica di queste ultime, non più strutture operative dei comuni, ma aziende dipendenti dalla regione, strumentali per l’erogazione dei servizi sanitari di competenza regionale. Ne consegue, che la locale azienda sanitaria dov’essere considerata soggetto giuridico autonomo rispetto al Comune con conseguente sua legittimazione passiva nel caso richiesta di risarcimento dei danni causati da cani randagi.

         Secondo quando previsto dalla legge Regione Puglia (art. 6 della legge regionale n. 12 del 03.04.1995 (… spetta ai servizi veterinari delle AUSL il recupero dei cani randagi. .. ” in materia di prevenzione del randagismo, che ha attribuito all’ASL territorialmente competente ed ai suoi servizi veterinari la lotta al randagismo, deve ritenersi che obbligata a rispondere delle richieste di risarcimento dei danni che si assume aver subito da cani randagi, sia la sola stessa ASL, e non anche il Comune nel cui territorio si è verificato l’evento dannoso.(cfr in senso conforme Cass. Civ. sez III, sentenza 7/12/2005 n 27001 e Cass. Civ. Sez III, sentenza 3/04/2009 n 8137).

L’ASL ha dedotto, tra l’altro, che il Comune non provvede alla custodia dei cani recuperati per mancanza della disponibilità di canili, ma nessuna documentazione e prova ha fornito al riguardo, atteso che lo stesso Comune ha contestato tale circostanza.

Da quanto sopra si ricava che con riferimento alla Regione Puglia il recupero dei cani randagi è di competenza dei servizi veterinari delle AUSL, anche dopo il riconoscimento delle stesse quali soggetti giuridici dotati di autonomia amministrativa, con legittimazione sostanziale e processuale, nonché inserite nell’organizzazione sanitaria sia regionale sia nazionale.

Assodato quanto sopra, si considera che la domanda attorea è fondata e merita di essere accolta, in quanto dall’espletata attività istruttoria è emersa la responsabilità esclusiva dell’ASL convenuta nella causazione dell’evento dannoso.

L’attività istruttoria ha confermato la dinamica così come descritta dagli attori nell’atto introduttivo.

Ed invero, il giorno 12/11/2013, alle ore 14,00 circa, il minore M. F., in compagnia del proprio genitore, si trovava a percorrere la Via Sciabelle in Lama allorquando veniva all’improvviso aggredito alle spalle e morsicato alla gamba sinistra da un cane randagio di taglia media e di colore nero, privo di collare e/o targhetta identificativa, facente parte di un branco composto da tre cani randagi; il predetto genitore, scalciando ed urlando, riusciva ad allontanare il cane ed il branco.

Il sig. N. Pietro, testimone oculare dell’evento, ha riferito che seguiva “il padre ed il minore di circa 15-20 metri ma posso precisare che ho visto tutta la scena. Il cane è sbucato all’improvviso davanti a me forse da alcune auto parcheggiate ed aggrediva il minore alle spalle. Il figlio precedeva di pochi centimetri il padre…il figlio era davanti, si può dire quasi attaccato alle gambe del padre….. il cane che ha morsicato il minore era di taglia media e di colore nero, senza alcun collare e con il pelo arruffato, ..e proveniva da dietro ed ha aggredito il minore alle spalle”.

Ha riferito, infine, che, “pur abitando in via Sciabelle, non ho segnalato alle autorità la presenza di cani randagi nella zona, pur essendomi io stesso imbattuto            più volte nei cani randagi e segnatamente in quello che ha aggredito il minore che continua ancora oggi a stanziare in zona”.

            Il teste C.Gabriella, agente della Squadra Ambientale della Polizia Municipale di Taranto, ha riferito di essere “intervenuta a seguito di segnalazione che ha fatto presso i nostri uffici il sig. M. Vincenzo, presentando un esposto scritto“.

L’ufficio provvedeva a contattare il medico della Asl e in uno con la collega T. Maria ed il Ten. Milano ci siamo portati sul luogo del sinistro …” ove “ho potuto notare la presenza di altri cani randagi ma non di quello indicato nell’esposto”

“Abbiamo avuto, come ufficio ove presto servizio e segnatamente quello della Squadra Ambientale della Polizia Municipale, altre segnalazioni per quella zona ove sono presenti cani randagi. In tutte queste circostanze l’ufficio ha sempre con solerzia contattato l’ASL al fine di provvedere alla cattura dei predetti cani randagi e morsicatori”.

Il teste T. Maria, anch’ella agente della Squadra Ambientale della Polizia Municipale, ha confermato le circostanze riferite dalla collega Ceci, aggiungendo che “abitualmente in quella zona ci sono cani randagi”.

Il teste B. Pasquale ha confermato la circostanza relativa ai due tentativi finalizzati alla cattura del cane randagio morsicatore – posti in essere il giorno dell’evento e quello successivo dai Vigili Urbani e dagli operatori della ASL- entrambi con esito negativo.

Il giorno successivo all‘aggressione “il cane era stato individuato ma non catturato. Ero presente anche quando hanno sparato al fine di tentare la cattura del cane il quale barcollando è fuggito”.

Tutto quanto riferito dai testi innanzi indicati è stato, inoltre, confermato dal teste M. Vincenzo che si trovava in compagnia del minore al momento dell’aggressione e successivamente presente anche ai vari tentativi di cattura del cane randagio, tutti con esito negativo.

In riferimento alla asserita responsabilità concorsuale ex art. 2048 c.c. in capo ai genitori si può affermare che nessun elemento può far ritenere sussistente tale responsabilità.

Infatti, come emerso nel corso dell’attività istruttoria, il minore precedeva il genitore solo di pochi metri, percorrendo regolarmente il marciapiede di via Sciabelle, e venendo aggredito alle spalle e morsicato da un cane sbucato all’improvviso da alcune auto parcheggiate (cfr. teste N.).

Né alcuna prova è emersa in relazione ad eventuali, presunti comportamenti tenuti dal minore o dal genitore tali da provocare una reazione improvvisa del cane morsicatore.

In definitiva, da quanto sopra è evidente la responsabilità della convenuta ASL nella causazione dell’evento dannoso riconducibile causalmente al cane randagio apparso improvvisamente in Via Sciabelle.

In merito alla quantificazione delle lesioni così come subite dal minore M. F., le stesse, oltre che documentalmente provate dalle certificazioni mediche prodotte, sono state riconosciute dalla espletata C.T.U. medico legale – a firma della Dott.ssa Gabriella Caffio – la quale, oltre a quantificare le lesioni, ha rilevato anche la compatibilità delle stesse con il dedotto morso di cane, dichiarando:

“gli esiti cicatriziali ipercromici, uno a livello del cavo popliteo e gli altri due affiancati distanziati di circa 7 cm., plausibilmente causati dall’infissione -in tale sede- dei due incisivi poiché compatibili con la distanza interincisale di cane di taglia medio-grossa. E’ da ritenersi documentato che le suddescritte lesioni, alle quali ben si attengono i reperti obiettivati dalla scrivente a seguito della visita medica e dell’ esame della documentazione in atti, riconoscano il loro meccanismo di produzione nel morso di cane subito dal piccolo F. Pio durante le ore diurne del 12.11.2013. Il nesso di causalità apparirebbe infatti dimostrato dalla positività dei criteri medico-legali di giudizio (topografico, cronologico, di efficienza lesiva ..). Nella potenzialità delle multiple modalità lesive (da ferita L.-C.) la localizzazione a carico della gamba risulterebbe suffragare la morsicatura da parte di cane. Trattasi infatti di sede che in genere viene aggredita da un cane di altezza di circa 40-50 cm. “

Quanto innanzi, fa concludere al CTU medico-legale per un danno biologico a carico di M.F., sia permanente che temporaneo, determinato dal CTU medesimo nelle percentuali qui di seguito meglio specificate:– I.P. 1% ;- I.T.T. gg. 10 ; – ITP al 50% gg. 15 ;- ITP al 25% gg. 20; Danno biologico permanente € 93,52; Invalidità temporanea totale € 462,90; Invalidità temporanea parziale al 50% € 347,18; Invalidità temporanea parziale al 25%     €231,45; Danno biologico temporaneo € 1.041,53, Personalizzazione del danno (ex morale nella misura di 1/3) € 611,68. Totale € 2.446,73, oltre interessi legali dal dì della sentenza al soddisfo.

Per quanto riguarda il danno morale sopra liquidato si osserva che ogni persona umana non reagisce allo stesso modo di fronte agli eventi traumatici, che possono essere di natura fisica, ma possono essere anche di natura psicologica. E’ ovvio che solo le lesioni fisiche possono essere oggettivamente riscontrabili, mentre più difficile diventa l’esame dei traumi psicologici che fanno parte della valutazione clinica del medico e dello psicologo. Le conseguenze del sinistro subito, senz’altro, hanno segnato traumaticamente una giovane vita e di cui occorre tenere conto.

Non può essere riconosciuta la somma di € 500,00 richiesta dalla parte attrice B.Simona, in quanto a supporto della stessa manca qualsiasi elemento probatorio.

Le spese di giudizio seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo, tenendo conto della esosità della somma inizialmente richiesta e dell’attività processuale svolta.

P.Q.M.

Il Giudice di Pace di Taranto, dott. Martino Giacovelli, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da parte attrice nei confronti del Comune e dell’AZIENDA SANITARIA LOCALE in persona del legale rapp.te pro-tempore, disattesa ogni altra istanza ed eccezione, così provvede:

1) dichiara il difetto di legittimazione passiva del Comune;

2) accerta e dichiara ex art. 2043 C.C. l’AZIENDA SANITARIA LOCALE di T., in persona del legale rapp.te pro-tempore, esclusiva responsabile dei danni per cui è causa e, per l’effetto, la condanna al pagamento in favore della parte attrice dei danni tutti quantificati   in   € 2.446,73, oltre interessi a far data dalla domanda;

3) condanna la stessa convenuta Azienda Sanitaria ASL in persona del legale rapp.te pro-tempore, alla rifusione delle spese processuali che liquida in complessivi € 1.735,00, di cui € 530,00 per esborsi ( ivi compreso il costo della CTU), e 1.205,00 per competenze professionali, oltre 12,50% ex art. 14 L.P., IVA e CPA, a parte le successive occorrende, da distrarsi in favore del difensore procuratore anticipatario;

4) rigetta la richiesta di condanna di € 500,00 avanzata da B. Simona;

5) Compensa tra le parti tutte le residue spese processuali.

Così decisa in Taranto e depositata in originale il giorno 28   dicembre 2015

Il Giudice di Pace

( dr. Martino Giacovelli)

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