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News Pubblicato il 21 gennaio 2016

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News Arriva il contributo unificato ridotto per i più poveri e fasce deboli

> News Pubblicato il 21 gennaio 2016

Parte la riforma del contributo unificato: le categorie meno abbienti pagheranno di meno.

“Revisione del contributo unificato” in favore di “alcune categorie più deboli” della popolazione. È l’obiettivo annunciato dal guardasigilli Andrea Orlando alla Camera, in fase di replica al termine del dibattito sulle comunicazioni sull’amministrazione della giustizia.

Attualmente la legge non prevede l’esenzione dal pagamento del contributo unificato se non per chi rientra nei parametri del gratuito patrocinio (aggiornato, lo scorso agosto, ad euro 11.528,41 annui). Per cui tutti gli altri contribuenti, anche qualora dovessero sforare di pochi centesimi il suddetto tetto, sono tenuti a pagare per intero tanto le spese legali quanto le tasse, ivi compreso IL contributo unificato, bolli, notifiche, richiesta di copie, registrazione della sentenza, ecc.

Non sono previste neanche agevolazioni fiscali (detrazioni, ecc.), riduzioni o pagamento per scaglioni di reddito. L’unico parametro considerato dalla normativa ai fini della definizione dell’importo del contributo unificato è il valore della causa: tanto più è elevato l’importo conteso tra le parti, tanto più alto è il contributo. Pertanto, nell’ambito dello stesso scaglione di valore del giudizio, l’importo delle tasse da pagare è identico sia per chi guadagna poco che per il benestante.

Ebbene, questo sistema sembra destinato a tramontare. Il Ministro ha infatti annunciato una riduzione del contributo unificato per le fasce meno agiate. Orlando punta a finanziare la riduzione del tributo sulle cause con i risparmi derivanti dal Pct: “Senza la collaborazione dell’avvocatura, la partenza e lo sviluppo del processo civile telematico sarebbe stata impossibile” ammette il titolare del dicastero di Via Arenula.

E i processi lumaca nel civile? “Il 2015 conferma la tendenza ad una diminuzione di iscrizioni di nuove cause. Le pendenze erano 4,2 milioni alla fine del 2015 e dovrebbero scendere addirittura a meno 4 milioni alla fine del 2016. Dico addirittura perché alla fine del 2009 erano 6 milioni”. Lascia ben sperare la riforma delle procedure concorsuali in preparazione: “L’approccio non sarà più quello tradizionale, cioè di carattere sanzionatorio e di declaratoria del fallimento”, ma “piuttosto di prevenzione della crisi”.

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