La nuova depenalizzazione dei reati: da quando parte e le conseguenze
News
23 Gen 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

La nuova depenalizzazione dei reati: da quando parte e le conseguenze

Ingiuria, danneggiamento, atti osceni o contrari alla pubblica decenza, omesso versamento di ritenute, guida senza patente: sono circa 40 i reati che il 6 febbraio usciranno fuori dal penale.

 

È stato finalmente pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale [1], il decreto legislativo che depenalizza oltre 40 reati presenti all’interno del codice penale e di leggi speciali, ora trasformati in illeciti amministrativi o semplici illeciti civili. Questo significa che tra 15 giorni esatti, ossia il 6 febbraio, chiunque commetterà reati come l’ingiuria, il danneggiamento semplice di beni altrui, la guida senza patente, gli atti osceni o contrari alla pubblica decenza, non riceverà un procedimento penale e la fedina penale “sporca”, ma solo – a seconda dei casi – una sanzione amministrativa di tipo pecuniario (tuttavia, molto più elevata rispetto alle vecchie sanzioni penali) o una multa a seguito di un processo civile di risarcimento del danno azionato dalla vittima (è il caso, per esempio, dell’ingiuria o del danneggiamento).

Tra i reati depenalizzati ci sono anche le omesse ritenute entro i 10 mila euro, l’ostacolo ai revisori, la coltivazione di stupefacenti per fini terapeutici.

Per conoscere l’elenco specifico dei 40 reati depenalizzati e delle nuove pene, leggi l’articolo: “Depenalizzazioni: vecchie pene e nuove sanzioni”.

 

Il decreto sulla depenalizzazione prevede come regola base l’irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 10.000 euro per i reati puniti con la multa o l’ammenda non superiore nel massimo a 5.000 euro; da 5.000 a 30.000 euro per i reati puniti con la multa o l’ammenda non superiore nel massimo a 20.000 euro; da 10.000 a 50.000 euro per i reati puniti con la multa o l’ammenda superiore nel massimo a 20.000 euro

Il secondo decreto prevede la sostituzione della sanzione penale con una amministrativa e l’abbinamento con un risarcimento a vantaggio della vittima del reato. Non è previsto un parametro numerico, ma la sanzione sarà commisurata alla gravità della violazione e alla reiterazione dell’illecito

 

 

Portata retroattiva

In realtà, il principio del cosiddetto “favor rei” (ossia l’applicazione al colpevole della pena più lieve, nel caso di successione nel tempo di norme sanzionatorie diverse) implica che le nuove sanzioni si applichino anche ai procedimenti in corso e a quelli già conclusisi ma non divenuti definitivi. Per cui:

 

– chi ha già ricevuto una condanna in primo o secondo grado, e non abbia fatto trascorrere i termini per impugnare – divenendo la sentenza definitiva – potrà ricorrere per ottenere la cancellazione della pena;

 

– se i procedimenti penali per i reati depenalizzati sono stati definiti, prima del 6 febbraio, con sentenza di condanna o decreto irrevocabili, il giudice dell’esecuzione è tenuto a revocare la sentenza o il decreto, dichiarando che “il fatto non è previsto dalla legge come reato”; il giudice però dovrà disporre la trasmissione degli atti all’autorità amministrativa competente, a seconda dell’illecito oggetto di contestazione, degli atti dei procedimenti penali relativi ai reati trasformati in illeciti amministrativi. Salvo che il reato risulti prescritto o estinto per altra causa alla medesima data;

 

– i processi, invece, ancora in corso, dovranno essere chiusi con assoluzione perché “il fatto non è previsto dalla legge come reato”; anche in questo caso il magistrato dovrà disporre la trasmissione del fascicolo all’organo amministrativo competente per l’irrogazione della sanzione, sempre che il reato non si sia, nel frattempo, prescritto o estinto;

 

– per chi ha commesso il fatto in passato, ma il processo non è ancora iniziato, le autorità inquirenti (il pubblico ministero) dovranno trasmettere la notizia all’organo amministrativo competente e non più alle autorità giudiziarie;

Inoltre, ai fatti commessi prima della data di entrata in vigore del presente decreto non può essere applicata una sanzione amministrativa pecuniaria per un importo superiore al massimo della pena originariamente inflitta per il reato; a questi fatti non si applicano le sanzioni amministrative accessorie introdotte dal decreto, a meno che le stesse sostituiscano corrispondenti pene accessorie.

 

 

Il nuovo procedimento amministrativo

Nel caso si tratti di uno dei reati trasformati in illecito amministrativo, l’autorità amministrativa competente dovrà notificare gli estremi della violazione agli interessati; entro 90 giorni è possibile l’ammissione al pagamento in misura ridotta, pari alla metà della sanzione, oltre alle spese del procedimento.

 

 

Il giudizio civile e il risarcimento del danno

Nel caso si tratti di uno dei reati trasformati in illecito civile, la punizione è subordinata al fatto che la vittima intraprenda una causa civile per il risarcimento del danno. Solo in questo caso il giudice, oltre alla condanna vera e propria in favore della controparte, comminerà una multa da pagare alle casse dello Stato. Diversamente, nel caso di inerzia della parte lesa, non scatterà neanche la multa e il colpevole la farà franca.

 

Con decreto del ministro della Giustizia, di concerto col Mef, saranno stabiliti termini e modalità per il pagamento della sanzione pecuniaria civile e forme per la riscossione dell’importo. Il giudice può disporre, in relazione alle condizioni economiche del condannato, che il pagamento della sanzione pecuniaria civile sia effettuato in rate mensili da 2 a 8. Ogni rata non può essere inferiore a 50 euro.Il condannato può estinguere la sanzione civile pecuniaria in ogni momento, mediante un unico pagamento. Per il pagamento della sanzione pecuniaria civile non è ammessa alcuna forma di copertura assicurativa.


 

[1] Gazz. Uff. n. 17 del 22.01.2015.

 

Autore immagine: 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
 
Commenti