Assenteisti: licenziamento per chi si fa timbrare il cartellino
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21 Gen 2016
 
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Assenteisti: licenziamento per chi si fa timbrare il cartellino

In Consiglio dei ministri la riforma della pubblica amministrazione: licenziamento entro 48 ore, reato e procedimento disciplinare chiuso in 30 giorni.

 

Scatterà l’immediata sospensione cautelare dal lavoro, senza stipendio, per il dipendente pubblico assente dal lavoro che, ciò nonostante, si farà timbrare il badge dai colleghi. Arriva al Consiglio dei ministri la bozza di decreto contro i furbetti assenteisti: il testo prevede un iter accelerato del procedimento che dovrebbe concludersi entro 30 giorni. Vediamo meglio gli aspetti caratterizzanti la nuova riforma che investirà la pubblica amministrazione.

 

Sul luogo di lavoro potranno essere installati strumenti di sorveglianza e di registrazione degli accessi o delle presenze: essi serviranno ad accertare le false attestazioni fatte, ad esempio, attraverso colleghi compiacenti o con altri sistemi (il noto caso del dipendente che arriva in ufficio, timbra e poi esce subito dopo). L’accertamento della falsa presenza in ufficio potrà dunque avvenire o in flagranza oppure mediante strumenti di controllo elettronico a distanza.

 

Se, in tal modo, verrà scoperto il dipendente pubblico infedele che attesta in modo fraudolento la presenza in servizio, per lui scatta immediatamente la sospensione cautelare dal lavoro; durante tale periodo di sospensione non gli sarà erogato lo stipendio.

 

Il dipendente verrà invitato a un contraddittorio con il datore di lavoro, che avrà luogo entro 48 ore dall’accertamento dell’illecito disciplinare. Al contraddittorio il lavoratore potrà fornire elementi a propria difesa.

 

Il dirigente responsabile dell’ufficio del dipendente “assenteista”, contestualmente al provvedimento di sospensione, fa partire il procedimento disciplinare, che dovrà concludersi entro 30 giorni (oggi i termini sono 60 giorni, ma quasi sempre si superano i 100 giorni per definire il procedimento).

 

Se il dirigente capo dell’ufficio non farà partire il procedimento nei confronti dell’assenteista (sospensione e procedimento disciplinare) potrà essere oggetto di licenziamento, con ulteriore contestazione del reato di “omissione d’atti d’ufficio”.

 

Oltre al procedimento disciplinare “veloce”, la condotta “assenteista” può essere fonte di responsabilità penale ed erariale. Per avviare le procedure necessarie alla contestazione del reato, tuttavia, bisogna prima attendere l’effettivo licenziamento e, quindi, il termine della procedura sopra descritta.

La Corte dei conti farà partire il procedimento penale nei confronti dell’assenteista per danno d’immagine entro tre mesi dalla conclusione della procedura di licenziamento. L’eventuale condanna non può essere inferiore alle sei mensilità di retribuzione. Chi verrà condannato penalmente sarà tenuto a corrispondere all’erario minimo sei mensilità di stipendio, oltre interessi e spese di giustizia. L’ammontare del danno d’immagine risarcibile è rimesso alla valutazione del magistrato “anche in relazione alla rilevanza del fatto per i mezzi d’informazione” e comunque l’eventuale condanna non può essere inferiore a sei mensilità di retribuzione.

 

 

La falsa attestazione e il nuovo procedimento disciplinare

L’aspetto sul quale maggiormente interviene la nuova legge è quello relativo alla previsione di un procedimento disciplinare “speciale”, in quanto derogatorio rispetto a quello ordinario [1].

Presupposto per l’attivazione di tale procedimento è che la falsa attestazione della presenza sia accertata “in flagranza ovvero mediante strumenti di sorveglianza o di registrazione degli accessi o delle presenze”.

Se non sussiste tale presupposto, e quindi se la falsa attestazione della presenza sia rilevata al di fuori dei due casi sopra indicati, si applicheranno le norme del procedimento disciplinare ordinario.

 

Per falsa attestazione in servizio si intende “qualunque modalità fraudolenta posta in essere, anche avvalendosi di terzi, per far risultare il dipendente in servizio o trarre in inganno l’amministrazione presso la quale il dipendente presta servizio circa il rispetto dell’orario di lavoro”.

 

Il procedimento disciplinare speciale è anticipato dall’applicazione della sospensione cautelare senza stipendio, che deve essere disposta entro 48 ore dalla conoscenza della notizia.

Anche in questo caso sono evidenti i profili di specialità della sospensione cautelare prevista dallo schema di decreto rispetto a quella contemplata dai contratti collettivi dei diversi comparti: si tratta di una sospensione obbligatoria, priva di un termine finale di durata, non retribuita.

 

Contestualmente al provvedimento di sospensione, il responsabile della struttura deve trasmettere gli atti all’ufficio per i procedimenti disciplinari, che dovrà avviare immediatamente il procedimento e concluderlo entro trenta giorni dalla ricezione degli atti o dal momento in cui è venuto a conoscenza dei fatti.

 

Nell’ambito di tale procedimento non si fa menzione né dell’audizione del lavoratore né di termini a difesa, dai quali tuttavia non sarà possibile prescindere non potendosi ammettere, in linea di principio, una compressione delle esigenze difensive che anche nei casi di flagranza o di rilevamento mediante strumenti di sorveglianza o di registrazione delle presenze debbono poter essere rispettate e consentite.


[1] Previsto dall’art. 55-bis del Dlgs 165/2001.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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