Incidenti domestici
Miscellanea
22 Gen 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Incidenti domestici

Incidenti domestici e ricostruzione delle dinamiche: i rapporti tra i familiari, le testimonianze, l’analisi del disordine dovuto alla colluttazione; strani casi di omicidi domestici.

 

Secondo i dati dell’indagine multiscopo Istat, nel 2001 sono state 2.848.000 in Italia le persone vittime di incidenti domestici. Secondo i dati del Siniaca (Sistema Informativo Nazionale sugli Incidenti in Ambienti di Civile Abitazione istituito dall’Istituto superiore di sanità con la legge 493/99), nel 2004 almeno 1.300.000 persone (2% dei residenti) sono andati in pronto soccorso a causa di un incidente domestico: di questi, 130.000 sono stati ricoverati, per un costo totale di ricovero ospedaliero di 400 milioni di euro all’anno.

 

Ogni anno nel nostro paese si verificano circa tre milioni di infortuni domestici con 8400 morti (oltre sei volte superiore al numero degli infortuni mortali sul lavoro) e 300.000 ricoveri ospedalieri. Per dovere di cronaca è giusto notare che questa situazione non riguarda solo il nostro Paese, bensì il mondo intero. Anche l’OMS (Organizzazione

Mondiale della Sanità) ha dato direttive a tutti i Paesi affinché approntino piani di prevenzione degli incidenti domestici che, solo in Europa, tra il 1998 e il 2000 hanno causato 56 mila morti e quasi 20 milioni di feriti (secondo i dati raccolti da Elhass).

 

Questo significa, naturalmente, che il soccorritore ha altissime possibilità di imbattersi in uno scenario da incidente domestico. Sempre secondo lo studio sono i bambini e gli anziani le vittime più rappresentate, sono le cosiddette fasce deboli. Mentre tra le modalità di incidente, sempre secondo i dati Siniaca, hanno grande rilevanza le cadute (50% dei casi) seguite da ustioni e ingestioni di corpi estranei (con conseguente soffocamento). Il numero davvero rilevante emerso dallo studio e da tenere in considerazione riguarda i circa ottomila morti l’anno. È un numero davvero impressionante se

lo si rapporta ai morti per incidente sul lavoro (circa duemila all’anno), ai morti per incidente stradale (circa quattromila all’anno) e ai morti in seguito a omicidio volontario (una media, negli ultimi anni, di circa 550 persone all’anno). Motivo per cui l’incidente domestico va preso in seria considerazione.

 

Una riflessione che fa un po’ da premessa è d’obbligo: se solo lo 0,5% di questi ottomila morti non derivasse da un incidente bensì da un omicidio “camuffato” da incidente domestico, avremmo 40 morti in più all’anno per omicidio volontario che, su una statistica di circa 550 morti, incidono moltissimo.

 

La riflessione deriva dal fatto che all’interno delle abitazioni, in famiglia, spesso è molto difficile determinare chi abbia fatto cosa e, soprattutto, perché. Le dinamiche famigliari sono universi unici e sconosciuti, preclusi a chi viene da fuori. Inoltre non conoscendo la famiglia e sapendo che in casa ci sono “trappole” che si rivelano spesso mortali, come scale molto ripide, veleni e sostanze chimiche, pavimenti dei bagni molto scivolosi, risulta quasi impossibile imputare la responsabilità di una morte a qualcuno.

 

In molti casi, il colpevole viene individuato e fermato grazie all’intervento di testimoni (che, per esempio, hanno visto la dinamica dei fatti) oppure grazie alla testimonianza della vittima stessa che si è, fortunatamente, salvata. Ma se la vittima decede e non ci sono testimoni a raccontare cos’è accaduto? In quel caso la situazione si complica. Ma se l’intervento dei soccorritori si svolge con un occhio di riguardo per le tracce sulla scena e la conseguente registrazione delle testimonianze vi è la concreta possibilità di arrivare alla soluzione del caso.

 

Quando si è chiamati a intervenire in casa riuscire a stabilire se è in ordine o in disordine può essere un compito pernicioso: ci sono persone estremamente ordinate e altre davvero molto, ma molto disordinate. In alcuni casi non siamo in grado di determinare se il disordine è da imputare a un evento piuttosto che essere il frutto della normalità. Sicuramente il disordine provocato in seguito a una colluttazione ha delle caratteristiche sue proprie: di solito ci sono mobili spostati, sedie rovesciate, oggetti e suppellettili rotti. Se ci si trova a entrare in un appartamento disordinato, meglio evitare di spostare gli oggetti, a meno che, naturalmente, non impediscano il passaggio o non costituiscano un ostacolo o un pericolo.

 

Anche in questo caso, utile sarebbe una fotografia o un video: giusto per “congelare” lo stato delle cose all’arrivo dei soccorritori. Ma, come già anticipato, sulle videoregistrazioni torneremo più avanti.

 

 

Strani incidenti domestici

Secondo la cronaca, a dicembre 2014, un uomo ha cosparso di liquido infiammabile la moglie, le ha dato fuoco e poi ha simulato un incidente: “L’ha cosparsa di alcol e poi le ha dato fuoco. È una donna di 52 anni, l’ennesima vittima di tentato omicidio da parte di un uomo: si tratta di suo marito, un 42enne di Nardò, in provincia di Lecce. L’uomo è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio e maltrattamenti aggravati, mentre la moglie è ricoverata in ospedale con gravi ustioni. Gli inquirenti hanno ricostruito l’aggressione, avvenuta nel tardo pomeriggio del 9 dicembre. Al termine dell’ennesima lite l’uomo ha cosparso la donna di alcol e poi le ha dato fuoco con un accendino. A distanza di parecchio tempo (che gli inquirenti hanno definito “dannoso per le condizioni di salute della signora”), il marito ha telefonato al 118, chiedendo un intervento a seguito di un incidente domestico. La donna, che aveva cercato di spegnere le fiamme da

sola, è stata trasportata all’ospedale Fazzi di Lecce e, subito dopo, al Perrino di Brindisi, per la gravità delle ferite e lo stato di incoscienza. Solo a distanza di 24 ore i poliziotti sono riusciti a raccogliere la testimonianza della donna, con il consenso dei medici, ottenendo la conferma di quanto avevano sospettato, ovvero che il convivente l’avesse cosparsa di alcol e poi avesse cercato di ucciderla” (fonte RaiNews).

 

E ancora: “L’ultimo caso (di omicidio camuffato da incidente domestico, ndr) è quello di Alfina Grande, 44 anni, morta alle 23.30 del 28 marzo 2012, dopo essere precipitata dal terzo piano. Stando a una prima ricostruzione della squadra mobile di Torino, la donna non sarebbe caduta: gli inquirenti hanno infatti ipotizzato che a spingerla sia stato il marito Gilberto Morelli, 50 anni, fermato con l’accusa di omicidio. Morelli, che ha problemi di alcolismo, era tornato a vivere con la moglie dopo un periodo di separazione. La polizia lo ha trovato in casa mentre guardava la televisione. Nella caduta, la donna è finita prima sulla tettoia di un bar, poi sulla strada. A chiamare i soccorsi è stato un inquilino di un palazzo vicino che ha visto la vittima mentre precipitava” (fonte Lettera43.it).

 

“L’uomo ha respinto ogni addebito. Ha raccontato alla Polizia che la moglie si era gettata da sola dal balcone mentre lui guardava la televisione. Tuttavia, la sua versione contrastava con il racconto dei vicini di casa, che hanno detto di avere sentito un rumoroso litigio conclusosi con la frase di un uomo che diceva ‘E adesso vattene via!’ seguito dalla caduta della donna. All’interno dell’appartamento, inoltre, i poliziotti hanno trovato segni evidenti di una colluttazione. La coppia, hanno raccontato sempre i vicini, era solita litigare, anche nel cuore della notte, e per un certo periodo era stata separata” (fonte Repubblica.it).

 

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