Pignoramento del conto corrente
Lo sai che?
24 Gen 2016
 
L'autore
Marco Borriello
 


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Pignoramento del conto corrente

Procedura del pignoramento del conto corrente, tempi, durata, modalità e conclusione del vincolo del conto corrente, pignoramento di Equitalia, conto cointestato, assegni emessi prima del pignoramento, protesto.

 

Molti della mia età avranno sentito parlare del famoso materasso, culla dei nostri sogni, ma anche custode del nostro denaro. Ebbene, oggi come oggi i soldi sono invece depositati in banca, nel cosiddetto conto corrente, ormai diventato una necessità e in molti casi anche un obbligo.

Il segreto bancario, così come era concepito alcuni anni fa, consentiva ai correntisti di essere al riparo dagli occhi indiscreti di tutti : soggetti pubblici e privati. Oggi invece, chiunque può accedere alle informazioni del nostro conto corrente : dal fisco, al creditore che agisce per recuperare somme a lui dovute.

Questo articolo si propone di spiegare come si pignora un conto corrente e cosa accade dopo il pignoramento del medesimo.

 

 

Qual è la procedura ordinaria per pignorare il mio conto corrente?

Questa inizia con un atto di citazione a comparire dinanzi al Giudice dell’esecuzione, notificato sia al debitore correntista sia alla banca di quest’ultimo. La detta banca, nel termine di dieci giorni, è tenuta a dichiarare, tramite raccomandata o posta elettronica certificata, le somme già in suo possesso e anche quelle successivamente, dovute al correntista.

 

Indipendentemente dalla predetta dichiarazione, la banca, ricevuta la notifica del pignoramento, ai sensi della legge vigente, è obbligata a vincolare il conto corrente per una somma pari all’importo per cui si procede, aumentato della metà [1]. Ad esempio se il pignoramento è di € 4000,00, la banca bloccherà il conto per € 6000,00. Ove mai ignorasse questo dovere, gli atti di disposizione della banca sarebbero totalmente inefficaci nei riguardi del creditore procedente. Togliete pertanto, ogni speranza che la banca possa non vincolarvi il conto.

 

In un caso, una parte dei vostri soldi resta comunque disponibile : quando sul conto, antecedentemente al pignoramento, sono depositate somme a titolo di stipendio, indennità, provvigione o pensione. In questa ipotesi, nonostante il pignoramento, la banca non potrà bloccare una somma pari all’ammontare dell’assegno sociale, moltiplicato per tre. Attualmente, tale importo corrisponde ad € 1345,56 (448,52*3). Se invece, successivamente al pignoramento, ma prima che si concluda questa procedura esecutiva, affluiscono altri stipendi o pensioni, essi saranno vincolabili solo parzialmente [2]: ovviamente, se le somme già depositate erano sufficienti a coprire il pignoramento, aumentato della metà, nessun altro vincolo potrà essere disposto sugli stipendi o su qualsiasi altro versamento successivamente avvenuto.

 

La procedura di pignoramento, al netto di eventuali opposizioni del correntista, si conclude con l’ordinanza di assegnazione del giudice, con la quale sarà attribuita la somma al creditore procedente, ma nel rispetto dei limiti anzi detti e senza alcuna ripercussione sulle somme che successivamente confluiranno sul conto.

 

 

Qual è la procedura cui può accedere Equitalia per pignorare il mio conto corrente?

In base alla normativa vigente [3], Equitalia può notificare alla Banca un ordine di pagamento delle somme in suo possesso sino alla concorrenza del credito per cui agisce, senza quindi dover comparire dinanzi al Giudice dell’esecuzione e senza alcun ordine di assegnazione del medesimo. La Banca entro sessanta giorni deve provvedere in tal senso, ma sempre lasciando disponibile al correntista il minimo impignorabile sopra descritto (l’ammontare dell’assegno sociale, moltiplicato per tre. € 1345,56), ove mai le somme, già presenti, siano in esso confluite a titolo di stipendio, indennità, provvigione o pensione [4].

Qualora la Banca non dovesse provvedere in tal senso (non succede mai), Equitalia dovrà ricorrere al pignoramento del conto corrente, secondo la procedura ordinaria sopra descritta.

 

 

Cosa accade dopo il pignoramento del mio conto corrente? Il mio conto si sblocca oppure no?

Assolutamente si. Se anche il pignoramento eseguito non è stato sufficiente a coprire il credito per cui si agiva, la legge non consente che il medesimo possa avere un effetto a tempo indeterminato. Ove mai il creditore, valutata la corposità del proprio credito, tra sorta capitale, interessi e spese, intende vincolare il debitore fino alla concorrenza di quanto dovuto, dovrà procedere al pignoramento dello stipendio presso il datore di lavoro del debitore, ma con il limite di 1/5.

In alternativa, ma in un momento successivo, potrebbe procedere ad un nuovo pignoramento del conto corrente, ma sempre nel rispetto della procedura e dei limiti anzi detti.

 

 

Ho un conto cointestato: cosa succede in caso di pignoramento?

Fino a prova contraria, si presume che le somme presenti sul conto siano, in parti uguali, di proprietà dei vari cointestatari. Ad esempio, in caso di marito e moglie, se il creditore agisce nei riguardi del primo, la moglie potrà liberamente disporre della metà delle somme presenti sul conto. Questo importo non potrà essere vincolato dalla banca e tanto meno assegnato dal Giudice. Ma c’è di più : essendo la banca tenuta al rispetto della cosiddetta solidarietà attiva, anche il marito potrà effettuare disposizioni (prelievi e quant’altro) sulla metà della moglie.

In conclusione, a seguito della notifica di un pignoramento, nel caso di conto cointestato, la quota riferibile al correntista non pignorato è e resta sempre disponibile.

 

 

Con la notifica del pignoramento è vincolato l’intero conto corrente? Se ci sono somme in eccesso, posso disporne?

Farò un esempio pratico per spiegare meglio la situazione, alla luce di quanto già espresso in precedenza.

Al momento della notifica sono presenti sul conto corrente € 10.000,00, confluiti sul medesimo a titolo di stipendio e il creditore agisce per un credito complessivo, comprensivo di sorta capitale, interessi e spese, di € 4000,00.

 

1) la banca, ricevuta la notifica, deve lasciare disponibile la quota impignorabile e cioè € 1345,56 (448,52*3), corrispondente alla misura della assegno sociale, moltiplicato per 3.

 

2) la banca, sui restanti 8654,44 (10.000 – 1345,56) è obbligata a “custodire” e vincolare un importo pari al credito complessivo per cui si agisce (4000,00) aumentato della metà (2000).

 

3) la restante somma e cioè € 2654,44 (8654,44 – 4000,00 – 2000,00) aggiunta alla base impignorabile di cui sopra e cioè € 1345,56, sarà quella di cui può liberamente disporre il correntista, nonostante il pignoramento del suo conto. In totale, questa cifra, nell’esempio riportato, ammonta ad € 4000,00 (2564,44+1345,56).

 

Se non avete capito, siete scarsi in matematica.

A parte gli scherzi, se la banca non rispetta le disposizioni in materia avete tutto il diritto di fare opposizione e di agire per danni a carico della banca.

 

 

Prima del pignoramento ho emesso degli assegni ancora non incassati: rischio il protesto?

Ebbene, mi dispiace dirlo ma è così. Non importa infatti la data di emissione dell’assegno, ma il momento in cui il medesimo è portato all’incasso dal portatore. Se questo avviene durante un pignoramento del conto corrente, nel frattempo totalmente o parzialmente vincolato, e non sono rimaste somme disponibili sul conto per coprire l’assegno, esso sarà protestato.

Non disperate, però. Come ho consigliato in circostanze simili, se i rapporti con il possessore dell’assegno sono buoni, attraverso la procedura di liberazione dell’assegno scoperto potete tranquillamente impedire che il protesto si consolidi.

Avete sessanta giorni di tempo per rimediare, quindi un margine più che sufficiente per organizzarvi in tal senso.


[1] Art. 546 cod. proc. civ.

[2] Art. 545, comma 8 cod. proc. civ. – Art. 546, comma 2 cod. proc. civ.

[3] Art. 72bis dpr 602/1973.

[4] Art. 546, comma 2 cod. proc. civ.: Nel caso di accredito su conto bancario o postale intestato al debitore di somme a titolo di stipendio, salario, altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, nonché a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza, gli obblighi del terzo pignorato non operano, quando l’accredito ha luogo in data anteriore al pignoramento, per un importo pari al triplo dell’assegno sociale; quando l’accredito ha luogo alla data del pignoramento o successivamente, gli obblighi del terzo pignorato operano nei limiti previsti dall’articolo 545 e dalle speciali disposizioni di legge

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
9 Ott 2016 daniele battista

Gentilissimo Dott Borriello volevo sapere questa sentenza mi sembra purtroppo modificare quello che diceva sul conto cointestato cioè pignorabile nella misura del 50% sbaglio ?
grazie di una risposta

Concludendo: nel caso di conto corrente cointestato a firma disgiunta, la banca deve dare esecuzione al provvedimento di pignoramento disposto dal giudice per l’intera somma depositata, anche quando la procedura di pignoramento derivi dai debiti di uno solo dei contitolari del conto corrente. Rispetto alle somme presenti in un conto corrente cointestato, non è infatti possibile distinguere il patrimonio personale di ciascuno dei cointestatari e non può pretendersi che l’intermediario risolva questioni interne delle parti, riguardanti le quote spettanti a ciascuno di essi. A fronte di un provvedimento dell’Autorità giudiziaria, l’istituto di credito può e deve soltanto eseguirlo: le eventuali contestazioni tra le parti sono questioni di esclusiva competenza del giudice che si occupa del pignoramento.
Si tratta del nuovo orientamento, in tema di pignoramento di un conto corrente cointestato, assunto dal Collegio di coordinamento dell’Arbitro Bancario Finanziario nella decisione 8227 del 30 ottobre 2015.