Separazione e divorzio: soluzione amichevole o giudiziale
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24 Gen 2016
 
L'autore
Marco Borriello
 


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Separazione e divorzio: soluzione amichevole o giudiziale

Separazione e divorzio: negoziazione assistita, accordo in comune, separazione e divorzio consensuale, trasformazione del procedimento giudiziale in consensuale, termini di decorrenza per il divorzio.

 

La fine di un rapporto amoroso è cosa triste e spiacevole: il fenomeno della separazione e del successivo divorzio, è sempre più diffuso, ma non per questo conosciuto da tutti.

Spesso il cittadino comune sente il bisogno di conoscere i passi da compiere e, soprattutto, cosa accade se la separazione non avviene amichevolmente. I dubbi sono sempre dietro l’angolo.

Lo scopo di quest’articolo è di dirimere alcuni di essi.

 

Posso separarmi o divorziare in Comune dinanzi all’ufficiale di stato civile?

È possibile, ma solo in presenza di determinate condizioni.

Non bisogna avere figli minori oppure maggiorenni, incapaci o portatori di handicap o economicamente non autosufficienti.

Nell’accordo raccolto dall’ufficiale di stato civile, non è possibile prevedere alcune disposizione patrimoniali (ad esempio l’uso della casa coniugale o la cessione della quota sulla stessa), ma si può stabilire, invece, la misura dell’assegno di mantenimento.

Non è necessario farsi assistere da un avvocato, anche se è preferibile consultarlo prima di procedere nella direzione sopra indicata. L’accordo stipulato, infatti, potrebbe rivelarsi carente in alcuni aspetti della disciplina della separazione o del divorzio. Per evitare problemi successivi, meglio consultare un legale di fiducia.

 

Cos’è la separazione assistita?

È il procedimento attraverso il quale è possibile disciplinare la separazione personale dei coniugi.

Previsto dalla legge da non molto tempo, consente ai coniugi che sono in grado di raggiungere un accordo, di arrivare allo scopo prefisso in un tempo assai ragionevole e senza passare attraverso aule di Tribunale.

I coniugi dovranno essere assistiti da almeno un avvocato per parte (questa è una limitazione di non poco conto e dopo vedremo perché). I legali guideranno le parti, formeranno e certificheranno l’accordo raggiunto.

Dopo la sottoscrizione di quest’ultimo, esso sarà sottoposto al vaglio dell’autorità (il Procuratore della Repubblica territorialmente competente).

Verificato che non ci sono problemi (ad esempio per l’interesse dei figli minori), l’accordo sarà omologato ed autorizzato, per poi essere registrato, a cura delle parti interessate, presso l’ufficio di stato civile.

 

 Cos’è il divorzio assistito?

È il procedimento attraverso il quale è possibile disciplinare lo scioglimento del matrimonio.

Così come nel caso della separazione assistita, l’effetto voluto è ottenuto attraverso la via amichevole dell’accordo raggiunto e sottoscritto da entrambi i coniugi, con l’ausilio dei rispettivi avvocati.

Anche in tal caso, quindi, non ci sarà passaggio in Tribunale, ed il Procuratore della Repubblica rilascerà il nulla osta per l’omologa se non riscontra problemi nell’atto trasmesso.

Registrato il tutto presso l’ufficio di stato civile, i coniugi diventeranno ex a tutti gli effetti e potranno quindi convolare a nuove nozze (pensateci bene, però!).

 

Posso procedere alla separazione o al divorzio assistiti, rivolgendomi ad un solo avvocato?

Purtroppo la risposta è negativa.

La legge, da questo punto di vista, ha voluto, come si suol dire, mettere un paletto : i coniugi devono essere rappresentati da almeno un avvocato per parte.

Questa conclusione ostacola le soluzioni concordate maggiormente amichevoli. Non è infrequente l’ipotesi di separazioni o divorzi in cui le parti sono assolutamente d’accordo su tutto e per nulla rancorosi l’uno con l’altro. Certamente, quella descritta, non è la situazione di regola, ma è sicuramente possibile.

Ebbene, questi coniugi dovranno sobbarcarsi la spesa del doppio avvocato per raggiungere lo scopo della separazione o del divorzio attraverso la via breve della negoziazione assistita.

In alternativa, rivolgendosi ad un solo legale, potranno ricorrere al procedimento tradizionale, cioè quello del ricorso congiunto dinanzi al Tribunale. Il risultato finale sarà lo stesso (separazione o divorzio), ma si allungheranno i tempi per l’ottenimento dello stesso.

 

Mi sono separato consensualmente, ma mia moglie (o mio marito) non mi vuole concedere il divorzio: cosa posso fare ?

Niente paura, la soluzione amichevole è soltanto una strada percorribile in direzione del divorzio.

È sicuramente la più breve e facile, ma non l’unica.

Quando i coniugi non sono d’accordo sul divorzio (cosa non infrequente anche per la separazione), quello interessato allo scioglimento del matrimonio non deve far altro che rivolgersi al proprio legale di fiducia.

Egli preparerà un ricorso da depositare presso il Tribunale, in virtù del quale si aprirà un vero e proprio procedimento contenzioso tra i due coniugi.

Alla fine dello stesso, il Tribunale, valutate le reciproche posizioni, stabilirà le condizioni del divorzio, è dichiarerà altresì lo scioglimento del matrimonio.

In altre parole, ostacolare il proprio coniuge, con l’intento d’impedirgli di divorziare, è un errore di valutazione : attraverso il divorzio giudiziale, la parte interessata raggiungerà comunque lo scopo prefisso.

 

È in corso una causa di separazione (o di divorzio) con mio marito. Ora però, i rapporti sono migliorati : possiamo accordarci o è troppo tardi ?

Certo che sì.

In qualsiasi momento, i coniugi possono trasformare una separazione o un divorzio giudiziale in un procedimento consensuale. Basta depositare davanti al Giudice nominato l’accordo raggiunto e, se non ci sono problemi (ad esempio per l’interesse dei minori coinvolti) il gioco è fatto.

Non è raro, infatti, che il coniuge “dissenziente”, ricevuto il ricorso giudiziale, in prossimità della prima udienza di comparizione in Tribunale, consigliato ed assistito dal proprio avvocato, decida di venire a miti consigli, dimostrandosi disponibile, nelle intenzioni e nei fatti, ad una soluzione concordata.

Quindi, c’è sempre tempo per separarsi o divorziare consensualmente.

 

Dopo quanto tempo posso divorziare ?

Se c’è stata una separazione amichevole, cioè consensuale o assistita oppure dinanzi all’ufficiale di stato civile, si può divorziare dopo solo sei mesi.

Questo termine decorre dall’udienza di comparizione davanti al Tribunale, nel caso di separazione consensuale, oppure dalla data certificata di sottoscrizione dell’accordo, nel caso di negoziazione assistita oppure dalla data dell’atto contenente l’accordo dinanzi all’ufficiale di stato civile.

Se invece, la separazione è stata giudiziale, il termine per divorziare è di dodici mesi dalla data della prima comparizione dinanzi al Tribunale, dove cioè, il Giudice, ha adottato i primi provvedimenti temporanei atti a disciplinare la separazione in corso.


Autore immagine: 123rf com

 


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