Nuova elezione di domicilio: vale nella comparsa conclusionale?
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20 Gen 2016
 
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Nuova elezione di domicilio: vale nella comparsa conclusionale?

Fino a quando è possibile variare, nel corso del processo, l’elezione di domicilio e come si comunica alla controparte.

 

La parte processuale può, nel corso del processo, variare il proprio domicilio eletto, come nel caso in cui l’avvocato di parte muti il proprio studio o il cliente cambi del tutto il difensore. Non vi è dubbio che tale circostanza vada notificata alla controparte, affinché possa effettuare tutte le successive notifica al nuovo indirizzo (si pensi alla notifica dell’atto di appello).

 

 

Come si fa la variazione di domicilio?

La sede naturale della variazione di domicilio avviene in udienza, con dichiarazione scritta messa a verbale. Se non avviene in udienza, essa deve essere resa nota in un atto indirizzato alla controparte. È, pertanto, valida anche la nuova elezione di domicilio contenuta nella comparsa conclusionale, poiché la controparte ne ha legale conoscenza attraverso il deposito in cancelleria. Lo ha chiarito la Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

 

La Corte ricorda che, in tema di notifica della sentenza impugnata, nel caso in cui avvenga nel corso del giudizio il mutamento del domicilio eletto, per dare effetto a tale variazione, ai fini della decorrenza dei termini per l’impugnazione, è necessario “garantire alla controparte la legale conoscenza dell’atto”. Ne deriva che, se la variazione del domicilio eletto non avviene nel corso dell’udienza, deve essere resa nota in un atto indirizzato alla controparte, anche se non espressamente rivolto a comunicare tale mutamento. Pertanto è valida anche la nuova elezione di domicilio contenuta nella comparsa conclusionale, poiché la controparte ne ha legale conoscenza attraverso il deposito in cancelleria, indipendentemente dal fatto che la copia dell’atto venga ritirata o meno da procuratore della controparte.

 

In tal modo comunicata, la variazione del domicilio ha effetto nei confronti della controparte e la stessa è tenuta a notificare la sentenza al nuovo indirizzo eletto. Se non si attiene a tale indicazione, l’appello è inammissibile per tardiva proposizione.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez I Civile, sentenza 22 ottobre 2015 – 19 gennaio 2016, n. 807

Presidente Di Palma – Relatore Ferro

Il processo

D.M. e R.N., il secondo anche come erede di L. N., entrambi altresì come rappresentanti della Erredi di N. R. e M. D., nonché procuratori speciali di A.V., impugnano la sentenza App. Venezia 7.5.2008, n. 669/2008 (resa su RG. 2788/2004) con cui veniva rigettato il loro appello avverso la sentenza definitiva Trib. Vicenza 1.7.2004 n. 1064/04 e per l’effetto così respinta, per quanto qui d’interesse, la opposizione al decreto ingiuntivo emesso dal presidente del locale tribunale in data 16.1.1993 in confronto degli attuali ricorrenti, quali fideiussori le persone fisiche della società Erredi e i primi due anche soci illimitatamente responsabili della stessa, con aggiornamento ai pagamenti nel frattempo ricevuti dalla banca, quanto alla somma di condanna (per capitale ed interessi), nonché – conformemente alla sola nullità già dichiarata con sentenza non definitiva n.1219/2002 del medesimo tribunale – degli interessi moratori, senza più capitalizzazione trimestrale.
Ritenne la corte d’appello, in particolare, che: a) la Erredi s.n.c., pur se debitore principale, non era litisconsorte necessario

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[1] Cass. sent. n. 807/16 del 19.01.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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