Precetto: valido anche senza avviso sulla composizione della crisi
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26 Gen 2016
 
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Precetto: valido anche senza avviso sulla composizione della crisi

Resta efficace il precetto anche senza avviso sulle procedure di composizione della crisi del debitore.

 

Una delle ultime riforme del processo civile [1] inserisce, tra gli elementi essenziali del precetto, l’indicazione al debitore del diritto a far ricorso alle procedure di composizione della crisi, come ad esempio il piano del debitore. Tuttavia, nonostante le prime interpretazioni, anche senza tale avvertimento il precetto resta ugualmente valido. È questa la tesi fornita dal Consiglio Nazionale dei dottori commercialisti.

 

Dal 21 agosto 2015, l’atto di precetto deve contenere l’avvertimento che il debitore può, con l’ausilio di un organismo di composizione della crisi o di un professionista nominato dal giudice, porre fine alla situazione di eccessivo indebitamento (o, come si suol dire, sovraindebitamento), concludendo con i creditori un accordo di composizione della crisi o proponendo agli stessi un piano del consumatore, secondo quanto previsto da una legge del 2012, in realtà ancora usata poco spesso [2]. Si tratta, in buona sostanza, nel primo caso di un accordo molto simile al concordato preventivo, nel quale si richiede il consenso della maggioranza dei creditori a un piano di rientro con saldo e stralcio, pagabile entro termini prefissati; nel secondo caso, invece, la proposta viene sottoposta e valutata solo dal giudice, senza bisogno del voto favorevole dei creditori.

 

Il creditore, dunque, deve avvisare il debitore del suo diritto di avvalersi di tali strumenti di composizione della crisi per bloccare eventuali pignoramenti che l’atto di precetto annuncia essere imminenti.

 

Peraltro, con recenti sentenze, si è ammessa la possibilità di ricorrere al piano del consumatore quando il creditore è un solo soggetto come, per esempio, Equitalia (importantissima la sentenza, a riguardo, del Tribunale di Busto Arsizio) o la banca.

 

Le Linee guida adottate dai commercialisti rassicurano sul fatto che il mancato avviso non incide sugli effetti e sulla funzione del precetto: è da escludersi che il debitore possa impugnarlo per il mancato avviso, che ha una valenza meramente formale. Il creditore può dunque iniziare il pignoramento senza dover attendere l’esito dei procedimenti eventualmente avviati nel frattempo dal debitore.

 

In verità, sul punto non si è ancora espressa la giurisprudenza, così come nessun giudice ha ancora chiarito se l’indicazione di potersi avvalere del cosiddetto “fallimento del consumatore” va riportata in qualsiasi atto di precetto o solo in quelli notificati a debitori non suscettibili di fallimento (ed a cui, quindi, soltanto, si applica la procedura di composizione della crisi).

 

Il debitore potrebbe, però, impugnare l’atto di precetto privo dell’avvertimento se dimostra (con onere della prova particolarmente difficile) che la mancata formulazione dell’avvertimento non gli abbia consentito di avvalersi tempestivamente delle soluzioni alternative di composizione delle crisi.


[1] D.L. n. 83 del 2015.

[2] L. n. 3/2012.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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