Vincenzo Rizza
Vincenzo Rizza
22 Gen 2016
 
Le Rubriche di LLpT


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Stepchild adoption: ma è proprio necessaria?

La stepchild adoption, cioè l’adozione del figlio del partner: una delle norme più controverse della proposta di legge sulle unioni civili; di che si tratta?

 

Il disegno di legge per le unioni civili corre il rischio di arenarsi a causa della stepchild adoption: la possibilità, inserita nella proposta di legge Cirinnà, di adozione del figlio del partner.

Farne una questione di principio non sembra utile né per i sostenitori della normativa in discussione, né per gli oppositori.

E se il discorso sulle adozioni subisse un’inversione di ottica? Se si guardasse all’interesse dei minori, piuttosto che a quello degli adulti?

 

1) Unioni civili ed adozione sono entrate in un unico dibattito. È proprio indispensabile?

Perché non pensare, con l’occasione offerta dal disegno di legge sulle unioni civili e sulle convivenze di fatto, a riprendere in modo organico la materia delle adozioni e del diritto del bambino ad avere una famiglia, spogliando questa esigenza fondamentale e di civiltà, dalle prospettive degli adulti?

Un problema annoso come quello della difficoltà delle coppie prive di figli di avere in tempi accettabili la possibilità di adottarne uno, rimane ai margini di un dibattito politico in corso sulle unioni civili. Ciò appare a chi scrive, il frutto di strumentalizzazioni ideologiche e di schieramento.

E’ necessario, in definitiva ed a prescindere dalle soluzioni suggerite dalle diverse concezioni etiche, regolamentare senza ulteriori ritardi le unioni civili: è proprio indispensabile, in questo momento, rischiare di arenare il dibattito sulla questione delle adozioni?

Se si vuole, si può dare soluzione ad entrambe le problematiche spogliandole da riflessioni filosofiche e religiose; sembra però opportuno che ciascuno dei due temi vada affrontato separatamente e nell’ambito di una visione organica dei fenomeni che si vuole disciplinare legislativamente.

 

2) Cos’è l’adozione?

Il Codice Civile del 1942 prevedeva l’adozione come istituto destinato a consentire a chi ha un’età superiore ai 50 anni ed è priva di figli, di assumere come figlio una persona di almeno 18 anni di età inferiore, cui trasmettere il proprio cognome ed il proprio patrimonio. [1]

La norma guardava con più attenzione all’interesse dell’adottante, che a quello dell’adottato.

L’ottica si è contrapposta successivamente, quando la legislazione ha dato rilievo piuttosto all’interesse del bambino privo di genitori di avere una famiglia.

L’adozione “speciale” secondo questa nuova ottica è stata introdotta nel 1983 con una legge ulteriormente riformata nel 2001, che oggi porta il titolo: “Diritto del minore ad una famiglia”. [2]

 

3) Cos’è l’affidamento dei minori?

L’affidamento consiste in un rimedio di carattere temporaneo teso a superare una situazione di difficoltà del minore perché “privo di un ambiente familiare idoneo” ad assicurargli il mantenimento, l’istruzione, l’educazione e le relazioni affettive di cui ha bisogno.

Prevede che il minore sia custodito da qualcuno che si prenda cura di lui e provveda alle sue necessità morali e materiali.

La sua caratteristica è che si tratta di una situazione provvisoria e non definitiva, a differenza dell’adozione.

 

4) Qual è la funzione dell’adozione di minori?

Lo scopo primario dell’adozione nella sua nuova accezione è quello di procurare una famiglia ai minori che ne siano privi o che non ne hanno una idonea.

La possibilità di crescere ed essere educato nella famiglia naturale è visto come un vero e proprio diritto a prescindere dal sesso, dall’etnia, dalla lingua, dalla religione.

L’adozione è nella legislazione vigente, in seconda battuta, come lo strumento per superare situazioni valutate come “patologiche” da cui sollevare il minore, sostituendo alla famiglia d’origine inesistente o impossibilitata ad assecondare le esigenze del figlio, una nuova famiglia. L’adottabilità presuppone uno “stato di abbandono”.

 

5) Stepchild adoption, cosa vuol dire?

Letteralmente si traduce: “adozione del figliastro”.

Nel dibattito in corso sul progetto di legge Cirinnà sulle unioni civili, indica la possibilità, per uno dei componenti di una coppia, di divenire genitore riconosciuto del figlio del partner, a prescindere dal tipo di unione, etero od omo sessuale.

La possibilità di adottare il figlio del partner esiste, nell’attuale ordinamento, solo per le coppie sposate da almento tre anni o che convivono da almeno tre anni, purchè abbiano contratto matrimonio prima della richiesta.

 

6) Qual è la posizione degli oppositori della stepchild adoption?

Una parte dei parlamentari, specie di quelli di orientamento cattolico, propone di sostituire l’adozione del figlio del partner con l’affido del minore: o fino al raggiungimento della maggiore età , ed a quel punto egli sarà in grado di decidere, o per un tempo abbastanza lungo tale da consentire ad un Tribunale di valutare se l’adozione sia utile per il minore.

 

7) Perché la questione delle adozioni gay richiama quella del cosiddetto “utero in affitto”?

La pratica per cui una donna porta avanti una gravidanza per conto d’altri, a volte a pagamento, è vietata dall’ordinamento italiano.

Gli oppositori all’adozione per le coppie gay temono che essa possa indurre molte persone a recarsi all’estero per avere un figlio o mediante inseminazione artificiale, o mediante utilizzo dell’utero di un’estranea, per poi riportarlo in Italia e farlo diventare figlio della coppia gay.


 


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