La gelosia non è una scusa: separazione con addebito e reato
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25 Gen 2016
 
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Redazione
 


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La gelosia non è una scusa: separazione con addebito e reato

L’ossessiva gelosia consente al coniuge pedinato di chiedere la separazione per colpa e a depositare la denuncia per il reato di maltrattamenti.

 

La gelosia verso il proprio coniuge (marito o moglie che sia), quando diventa morbosa e ossessiva, e si traduca in comportamenti tali da limitare la libertà dell’altro, come nel caso di pedinamenti, costituisce un illecito sia civile che penale. In particolare:

 

– sotto l’aspetto civile, scatta la sanzione della separazione con addebito: la colpa per la rottura del legame viene cioè attribuita al coniuge geloso che, così, perde anche il diritto al mantenimento;

 

– sotto l’aspetto penale può scattare una condanna per gli eventuali reati posti in essere a causa della psicosi, come – per esempio – quello di maltrattamenti quando il sospettoso coniuge arrivi a pedinare l’altro e a insultarlo pesantemente.

 

È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. La gelosia, insomma, anche quando determinata da fattori ambientali e culturali (come nel caso di soggetto che provenga da uno Stato estero, con una forte tendenza al controllo maschile della donna) non è mai una giustificazione per la nostra legge.

 

Nel caso di specie il marito era arrivato a pedinare la moglie sul luogo di lavoro, a rivolgersi a lei con epiteti estremamente offensivi e finanche a picchiarla pesantemente. I giudici non hanno avuto remore nel condannare l’uomo a 8 mesi di reclusione per i maltrattamenti inferti alla povera consorte.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 8 settembre 2015 – 22 gennaio 2016, n. 3025
Presidente Agrò – Relatore Paoloni

Fatto e diritto

1. Giudicando sull’impugnazione di R.R.F., la Corte di Appello di Torino ha confermato il giudizio di responsabilità del prevenuto, ma in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Cuneo dei 21.6.2012 ha ridotto, previa concessione delle attenuanti generiche, ad otto mesi di reclusione la pena (già sospesa dal Tribunale), inflittagli per il reato di maltrattamenti commesso in pregiudizio della moglie C.L. nel 2009 (essendo stato prosciolto in primo grado dal concorrente reato di atti persecutori ex art. 612-bis c.p. in danno della stessa L.).
Le due conformi decisioni di merito e in particolare la sentenza di secondo grado, che ha proceduto ad un’autonoma e analitica rilettura delle emergenze
dell’istruttoria dibattimentale, hanno stimato pienamente credibili le dichiarazioni accusatorie della parte civile C.L. sull’insostenibile ed umiliante regime di vita impostole dal coniuge (specialmente per ragioni di morbosa gelosia) dopo il rientro da Santo Domingo (dove i due avevano contratto matrimonio). Credibilità intrinseca per la linearità del tessuto narrativo della donna e oggettivamente riscontrata

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[1] Cass. sent. n. 3025/2016 del 22.01.2016.

 

 

 


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