Incidenti stradali e soccorso
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21 Gen 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Incidenti stradali e soccorso

L’omicidio stradale, l’attività del soccorritore, le conseguenze a livello assicurativo, sanitario e psicologico.

 

Il reato di omicidio stradale in Italia sembra essere ancora un po’ lontano dall’essere introdotto nel nostro codice, in altri Paesi del mondo, invece, l’omicidio stradale è previsto e punito come reato.

 

Gli incidenti stradali mietono, ogni anno, parecchie vittime. Nel 2013, secondo una stima preliminare di Istat pubblicata nel giugno del 2014, si sono verificati in Italia 182.700 incidenti stradali con lesioni a persone. Il numero dei morti, entro il trentesimo giorno dal sinistro, è stato di 3.400 persone, mentre i feriti ammontano a 259.500. Rispetto al 2012, l’Istat ha riscontrato una diminuzione del numero degli incidenti con lesioni a persone (-2,2%) e del numero dei morti (6,9%), in calo anche i feriti (-2%).

 

L’indice di mortalità, calcolato come rapporto tra il numero dei morti e il numero degli incidenti con lesioni moltiplicato 100, è pari, a 1,86. Tale valore è in lieve diminuzione rispetto a quello registrato per il 2012 (1,96). Rispetto al 2001, il numero di morti è diminuito nel 2013 del 52,1%. Tra il 2011 e il 2013, invece, la variazione percentuale è stata pari a -11,9%.

 

Il maggior contributo alla diminuzione del totale delle vittime in incidente stradale è dato, nel 2013, dalla flessione del numero dei morti su strade extraurbane (-8,6%) e sulle strade urbane (-8,5%). Il valore è pressoché stabile, invece, sulle autostrade, per le quali, però, era già stato registrato un forte calo negli anni precedenti.

 

Il Programma Europeo di azione per la sicurezza stradale 2011-2020 prevede un ulteriore dimezzamento del numero dei morti sulle strade entro il 2020 e una riduzione dei feriti gravi. A tal fine, per stabilire un target, è necessario che i Paesi UE si impegnino ad applicare la definizione armonizzata di gravità delle lesioni stabilita a livello internazionale.

 

Con riferimento al contesto internazionale, le stime preliminari dei tassi di mortalità, calcolati come rapporto tra il numero dei morti in incidente stradale e la popolazione residente (tassi per 1.000.000 di abitanti), registrati nel 2013 tra i Paesi dell’Ue, variano tra 27 per la Svezia e 93 per la Romania. Il valore per l’Italia è pari a 57, a fronte di una media europea di 52 morti per milione di abitanti.

 

La variazione percentuale media in Europa (Ue28) del numero dei morti in incidenti stradali, è pari a -7,6% tra il 2012 e il 2013, a -15,3% tra il 2011 e il 2013. In sostanza, si potrebbe dire, stiamo migliorando, anche se c’è ancora molta strada da fare per arrivare a poter dire che il problema è risolto. Sempre secondo i dati Istat pubblicati nel 2013 in riferimento al 2012 la maggior parte degli incidenti stradali avviene tra due o più veicoli (73,4%). I restanti casi (26,6%) vedono coinvolti veicoli isolati. Nell’ambito degli incidenti tra veicoli, la tipologia di incidente più diffusa è lo scontro frontale-laterale (63.560 casi con 842 morti e 93.670 feriti), seguita dal tamponamento, che registra 33.777 casi con 325 morti e 55 persone ferite.

 

Tra gli incidenti a veicoli isolati, l’investimento di pedone rappresenta l’evento più diffuso (10,1% degli incidenti) con 18.915 casi, in cui hanno perso la vita 534 persone e 21.400 sono rimaste ferite. La fuoriuscita o sbandamento del veicolo dalla carreggiata (9,2% sul totale incidenti) rappresenta la seconda tipologia di incidente, tra quelle a veicoli isolati, con 17.098 casi, in cui sono decedute 724 persone e 21.396 sono rimaste ferite. Con riferimento ai soli incidenti mortali, lo scontro frontale-laterale, la fuoriuscita e l’investimento di pedone raggiungono le incidenze più elevate (23,0%, 19,7% e 15,5%).

 

Chiunque lavori sulle ambulanze nell’ambito del soccorso extra ospedaliero di emergenza urgenza sa bene che gli incidenti stradali rappresentano una parte molto consistente del lavoro e, per questo motivo, è necessario un occhio di riguardo a questo evento che, molto spesso, lo abbiamo visto dalle statistiche, provoca morti e feriti. Pur non essendoci (ancora) il reato di omicidio stradale, non è trascurabile il fatto che si può essere accusati di omicidio colposo qualora si provochi il decesso di una persona mentre si è alla guida dell’auto.

 

L’omicidio colposo è decisamente diverso rispetto all’omicidio volontario, poiché per sua natura non implica la “volontà” di uccidere un’altra persona, bensì la “casualità” per cui un’azione, per colpa, ma non per dolo (ovvero per volontà), provoca la morte di un essere umano.

Naturalmente ci sono parecchi distinguo da fare. Chi si mette al volante con l’intento di spaventare gli altri automobilisti o con l’intenzione di tamponare un’altra vettura per provocare un incidente e, nel farlo, provochi la morte di qualcuno, difficilmente sarà accusato di omicidio colposo. Se, infatti, verrà dimostrata la sua intenzione di uccidere si parlerà di omicidio volontario con tutte le conseguenze del caso.

 

Il soccorritore che si trova a intervenire sul luogo di un incidente stradale non ha idea di come si sia effettivamente svolta la dinamica dell’incidente. Gli verrà comunicato che ci sono due veicoli che, entrati in collisione, hanno provocato il ferimento di una persona. Ma, anche una volta giunto sul posto, se da un lato capacità ed esperienza lo aiuteranno a farsi un’idea di come possa essere avvenuta la collisione tra i veicoli, poco o nulla saprà dell’intenzione o della mancanza di intenzione di uno dei guidatori o di entrambi di entrare in collisione.

 

Il soccorso di un ferito sulla scena di un incidente stradale non è affatto semplice. Quando possibile, la cosa migliore, è chiedere alle forze di polizia dove posizionare i mezzi ed affidare completamente a loro la gestione della scena: per operare in sicurezza cercare di non rimuovere nulla dall’asfalto o, documentare prima, eventuali spostamenti di feriti e tracce.

 

 

Esempio di soccorso errato

Resta il fatto che piccole porzioni di plastica, vetro, metallo sono componenti dei mezzi coinvolti utilissimi per l’identificazione degli stessi mezzi e della dinamica dell’incidente: spostarli e urtarli, anche involontariamente, potrebbe complicare il successivo lavoro degli investigatori. Potrà evincere, il soccorritore, dalla segnaletica orizzontale e verticale di quel tratto di strada e dalla posizione dei veicoli incidentati, la traiettoria che li ha fatti collidere.

 

Nel caso di incidenti stradali contano anche le testimonianze di chi, direttamente o indirettamente coinvolto, ha assistito al sinistro. Per quanto riguarda la testimonianza forse è utile osservare che il ricordo viene “salvato” nella nostra mente per poco tempo. In realtà ricordiamo tante cose e ci sembra di ricordarle bene. Ma il tempo in qualche modo incrina il ricordo e ciò che è stato visto, nel racconto, subirà involontariamente delle censure o delle aggiunte.

 

Non si tratta di malafede, bensì di un lavorìo incredibile della nostra mente: nel ricordo, infatti, hanno molto peso il nostro background, le emozioni provate nel momento in cui abbiamo vissuto un fatto, altri ricordi. Così, raccontare al momento di un incidente appena occorso sarà ben diverso che raccontarlo tra un giorno, tra un mese o tra un anno. Sicuramente ci ricorderemo di quell’incidente, ma difficilmente riusciremo, a distanza di un anno, a ricostruire esattamente ciò che abbiamo visto. Cosa diversa è se ci viene chiesto di raccontare cosa abbiamo visto nell’imminenza del fatto.

 

I soccorritori, in questo senso, possono fungere da depositari della verità: se un testimone, per esempio, racconta loro ciò che è accaduto e poi, disgraziatamente, muore, l’unico a conservare quel ricordo, seppur per interposta persona, sarà il soccorritore. Un altro punto fondamentale oltre alla testimonianza è l’ingresso sulla scena di un incidente stradale. Come da protocollo 118 è necessario sempre tenere presente che la scena potrebbe non essere sicura: si potrebbe scivolare sui liquidi fuoriusciti dai veicoli incidentati, si potrebbe altresì inciampare sui rottami, ferirsi con i vetri. Meglio quindi, quando si interviene su un incidente stradale, dedicare attenzione al colpo d’occhio per valutare al meglio se la scena è o meno sicura.

 

Resta il fatto che piccole porzioni di plastica, vetro, metallo sono componenti dei mezzi coinvolti utilissimi per l’identificazione degli stessi mezzi e della dinamica dell’incidente: spostarli e urtarli, anche involontariamente, potrebbe complicare il successivo lavoro degli investigatori.

 

 

Le conseguenze a livello assicurativo, sanitario e psicologico

Una volta valutato di poter intervenire è necessario considerare che l’incidente in cui sono coinvolti feriti avrà delle conseguenze: a livello assicurativo, a livello sanitario e a livello psicologico.

 

Per quanto riguarda le assicurazioni è importante ricordare che il mondo, oltre a essere un posto pieno di buone persone, ospita anche qualche truffatore che vive di espedienti e sa bene che da un incidente stradale, anche lieve, si può guadagnare parecchio. Tra i soccorritori di Milano (la realtà che conosciamo di più) vengono chiamati in gergo “verdi assicurativi” quei casi in cui, pur non avendo evidentemente subìto alcun danno fisico, neppure lieve, la vittima decide di richiedere di farsi refertare in ospedale per poter accedere, magari millantando un qualche disturbo, alla copertura assicurativa della controparte.

 

Naturalmente la possibilità di farsi refertare è un diritto e non si può negare a nessuno, ma alcune persone se ne approfittano in modo decisamente plateale. Tutto sommato, però, quando nessuno si è fatto seriamente male vi è sì la

beffa ai danni dell’assicurazione, ma il problema è contenuto. Diverso il caso in cui ci siano feriti gravi o addirittura dei morti. In questo caso, infatti, oltre alle assicurazioni interverrà l’autorità giudiziaria per stabilire le responsabilità di ognuno.

 

Sicuramente sarà capitato a tutti di vedere le forze dell’ordine al lavoro per stabilire la dinamica di un sinistro: nei casi più semplici si possono scorgere le tracce di gesso a terra per simulare la posizione delle vetture e ricostruire la dinamica dell’incidente. E ricostruire la dinamica di un incidente è davvero un compito arduo che determina le responsabilità e incide in modo peculiare sulle vite delle persone coinvolte o di chi è rimasto, magari perché un suo caro è stato falciato da un “pirata della strada”.

 

In questi casi l’intervento su un incidente stradale da parte dei soccorritori andrebbe sempre portato avanti tenendo presente che il soccorso extraospedaliero in sede di emergenza urgenza è la punta dell’iceberg di ciò che avverrà in seguito. Motivo per cui evitare di spostare ciò che non serve spostare, evitare di toccare ciò che non serve toccare, evitare di calpestare ciò che è possibile evitare di calpestare è sempre un ottimo modo di lavorare. Tendendo conto che l’obiettivo unico e fondamentale è portare soccorso, e si può portare soccorso senza “devastare” la scena di un incidente.

 

Bisogna infatti sempre pensare che la vittima di un incidente stradale avrà giustizia solo se sarà possibile, in seguito all’intervento dei soccorritori, ricostruire l’esatta dinamica di quanto accaduto. E la giustizia è il prolungamento del soccorso iniziale prestatole.

 

Non è, infatti, impossibile soccorrere qualcuno che sia rimasto vittima di un incidente stradale usando le dovute precauzioni per permettere, in seguito, a chi dovrà lavorare sulla scena di svolgere il suo compito adeguatamente: bastano semplici accorgimenti come, appunto, evitare di calpestare tracce e spostare materiali, che nulla tolgono o aggiungono al servizio. Ci sono però casi in cui è assolutamente necessario procedere con spostamenti poiché, diversamente, sarebbe impossibile soccorrere la vittima.

 

Resta fermo il punto che è la vita umana a essere, sempre e comunque, la meta di chi soccorre. Motivo per cui ogni soccorritore sarà in grado di valutare se e in che modo potrà portare il soccorso evitando le tracce o dovendo distruggerle perché altrimenti impossibilitato a soccorrere la vittima. In questo caso il colpo d’occhio è importante: quante persone ci sono, dove si trovano rispetto ai veicoli coinvolti, cosa c’è a terra. L’esperienza di alcuni soccorritori è tale che, conoscendo le vetture (marca e modello), riescono a determinare la velocità a cui andavano prima di entrare in collisione. Pur essendo alcuni molto bravi, è sempre meglio basarsi su evidenze scientifiche piuttosto che su sensazioni.

 

Abbiamo già detto quanto sia labile e poco duraturo il ricordo. Per questo motivo sarebbe importante che, dopo un incidente stradale, appena possibile, si scrivesse un memorandum (o lo si registrasse a voce) di quanto accaduto per evitare che il ricordo si dissolva. Nel narrare i fatti è possibile, per il soccorritore, offrire una visione soggettiva di quanto accaduto: è importante però che nel farlo sottolinei che si tratta, appunto, di una sua deduzione o di un suo punto di vista (per esempio evincere dai rottami la velocità a cui viaggiavano le auto). Ancora una volta entra in gioco la tecnologia: una fotografia della scena, un filmato, una registrazione audio delle testimonianze sarebbero un punto a favore della giustizia. Ci ritorneremo più avanti quando si parlerà, appunto, di riprese audio e video.

 

 

 

Un incidente anomalo

Il 25 luglio 2011, a Milano, è successo quello che, a un primo esame, sembrava un incidente stradale: un guidatore anziano aveva investito un centauro uccidendolo. Ciò che ha fatto sospettare i vigili urbani giunti sul posto sono state, in

primis, le testimonianze degli astanti che avevano assistito all’incidente e, in secondo luogo, la posizione dei veicoli: sia l’auto che lo scooter erano posizionati in senso contrario di marcia in una via a senso unico.

 

Dal quotidiano Repubblica: “Le persone che lunedì pomeriggio stavano passeggiando in viale Andrea Doria, zona nord-est di Milano, l’hanno descritta come ‘una scena agghiacciante da film’, ma non c’erano registi, purtroppo, e non si stava girando nulla. Era la realtà: un pensionato di 71 anni ha lanciato la sua auto all’inseguimento di un uomo a bordo di uno scooter, l’ha poi raggiunto, investito e ucciso passando sul suo corpo per due volte, dopo che tra i due poco prima si era accesa una banale lite in strada. Stando alle indagini, il pensionato e il motociclista, Alessandro Mosele, 35 anni, che lavorava nel settore della ristorazione, avevano iniziato a litigare verso le 15.30 a un semaforo all’altezza di via Montepulciano, forse per una precedenza all’incrocio. Fra i due, stando anche a quanto ha raccontato l’anziano nel lungo interrogatorio davanti al pm, sarebbe volato anche qualche sputo. Mosele era poi risalito a bordo del suo scooter e l’altro avrebbe deciso di inseguirlo per fargliela pagare. ‘Non volevo ucciderlo, ho perso la testa ma volevo solo parlargli’, avrebbe detto nell’interrogatorio davanti agli inquirenti. Fatto sta che l’inseguimento è durato qualche centinaio di metri. L’auto si è accostata allo scooter in corsa e i due si sono scambiati ancora insulti, fino a che Mosele non ha deciso di imboccare viale Andrea Doria contromano. Il pensionato gli è andato dietro e avrebbe investito in pieno lo scooter. L’uomo è caduto e, come raccontano quattro testimoni che erano in zona, si è aggrappato alla parte anteriore della macchina, all’altezza della targa, nel vano tentativo di non finire sotto le ruote. Una dinamica che ricorda in parte la morte del pensionato milanese, Giovanni Conti Papuzza, che nel 2007 venne investito da Alessandro Braidic (condannato anche in secondo grado a 18 anni per omicidio volontario) e che rimase a lungo aggrappato al cofano nell’estremo tentativo di salvarsi.

 

Per questo motivo Vittorio Petronella, pensionato di 71 anni, è stato condannato a 16 anni di carcere dal gup milanese Donatella Banci Buonamici, che lo ha giudicato con rito abbreviato e lo ha riconosciuto colpevole di omicidio volontario. I genitori e il fratello della vittima, costituitisi parte civile al processo, saranno risarciti con una provvisionale complessiva di 75mila euro. Nel condannare l’ultrasettantenne il giudice ha escluso l’aggravante dei futili motivi, come aveva proposto il pm Antonio Sangermano, che aveva chiesto per l’imputato una condanna a 18 anni di reclusione.

 

Secondo la difesa andava contestato l’omicidio colposo o preterintenzionale, invece, e per sostenere ciò è stata consegnata al gup una perizia cinematica secondo la quale il motociclista sarebbe caduto per aver sbattuto contro il cordolo di un marciapiede e non a causa dell’impatto con l’auto del pensionato, che lo stava inseguendo. Petronella, che da fine agosto si trova agli arresti domiciliari, in aula ha ribadito di ‘non essere riuscito a evitare il corpo dell’uomo che si è trovato davanti’.Parole che non sono bastate per alleggerire la sua posizione, di fronte alle dichiarazioni rese agli inquirenti da quattro testimoni, che lo hanno visto inseguire, travolgere e uccidere lo scooterista passando sopra al corpo”.

 

La polizia locale, intervenuta sul posto, aveva notato, come prima cosa, la posizione dell’auto che, appunto, era contromano rispetto al senso di marcia (un senso unico). Inoltre grazie alle testimonianze è stato possibile ricostruire quanto accaduto. I rilievi sull’auto e sulla lesività delle ferite sul corpo della vittima hanno dato conferma di quanto raccontato dai testimoni e dall’autore del reato.

 

 

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