Come si fa a sapere se sono stato querelato?
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25 Gen 2016
 
L'autore
Antonio D'Agostino
 


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Come si fa a sapere se sono stato querelato?

Non ho ricevuto alcun avviso ma temo di essere stato querelato, come faccio a venirne a conoscenza?

 

Può capitare che, a seguito di un accadimento, si nutra il dubbio circa l’esistenza di una querela a proprio carico e, pur non avendo ricevuto nessuna comunicazione, si senta il bisogno di avere un riscontro concreto riguardo all’eventuale esistenza di procedimenti a proprio carico.

 

Le modalità con cui i fatti, che costituiscono notizie di reato, sono portati a conoscenza dell’Autorità giudiziaria sono due, la denuncia e la querela.

Queste due diverse modalità, spesso vengono erroneamente confuse ed equiparate, ma in realtà si differenziano per gli aspetti che seguono:

 

– la denuncia è sufficiente per far si che la macchina giudiziaria si metta in moto, nel caso in cui il fatto in esame costituisca una ipotesi di reato contrassegnato da una certa gravità, i c.d. reati perseguibili d’ufficio;

 

– la querela invece, diviene necessaria, per attivare la macchina giudiziaria, e quindi dare il via alle indagini che potranno poi sfociare o meno in un rinvio a giudizio, in tutti quei casi in cui ci troviamo in presenza di quei reati perseguibili a querela (questi di norma sono reati meno gravi rispetto ai primi), in tali casi la querela rappresenta un elemento essenziale, la c.d. condizione di procedibilità, affinché le indagini partano.

 

In buona sostanza la querela altro non è se non una manifestazione di volontà del querelante, con la quale lo stesso esprime il proprio interesse all’avvio del procedimento tendente alla persecuzione ed eventuale punizione del reato perpetrato nei propri confronti.

 

Partendo dal presupposto che non esiste nessun obbligo di notifica della querela, il soggetto interessato può accorgersi di essere stato querelato se:

 

– viene contattato informalmente, anche con comunicazione telefonica, da Polizia o Carabinieri, i quali lo invitano a presentarsi presso il comando o stazione, per identificazione, elezione di domicilio [1].

 

– riceve il cosiddetto “avviso di garanzia[2], previsto nel caso in cui il Pubblico Ministero intenda compiere un atto garantito, cioè un atto a cui ha il diritto o l’obbligo di assistere il difensore dell’indagato.

 

– riceve l’avviso di conclusione delle indagini preliminari [3].

 

In assenza di tali avvisi, i quali possono pervenire all’indagato in tempi variabili o possono mancare del tutto, ad esempio nel caso in cui un procedimento venga poi archiviato su richiesta del P.M.; in tale ipotesi si può, prima assumere, poi perdere la qualità di indagato senza venirne mai a conoscenza. L’interessato ha un solo ed unico rimedio per poter conoscere l’eventuale iscrizione del suo nominativo nel registro delle notizie di reato.

 

A tal fine, egli deve presentare, alla Procura della Repubblica interessata, che sarà quella presso il Tribunale del luogo in cui l’eventuale reato sarebbe stato commesso, una istanza con la quale richiede di sapere se vi sono procedimenti a suo carico [4]. Può utilizzare eventuali moduli predisposti e scaricabili dal sito della Procura interessata, o redigerla autonomamente (vedi modello al termine dell’articolo) e consegnarla a mano o a mezzo posta, di persona o tramite il proprio legale.

 

Qualche difficoltà ad individuare quale sia la Procura della Repubblica territorialmente competente a conoscere dell’eventuale reato, potrebbe sorgere nel caso in cui si pensi di aver commesso un reato sul web, in tale circostanza, tenuto conto del tipo di azione commessa, e quindi del tipo di reato che tale azione potrebbe aver configurato (ad esempio truffa, diffamazione, ecc…) bisogna valutare caso per caso la competenza territoriale.

 

A titolo di esempio, prendiamo il reato di diffamazione online: si sostiene che, poiché non è possibile individuare con certezza il luogo dove il reato è stato commesso, a causa della velocità di diffusione dei contenuti pubblicati in rete, la competenza appartenga al giudice della residenza, della dimora o del domicilio dell’imputato.

 

Quindi, prima cosa da fare nel caso in cui si intenda presentare una istanza di tal genere, è fare mente locale ed individuare l’evento che può aver spinto taluno a querelarci; sulla base di ciò, bisogna individuare la Procura della Repubblica interessata e presentare ad essa la nostra istanza.

 

La scelta della Procura è di fondamentale importanza, poiché la risposta che riceveremo prenderà in considerazione solo il registro delle notizie di reato ricadenti nella circoscrizione del Tribunale presso il quale la Procura adita è incardinata. I tempi di risposta a tale istanza possono variare di norma da una settimana ad un mese.

 

La risposta potrà contenere l’indicazione dei procedimenti penali aperti nei confronti dell’istante, si precisa che verranno menzionati solo quelli “conoscibili” (non coperti cioè dal segreto istruttorio [5]) o, in mancanza, potrà riportare che non risultano iscrizioni suscettibili di comunicazione.

 

Con tale istanza si verrà a conoscenza dei soli procedimenti “conoscibili” nei quali il soggetto istante rivesta la qualità di indagato, mentre per conoscere i procedimenti in cui è già stata esercitata l’azione penale, e di conseguenza il soggetto indagato è divenuto imputato, occorrerà richiedere un certificato dei carichi pendenti.

 

Per quei procedimenti che invece si avviano a seguito di una querela contro ignoti, il proprio nominativo potrà essere iscritto nel registro delle notizie di reato solo a seguito di identificazione, e quindi nel momento in cui l’identità dell’indagato da ignota diventa nota.


In pratica

Modello istanza

Alla Procura della Repubblica

presso

Tribunale di (indicare il tribunale interessato)

Istanza ex art. 335 c.p.p.

Il sottoscritto (nome del soggetto richiedente) nato a (luogo di nascita) il (data di nascita) e residente in (luogo di residenza)

nella propria qualità di indagato,

chiede

di ricevere comunicazione delle eventuali iscrizioni esistenti a suo carico nel registro delle notizie di reato, ai sensi dell’art. 335, 3° comma, del codice di procedura penale.

(Eventualmente dichiarare di eleggere domicilio legale presso lo studio del proprio Avv., indicando il nome dell’eventuale difensore nonché l’indirizzo dello studio legale).

Con osservanza.

________ (Città), ___________ (data)

Sig. (proprio nome e cognome)

[1] Art. 161 cod. proc. pen.

[2] Art. 369 cod. proc. pen.

[3] Art. 415-bis cod. proc. pen.

[4] Art. 335 cod. proc. pen.

[5] Art. 329 cod. proc. pen.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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