Abbandono del tetto coniugale
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25 Gen 2016
 
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Abbandono del tetto coniugale

Abbandono del domicilio domestico e violazione del dovere di coabitazione: le sanzioni civili e penali, il reato e l’addebito.

 

È vietato abbandonare la casa coniugale quando ancora il matrimonio è in piedi: uscire di casa e non tornarvi più senza una valida ragione è un comportamento punito sia dal codice civile, che pone tra i doveri del matrimonio quello della convivenza [1], che da quello penale [2], che punisce la violazione degli obblighi di assistenza familiare.

 

Dunque, le conseguenze per chi lascia il domicilio domestico sono di due tipi:

 

sanzione civile: la responsabilità per la separazione (cosiddetto addebito) e la perdita del diritto al mantenimento;

 

sanzione penale: il reato per aver abbandonato il domicilio domestico è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da 103 euro a 1.032 euro.

 

 

Quando è possibile abbandonare la casa coniugale?

Se sussiste una valida ragione a spingere fuori di casa uno dei due coniugi – ragione che si ponga come vero e unico motivo della separazione in atto – allora l’abbandono del tetto è legittimo: si pensi al caso della donna che scappi perché ha subito violenza o al marito che ha scoperto la moglie tradirlo. In tali casi l’abbandono del tetto è una conseguenza di un altro e precedente comportamento, quest’ultimo da considerare come l’effettiva causa della separazione.

 

Dunque, l’abbandono del tetto coniugale è legittimo se determinato da situazioni di fatto, avvenimenti o comportamenti di altri (dell’altro coniuge o di suoi familiari) incompatibili con il protrarsi della convivenza, oppure quando l’abbandono dipende da una situazione già intollerabile o compromessa quando cioè c’è una crisi matrimoniale già in atto che non consente la prosecuzione della vita in comune.

 

È chiaro, tuttavia, che l’onere della prova – cioè la necessità di dimostrare che l’abbandono del tetto è conseguenza di un altrui comportamento colpevole – spetta a chi se ne va di casa. Per cui, in assenza di prove, è bene valutare con attenzione questa mossa, che potrebbe addirittura riversarsi contro chi la compie.

 

Quando sussiste la valida giustificazione ad abbandonare il tetto domestico, non scatta né la sanzione civile (addebito) né quella penale (reato).

 

Tra le cause giustificatrici dell’abbandono del domicilio, i giudici hanno ritenuto, tra le varie ipotesi, anche le seguenti:

 

– la prosecuzione della convivenza è intollerabile [3] o reca grave pregiudizio all’educazione della prole;

 

– la convivenza con i suoceri è difficile e intollerabile [4];

 

– ci sono ragioni di natura economica che impongono o consigliano una diversa residenza, malgrado la contrarietà dell’altro coniuge a stabilirsi nella nuova sistemazione [5].

 

 

Si può andare via di casa e lasciare una lettera al proprio coniuge?

La fuga da casa, giustificata con la volontà di separarsi perché non si è più innamorati, anche se anticipata da una lettera è ugualmente vietata dalla legge, salvo che – come detto prima – il motivo sia da addebitare a cause imputabili all’altro coniuge (per esempio: sue gravi mancanze).

 

L’unica via da seguire, in tal caso, prima di lasciare casa è quella di depositare un ricorso per la separazione (v. dopo).

 

 

Quando scatta il reato per l’abbandono del tetto domestico?

Commette reato chi esce dalla casa coniugale:

 

– con la volontà di non farvi ritorno almeno per un lungo lasso di tempo. Un allontanamento temporaneo non è idoneo ad integrare il reato;

 

– se tale comportamento ha come conseguenza cosciente e volontaria il mancato adempimento degli obblighi di assistenza inerenti alla qualità di coniuge. Il sottrarsi a tali obblighi è considerato evento dannoso indispensabile per la sussistenza del delitto in oggetto.

 

L’assistenza non ha natura esclusivamente materiale ed economica, ma anche morale ed affettiva.

 

Risponde del reato anche chi, dopo aver lasciato la casa coniugale, continua a somministrare i mezzi di sussistenza, ma si disinteressa completamente della moglie e dei figli, rendendosi quindi inadempiente agli obblighi morali inerenti alla qualità di coniuge e di genitore.

 

C’è comunque da dire che la sanzione penale è stata applicata solo di rado. Per esempio, nei seguenti casi:

 

– abbandono improvviso nel quale la volontà di mettere fine al matrimonio era stata manifestata contestualmente ad un repentino e definitivo allontanamento dalla casa. Nel caso di specie, una moglie era partita per la villeggiatura insieme ai figli lasciando al marito una lettera nella quale manifestava l’intenzione di non fare più ritorno nell’abitazione comune e di intraprendere una nuova vita, in un altro luogo, con un nuovo compagno, omettendo di dare notizie al coniuge per molti giorni;

 

– di allontanamento che cagioni l’inadempimento cosciente e volontario degli obblighi di assistenza familiare;

 

– di abbandono per la volontà di coltivare senza impacci di sorta una diversa relazione sentimentale. Non sempre l’abbandono del domicilio domestico per l’esistenza di una relazione extraconiugale porta ad una pronuncia di condanna, se non preordinato a violare gli obblighi di assistenza familiare inerenti alla qualità di coniuge.

 

 

In che momento si può andare via di casa?

Il momento a partire dal quale l’uscita dalla casa coniugale non integra il reato è quello della presentazione della domanda di separazione o di annullamento o di divorzio, senza bisogno di attendere il provvedimento presidenziale che autorizza i coniugi a vivere separati.


La sentenza

L’allontanamento dal domicilio coniugale può costituire causa di addebito della separazione a meno che sia avvenuto per giusta causa che può essere rappresentata dalla stessa proposizione della domanda di separazione, di per sé indicativa di pregresse tensioni tra i coniugi e, quindi, dell’intollerabilità della convivenza, sicché, in caso di allontanamento e di richiesta di addebito, spetta al richiedente, e non all’altro coniuge, provare non solo l’allontanamento dalla casa coniugale, ma anche il nesso di causalità tra detto comportamento e l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza.

Corte cassazione, sezione I, sentenza 29 settembre 2015 n. 19328

 

L’allontanamento dalla residenza familiare, ove attuato unilateralmente dal coniuge, cioè senza il consenso dell’altro coniuge, costituisce violazione di un obbligo matrimoniale ed è conseguentemente causa di addebitamento della separazione.

Corte cassazione, sezione I, sentenza 4 dicembre 2014 n. 25663

 

Il volontario abbandono del domicilio coniugale è causa di per sé sufficiente di addebito della separazione, salvo che si provi che è stato determinato dal comportamento dell’altro coniuge ovvero quando il suddetto abbandono sia intervenuto nel momento in cui

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[1] Art. 146 cod. civ.

[2] Art. 570 cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 11327/2008.

[4] Cass. sent. n. 11064/1999.

[5] Cass. sent. del 29.04.1980.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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