Avvocati, lo sciopero è un diritto: rinvio obbligatorio
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25 Gen 2016
 
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Avvocati, lo sciopero è un diritto: rinvio obbligatorio

La dichiarazione dell’avvocato di aderire allo sciopero non deve essere considerato un impedimento ma l’esercizio di un diritto costituzionale.

 

Anche gli avvocati hanno diritto a scioperare: pertanto, se il difensore di parte comunica la propria intenzione di aderire all’astensione e di non partecipare all’udienza, ciò non va considerato come un impedimento, ma l’esercizio di un diritto costituzionale che il giudice deve riconoscere e garantire. Lo ha chiarito la Cassazione con una recente sentenza [1].

 

 

La vicenda

In Corte d’appello l’imputato veniva condannato, nonostante all’udienza in Camera di consiglio mancasse il difensore il quale aveva comunicato alla cancelleria di aderire all’astensione delle udienze per uno sciopero.

 

 

L’astensione per sciopero non è solo un legittimo impedimento

Più volte la Cassazione ha affermato, in passato [2] che, in relazione alle udienze il giudice deve disporre il rinvio della trattazione anche in presenza di una dichiarazione di astensione del difensore e a patto che tale astensione sia legittimamente proclamante dagli organismi di categoria. Anche qualora l’assenza del difensore riguardi l’udienza in Camera di consiglio, in cui la presenza delle parti non è obbligatoria, il giudice deve disporre il rinvio. Con la conseguenza che il mancato accoglimento della richiesta di rinvio comporta la nullità della sentenza per difetto di assistenza dell’imputato.

 

Tale orientamento trova le basi in una storica decisione della Corte Costituzionale che ha qualificato l’astensione dell’avvocato come l’esercizio – non di una semplice libertà bensì – di diritto costituzionale. A questa tesi si sono adeguate, nel 2013, le Sezioni Unite [3] secondo cui l’astensione collettiva degli avvocati costituisce “un diritto e non semplicemente un legittimo impedimento partecipativo”. Quindi, la mancata partecipazione del difensore a seguito di una dichiarazione di astensione delle udienze non è dovuta ad un impedimento, ma all’esercizio di un diritto costituzionale e, conseguentemente, il giudice deve rispettare le norme del codice di autoregolamentazione e concedere la sospensione.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 10 novembre 2015 – 21 gennaio 2016, n. 2686
Presidente Fiandanese – Relatore Verga

Motivi della decisione

Con sentenza in data 13 gennaio 2014 la Corte d’appello di Torino confermava la sentenza dei tribunale di Novara che il 23 novembre 2012 aveva condannato G.E. per concorso in rapina aggravata e ricettazione.
Ricorre per Cassazione l’imputato, a mezzo del difensore, deducendo che la sentenza impugnata è:
1. nulla per violazione degli articoli 178, 420 e 97 codice procedura penale nonché 111 Cost. e 6 CEDU per avere il giudice di secondo grado tenuto l’udienza del 13 gennaio 2014 nonostante il difensore di fiducia dell’imputato avesse fatto pervenire tempestivamente alla cancelleria della corte d’appello dichiarazione di astensione dalle udienze. Richiama sul punto giurisprudenza di questa corte in particolare sentenza numero 1820 del 2013;
2. vizio della motivazione in ordine al diniego delle attenuanti generiche e all’entità della pena;
Il primo motivo di ricorso è fondato per le ragioni di seguito indicate .
In data 7.1.2014 il difensore dell’imputato, Avv. F.M., faceva pervenire alla Cancelleria della prima sezione della Corte di Appello di Torino dichiarazione di adesione

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[1] Cass. sent. n. 2686/16 del 21.01.2016.

[2] Cass. sent. n. 40187/2014 e Cass. sent. n. 15232/2015.

[3] Cass. S.U. sent. n. 26711/2013.

 


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