In una causa di separazione possono testimoniare parenti e figli?
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25 Gen 2016
 
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In una causa di separazione possono testimoniare parenti e figli?

Separazione e divorzio, ammesse le dichiarazioni di figli, parenti e affini: la prova è comunque soggetta alla prudente valutazione del giudice.

 

Separazione e divorzi: come provare la responsabilità dell’altro coniuge e, quindi, chiedere a suo carico l’addebito? Il processo civile, si sa, è regolato dal principio dell’onere della prova carico di chi intende far valere un proprio diritto che, pertanto, dovrà anche dimostrarlo al giudice. Ed è anche noto che le cause, per essere vinte, richiedono spesso un buon testimone (meglio, se più di uno); ciò perché, per determinati eventi, non esistono documenti, né è sempre possibile procedere alla registrazione delle conversazioni.

 

In generale, nelle cause civili, non esistono limiti alla prova testimoniale: chiunque, purché non sia una delle parti in causa o non direttamente interessato agli effetti del giudizio, può testimoniare. Quindi, di norma, possono essere testimoni anche i figli, i genitori, i coniugi (e quindi tanto il marito quanto la moglie), i parenti e gli affini.

 

Non esiste però un obbligo, per il giudice, di “dare per buono” tutto ciò che dice il testimone: il codice, infatti, stabilisce che le dichiarazioni del testimone vengono liberamente valutate dal magistrato secondo la sua prudente valutazione. Il che, in termini pratici, significa effettuare una ricognizione di ciò che appare verosimile e fondato e di ciò che, invece, è contraddetto da altri elementi. Così, nell’ambito della stessa testimonianza, il giudice può ritenere provati determinati fatti e altri no. Così come può credere a un testimone e non ad un altro.

 

Nel giudizio di separazione il giudice può in via eccezionale utilizzare le testimonianze dei figli, dei parenti e degli affini.

 

Le loro deposizioni hanno lo stesso valore probatorio di quelle provenienti da terzi estranei [1].

 

È ad esempio frequente, essenzialmente ai fini dell’addebito, la testimonianza:

 

– dei parenti del coniuge che richiede l’addebito. Si pensi al caso del marito che chiede la separazione perché la donna non è mai presente a casa o perché non si preoccupa dei figli o perché grida sempre. La prova che la condotta di un coniuge ha determinato l’intollerabilità irreversibile della convivenza può emergere dalle loro testimonianze: i fatti che attengono all’intimità familiare infatti non possono che essere noti con più diretta conoscenza ai congiunti più prossimi;

 

– dei figli; ad esempio può essere decisiva la testimonianza del figlio che conferma di aver visto uno dei genitori con un altro partner. La testimonianza dei minori, comunque, deve essere valutata sempre dal giudice e, in caso, può avvenire davanti a un consulente esperto.

 

 

Prova contraria

Se il giudice accerta una condotta contraria ai doveri matrimoniali è onere del coniuge che ha violato tali doveri fornire la prova dell’esistenza di valide giustificazioni, ad esempio provando che l’infedeltà è stata determinata da una giusta causa o non ha provocato la crisi coniugale. Per evitare l’addebito può inoltre dimostrare che l’abbandono della casa coniugale o la relazione extraconiugale sono intervenute in un momento successivo al verificarsi della crisi. È irrilevante che il coniuge incolpevole abbia tollerato il comportamento contrario ai doveri coniugali dell’altro [2].


[1] Cass. sent. n. 1814/1977.

[2] Cass. sent. n. 19450/2007.

 

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