Assegno senza data: può scattare il reato se “a vuoto”
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24 Gen 2016
 
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Assegno senza data: può scattare il reato se “a vuoto”

Assegno con data in bianco: è insolvenza fraudolenta se, all’atto dell’emissione del titolo, non vi è provvista sul conto corrente che, pertanto, è vuoto.

 

Emettere un assegno privo di data o con data postdatata non è un illecito né civile, né penale, ma legittima il prenditore (colui, cioè, che intasca il titolo) a negoziarlo in qualsiasi momento, portandolo in banca per l’incasso. Ma che succede se il debitore, nel momento stesso in cui stacca l’assegno, è consapevole che, sul proprio conto, non ci sono soldi e, tuttavia, assicura il creditore del contrario? Scatta un reato: la cosiddetta “insolvenza fraudolenta”. Si tratta di un illecito molto simile alla truffa per via del fatto che il colpevole simula – di fronte all’altra parte contrattuale – una situazione che è diversa da quella che è effettivamente, solo per danneggiarlo o per trarne un profitto proprio. Così, se non costituisce reato il non adempiere ai propri debiti (si tratta, infatti, solo di un illecito civile), lo diventa invece nel momento in cui il debitore finge, dinanzi al creditore, di possedere le risorse per pagare, mentre invece non è così.

 

Pertanto, chi emette un assegno a vuoto, pur sapendo in quello stesso momento che il conto è scoperto non commette reato. Lo commette, invece, chi, nel momento in cui stacca il titolo e lo consegna al creditore, lo tranquillizza (esplicitamente o con comportamenti tali da far desumere ciò) sulla presenza di fondi per poter coprire il pagamento. Il che potrebbe sembrare un controsenso: meglio tacere, per non commettere un reato, che parlare troppo. Ma tant’è.

 

Questo principio è stato di recente esteso anche a un’altra fattispecie: quella dell’emissione di assegno senza data. Secondo, infatti, una recentissima sentenza della Cassazione [1], integra il reato di insolvenza fraudolenta il pagare un creditore con un assegno sprovvisto di data sapendo di non avere copertura in banca. L’assegno privo di data non è infatti equiparabile a un assegno postdatato, bensì a un titolo che il creditore può incassare in qualsiasi momento e che favorisce il beneficiario e non il contrario.

 

Nella sentenza in commento, si legge che in tema d’insolvenza fraudolenta, la prova del proposito di non adempiere alla prestazione dovuta sin dalla stipula del contratto, può essere desunta anche dal semplice pagamento effettuato con un assegno privo di data ove si accerti che, già al momento della consegna del titolo, il debitore era insolvente e che aveva nascosto tale stato al venditore.

 

 

La vicenda

Un soggetto, con una serie di artifici e raggiri, consistiti nel simulare una situazione di solidità economica, aveva effettuato un ordine di 9.460 kg di olio extravergine di oliva per un importo di 27.907 euro rilasciando al titolare del frantoio un assegno sprovvisto di data, ma, anche di provvista. Infatti, perfezionata la compravendita, il truffatore, accompagnato per la trattativa da un agente di commercio, aveva pregato il venditore di non incassare subito l’assegno. Per ribadire la richiesta aveva anche inviato un telegramma. Insospettitosi il titolare dell’oleificio è andato in banca per scoprire che il titolo era privo di copertura.

 

 

La sentenza

Dura la posizione della Corte: non può assolutamente essere accettata la tesi secondo cui, se il creditore accetta l’assegno privo di data è perché è consapevole del fatto che il pagamento viene rinviato al momento in cui l’acquirente ha maturato la provvista. Avrebbe in tal caso potuto postdatare l’assegno a 30, 60 o 90 giorni. La responsabilità è certa e le sue doglianze non possono essere accolte in sede di legittimità.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 17 dicembre 2015 – 22 gennaio 2016, n. 3012
Presidente Fiandanese – Relatore Rago

Fatto e diritto

1. Con sentenza del 19/06/2014, la Corte di Appello di Lecce confermava la sentenza pronunciata in data 03/03/2010 con la quale il Tribunale di Brindisi – sez. distaccata di Ostuni – aveva ritenuto C.G. colpevole del delitto di insolvenza fraudolenta a danno di D.V.D. (così riqualificata l’originaria imputazione di truffa), perché, quale acquirente, “con artifici e raggiri consistiti nel simulare una situazione di solidità economica attraverso l’effettuazione di un ordine complessivo di kg. 9.460 di olio extravergine d’oliva per un importo di L. 27.907,00 nonché la consegna di un assegno bancario, di pari importo, n. (omissis) tratto sulla banca Intesa di Trani sul c/c n. (omissis) , inducendo in errore D.V.D. — presidente e legale rappresentante dell’Oleificio Cooperativo Coltivatori Diretti e produttori di Ostuni — che così si determinava a fornire la citata mercé, si procurava un ingiusto profitto con altrui danno per £ 27.907,00 poiché l’assegno era privo di provvista. In (…) fino al (omissis)”.
La Corte, in punto di fatto, accertava che l’imputato, insieme a tale M. (agente di

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[1] Cass. sent. n. 3012 del 22.01.2016.

 

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