Se il giudice ti condanna in primo grado: quale difesa?
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20 Gen 2016
 
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Se il giudice ti condanna in primo grado: quale difesa?

Come sospendere l’esecutività della sentenza di condanna di primo grado: l’istanza di sospensione della provvisoria esecuzione.

 

Mettiamo un caso piuttosto tipico: Tizio perde la causa in primo grado e viene condannato al pagamento di una somma che, per il momento, non ha; nello stesso tempo, però, non vuole rischiare che la controparte, agguerritissima, gli pignori il conto corrente in banca perché per lui sarebbe un grave danno. Cosa fare in questi casi?

 

L’errore comune è quello di ritenere che fare appello possa risolvere il problema.

Innanzitutto perché l’impugnazione della sentenza di primo grado è una soluzione condivisibile solo nella misura in cui vi siano margini di successo per via di evidenti errori (di forma o di sostanza) nel provvedimento del giudice. Diversamente, l’appello potrebbe peggiorare la situazione, implicando ulteriori spese per il debitore.

In secondo luogo perché l’appello non sospende l’efficacia della sentenza di primo grado che è “provvisoriamente esecutiva”: in pratica, appena emessa, la condanna del giudice legittima la parte vincitrice – anche se pende l’appello o solo i termini per appellare – a procedere all’esecuzione forzata e al pignoramento. Questo concetto viene riassunto, dai giuristi, in un’unica frase: la sentenza di primo grado è già titolo esecutivo.

 

L’unica soluzione, a tal riguardo, se non si riesce a trovare un accordo con la controparte, è quella di sperare che il giudice di appello conceda un provvedimento con cui sospenda l’efficacia esecutiva della sentenza di primo grado o, se già iniziato, del pignoramento in atto. È quanto volgarmente viene detto “sospensiva“.

A questo argomento è dedicata la seguente scheda.

 

 

Sospensione della provvisoria esecuzione

Nel proporre appello, l’appellante deve formulare una espressa richiesta (o istanza), a pena di decadenza, nell’atto di citazione.

 

Oggetto della richiesta può essere, in alternativa:

 

– la sospensione (in tutto o in parte) dell’efficacia esecutiva della sentenza di primo grado, volta a impedire che, in forza di essa, la parte vittoriosa inizi l’esecuzione forzata;

 

– la sospensione dell’esecuzione che, in forza della sentenza impugnata, è stata nel frattempo intrapresa.

 

Se il richiedente teme che l’esecuzione possa iniziare in pendenza del procedimento può proporre contemporaneamente le due richieste.

 

A sostegno dell’istanza, la parte deve addurre gravi e fondati motivi, eventualmente mostrando al giudice la possibilità di una propria insolvenza qualora dovesse essere portata ad esecuzione la sentenza.

 

Ad esempio, per quanto riguarda i motivi della sospensione, la parte può addurre una presumibile fondatezza dell’impugnazione che renda probabile la riforma della sentenza. Può anche sostenere che dall’esecuzione della sentenza deriva un pregiudizio per l’appellante molto più grave di quello che la parte vittoriosa potrebbe risentire dal ritardo nell’esecuzione.

 

Se il giudice rigetta l’istanza di sospensione della provvisoria esecuzione dichiarandola inammissibile o manifestamente infondata può condannare la parte al pagamento di una pena pecuniaria da un minimo di 250 euro a un massimo di 10.000 euro.

 

L’istanza va presentata solo con l’atto di appello e non successivamente a pena di inammissibilità.

 

 

Casi urgenti

Se la parte ha interesse a ottenere con particolare urgenza la sospensione dell’esecutorietà, può fare istanza affinché la pronuncia intervenga prima dell’udienza, presentando un apposito ricorso (distinto dall’atto di appello) al presidente della corte d’appello o al tribunale e motivando l’urgenza. In tal caso il giudice fissa l’udienza per la sospensione e un’ulteriore udienza per la decisione della causa nel rispetto dei termini a comparire.

 

Se sussistono i particolari motivi di urgenza, il giudice ordina con decreto l’immediata sospensione provvisoria e dispone la comparizione delle parti in camera di consiglio. In tale udienza, alla presenza delle parti, può confermare, modificare o revocare il precedente decreto con ordinanza non impugnabile.

 

Il giudice può anche disporre che la sospensione dell’esecutorietà sia parziale.

 

Le ragioni di urgenza e i gravi motivi non possono consistere nel semplice fatto che la parte soccombente rischia il pignoramento.

 

Eventuale cauzione

Il giudice può concedere la sospensione imponendo al richiedente una cauzione per garantire l’eventuale risarcimento dei danni subiti dal creditore procedente a seguito dell’interruzione dell’esecuzione.

La cauzione in questo caso può essere utilizzata solo per soddisfare le spese processuali liquidate dalla sentenza.

Se la parte non versa la cauzione, il provvedimento di sospensione perde efficacia e la controparte vittoriosa in primo grado può iniziare l’esecuzione forzata.

 

 

Decisione sulla sospensione

Il collegio, nella prima udienza, decide sulla richiesta di sospensione della provvisoria esecuzione con ordinanza non impugnabile.

 

Se l’appello è dichiarato inammissibile, gli effetti dell’ordinanza di sospensione dell’esecuzione perdono efficacia.


Autore immagine: 123rf com

 


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