Incidenti di caccia
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22 Gen 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Incidenti di caccia

Il soccorso negli incidenti verificatisi nelle attività di caccia; la caccia al cinghiale.

 

Nel nostro Paese la caccia è un’attività molto controversa per ovvie ragioni: su fronti opposti si affrontano animalisti (o semplici cittadini sensibili ai diritti degli animali) e cacciatori (o semplici cittadini sensibili ai diritti dei cacciatori).

 

A prescindere dalla polemica e dagli opposti punti di vista, giova in questo saggio fare il punto sull’intervento dei soccorritori nel caso di incidenti di caccia che, stando alle cronache dei giornali, hanno provocato, nella stagione 2011/2012 75 feriti e 11 morti (fonte La Repubblica). Naturalmente se si considera il numero di abitanti del Paese, circa 60 milioni di persone, i numeri sono, fortunatamente, piuttosto contenuti. Ma non per questo vanno esclusi dalla trattazione.

 

Dato che, negli incidenti di caccia, vi è il coinvolgimento di armi da fuoco, va da sé che la scena potrebbe non essere sicura. Ma di solito, il cacciatore che ha ferito, in modo più o meno grave, il suo compare scambiandolo per una lepre, non fugge, resta sul posto, proprio perché nel 99% dei casi non vi è malafede, non vi è dolo, nell’azione, motivo per cui il colpevole non tende a fuggire: nel caso di un’indagine, che sicuramente verrà aperta, soprattutto se la vittima è morta, potrà sempre difendersi dicendo che, appunto, si è trattato di un incidente.

 

Proprio per questo motivo, la consapevolezza di poter addurre l’accidentalità dell’azione, è necessario prendere in considerazione la malafede: se so di poter giustificare la mia azione, allora non fuggo.

 

Si tratta, si badi bene, di casi davvero isolati, ma è bene che il soccorritore ne sia comunque informato. Fa parte del suo bagaglio culturale. Si diceva poco sopra che, entrando sulla scena in cui sono presenti armi da fuoco, è consigliabile considerare la possibilità che la scena non sia sicura. Chiunque può intimare a un’altra persona di abbassare un’arma e, se il soccorritore si trova di fronte un cacciatore ancora armato, è bene che chieda di abbassare l’arma e, meglio ancora, di poggiarla al suolo.

 

Si parte, in questo caso, dal presupposto che il cacciatore sia una persona esperta di armi (nella maggior parte dei casi è così) e che sia in grado, se ne ha l’intenzione, di occultare le prove e le tracce delle sue azioni. L’intervento sulla scena in cui è avvenuto un incidente di caccia dovrebbe avvenire seguendo i dettami utili per l’ingresso sulla scena di un crimine: se da un lato è vero che si è trattato di un incidente, dall’altro lato è anche vero che, per stabilirlo, dovrà essere aperta un’indagine che necessiterà di elementi e di prove per corroborare una tesi o l’altra.

 

In questo senso il soccorritore dovrebbe considerare, ove possibile, di non cancellare tracce e di non modificare la scena spostando, per esempio, armi, bossoli, proiettili, cartucce e altri oggetti per non alterare la dinamica dell’evento che, in seguito, andrà ricostruita per individuare le responsabilità.

 

Da tenere altresì presente che, di solito, gli incidenti di caccia avvengono in campi aperti. La competenza è, di solito, della polizia provinciale con cui il soccorritore potrebbe avere modo di confrontarsi. Anche in un incidente, come per qualsiasi scena del crimine, la scena va “congelata”, va fotografa ed è necessario procedere con la repertazione. Non è certo compito del soccorritore, ma muoversi sulla scena avendo presente cosa accadrà dopo è decisamente più semplice: si hanno così punti di riferimento essenziali su cosa fare e cosa non fare.

 

Cosa fare è semplice: soccorrere la vittima tenendola come meta fondamentale del soccorso. Cosa non fare è meno semplice, ma non impossibile: evitare di toccare le armi (anche se si è provetti cacciatori e anche se si conosce bene l’arma) e di spostarle in modo che la dinamica di ciò che è successo sia chiara. Evitare, altresì, di scaricarle o di metterle in sicurezza: le armi, da sole, non sparano. Si possono quindi lasciare così come le si trova. Evitare, ove possibile, anche all’aperto, di alterare la scena. Evitare di calpestare le tracce anche se, all’esterno, magari in mezzo a un campo, è piuttosto

difficoltoso.

 

 

Caccia al cinghiale

La caccia, che si sia d’accordo o meno, è una realtà di questo Paese. Motivo per cui potrebbe capitare di trovarsi di fronte

a un incidente occorso durante una battuta di caccia. Esistono leggi e regolamenti emanati anche a livello locale (Regione, Province e APC – Ambito territoriale di caccia) a cui bisogna sottostare per esercitare l’arte venatoria.

 

L’ipotesi, questa volta, è una battuta di caccia al cinghiale. Ovvero caccia all’ungulato che viene praticata con la carabina (fucile ad anima rigata) oppure con il fucile a canna liscia con cartuccia caricata a palla. Bisogna, naturalmente, immaginare che una carica di questo tipo serve ad abbattere, possibilmente al primo colpo, un animale di grandi dimensioni: gli effetti su un essere umano sono, quindi, devastanti. Una battuta di caccia al cinghiale prevede una certa organizzazione in modo che tutti i partecipanti siano (relativamente) al sicuro. Il canaio è quello che si occupa della muta di cani (che stanano, circondano l’animale). Nella nostra ipotesi, inizia la caccia, ma i nostri cacciatori sono dei “praticoni”, sono amici e non rispettano tutte le regole di sicurezza.

 

Uno dei cacciatori, a caccia iniziata, spara e colpisce un cinghiale. Poi, subito dopo, tra i cespugli vede altro movimento

e fa fuoco un’altra volta. E questa volta invece di colpire un cinghiale colpisce un collega uccidendolo. Quel giorno la vittima che nella sua “carriera” aveva sempre e solo imbracciato il fucile, viene scelto per fare il canaio, ma evidentemente senza alcuna esperienza, si era mosso in ritardo rispetto alla tempistica che i colleghi cacciatori si aspettavano e in modo imprudente aveva anche percorso la direzione sbagliata.

 

Il suo ritardo e la scelta di un’altra strada lo ha fatto quindi trovare sulla linea di tiro del collega che non aveva idea che il canaio fosse in ritardo e così ha fatto fuoco, senza vedere a cosa o a chi, supponendo che il canaio fosse altrove e che dietro al cespuglio non potesse che trovarsi un cinghiale. In questo caso, se i colleghi cacciatori, chiamassero in soccorso

un’ambulanza, sarebbe opportuno che i soccorritori documentassero la scena con foto e video poiché è fondamentale che la dinamica di ciò che è successo possa essere ricostruita e che di conseguenza l’attribuzione di responsabilità avvenga senza dubbio.

 

Non è strano, infatti, che in situazioni di questo tipo chi ha sparato tenda a scaricare la responsabilità su altri. Nel nostro

caso ipotetico tutta la responsabilità potrebbe essere scaricata sulla vittima: il canaio, infatti, si è mosso in direzione sbagliata e in ritardo. Ma ciò non toglie che la responsabilità della morte di una persona sia di chi ha fatto fuoco. Anche se non vi era alcuna volontà di uccidere.

 

Il-soccorritore-sulla-scena-del-crimine


 


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