Niente mantenimento alla ex moglie anche se c’è addebito
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25 Gen 2016
 
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Niente mantenimento alla ex moglie anche se c’è addebito

Separazione e divorzi: le condizioni economiche precarie, dimostrate dal fatto che l’uomo è costretto a vivere dai propri genitori, fanno venire meno l’obbligo di versare l’assegno di mantenimento alla ex moglie.

 

Anche se il marito è responsabile della separazione con la ex moglie, per aver posto in essere comportamenti contrari al matrimonio (per es.: violenze, tradimenti, abbandono del tetto coniugale, ecc.), ma le sue condizioni economiche sono disagiate, tant’è che è costretto a vivere dai propri genitori, subisce sì la condanna con “addebito” (ossia la dichiarazione, da parte del giudice, che il matrimonio si è concluso per colpa a lui imputabile), ma non gli viene anche caricato l’obbligo di versare l’assegno di mantenimento. Neanche se la sua colpa è tra le più gravi che possano esistere (come quella di aver posto in essere ripetuti comportamenti di violenza fisica e morale). Difatti, l’addebito è una cosa, il mantenimento un’altra: viaggiano su binari separati e i presupposti perché scatti il primo non sono quelli per ottenere il secondo.

A ricordarlo è una recente sentenza del Tribunale di Campobasso [1].

 

 

Quando scatta l’addebito e cosa comporta

La separazione con addebito scatta tutte le volte in cui il comportamento del coniuge sia stato contrario ai doveri del matrimonio, doveri che, come noto, impongono l’assistenza morale e materiale, la coabitazione e la fedeltà.

Chi viene condannato con l’addebito subisce le seguenti conseguenze:

 

– la perdita del diritto al mantenimento (sempre che ne avesse avuto diritto, ossia qualora le sue condizioni economiche fossero state più basse rispetto a quelle dell’altro coniuge, rapportate al tenore di vita goduto durante il matrimonio); il coniuge con addebito, tuttavia, non perde il diritto agli alimenti, ossia a quel contributo economico (sicuramente inferiore al mantenimento) che spetta in tutti i casi in cui il soggetto non abbia i mezzi economici per la stretta sopravvivenza;

 

– la perdita dei diritti successori: qualora, cioè, dovesse decedere, prima del divorzio, l’altro coniuge, egli non avrebbe possibilità di diventare suo erede (come invece diversamente gli spetterebbe).

 

 

Quando scatta il mantenimento

L’obbligo a pagare l’assegno di mantenimento non scatta a titolo di “sanzione” per la separazione, né è considerata la conseguenza di un comportamento colpevole. Il mantenimento va erogato all’ex coniuge tutte le volte in cui quest’ultimo presenti redditi inferiori rispetto all’altro, tali cioè da non consentirgli di mantenere – almeno idealmente – lo stesso tenore di vita di cui godeva durante il matrimonio.

 

Esistono vari parametri che influiscono nella determinazione dell’ammontare dell’assegno di mantenimento (per es.: redditi dei due coniugi, possesso della casa coniugale da parte di uno dei due, durata del matrimonio, età del coniuge beneficiario, condizioni di salute del coniuge obbligato, ecc.), ma, in generale e con una grossa approssimazione, si può dire che il mantenimento spetti al coniuge “più povero”.

 

 

Mantenimento e addebito: due binari (quasi) separati

Da quanto detto si può ben comprendere che chi subisce il mantenimento (perché colpevole della separazione) non è detto che debba versare il mantenimento (se più povero dell’altro coniuge o “ugualmente povero”).

Non è vero però il contrario: chi subisce il mantenimento non può mai avere diritto al mantenimento.


[1] Trib. Campobasso, sent. n. 719/2014.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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