Separazione dei coniugi: i beni trasferiti non sono pignorabili
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26 Gen 2016
 
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Separazione dei coniugi: i beni trasferiti non sono pignorabili

Divisione dei beni dei coniugi che si separano consensualmente: non si applica la norma che rende direttamente pignorabile, senza bisogno di revocatoria, l’atto di cessione a titolo gratuito.

 

Buone notizie per quanti hanno debiti e, tuttavia, sono anche in procinto di separarsi: la norma, inserita in una delle ultime riforme del processo esecutivo, secondo cui il creditore può pignorare i beni trasferiti a titolo gratuito a terzi, anche senza bisogno di una revocatoria, non si applica al trasferimento di immobili contenuti all’interno di provvedimenti giudiziali o di accordi di separazione personale dei coniugi o di divorzio. È quanto chiarito dalle linee guida sul processo esecutivo appena diffuse dal Consigli Nazionale dell’Ordine dei commercialisti.

 

La novità era stata inserita nel codice civile circa un anno fa [1]: come avevamo chiarito nell’approfondimento “Pignoramento della casa senza prima revocatoria”, il creditore pignorante, che – nel tentare di recuperare i propri soldi – scopra che il debitore ha ceduto “a titolo gratuito” una delle sue proprietà (per esempio, ha realizzato un fondo patrimoniale, una effettuato donazione, un trust o un vincolo di destinazione), non deve più intraprendere una causa ordinaria per far revocare l’atto fraudolento, ma può limitarsi ad agire direttamente contro il terzo cessionario del bene, come se l’immobile non fosse mai uscito fuori dal patrimonio del debitore. L’unica condizione è che il creditore trascriva il suddetto pignoramento, nei pubblici registri immobiliari, entro un anno dalla data della firma dell’atto notarile di cessione.

 

Questa norma – specifica lo studio dei commercialisti – non si applica però in tutti quei casi in cui il trasferimento dell’immobile venga effettuato da marito a moglie, o viceversa, in conseguenza e adempimento di una separazione o di divorzio. E ciò vale tanto nell’ipotesi in cui la cessazione del matrimonio consegua a un procedimento in via contenziosa (separazione giudiziale) che consensuale (si pensi anche al caso della negoziazione assistita).

 

 

Come si difende il creditore?

Che succede, dunque, se la separazione è solo “di comodo”, studiata a tavolino dagli ex coniugi solo per evitare il pignoramento dei beni dell’uno che, in tal modo, vengono trasferiti all’altro? I creditori, non potranno sfruttare il nuovo strumento inserito nel codice civile, ma avranno comunque la possibilità di esercitare l’azione revocatoria entro cinque anni dalla separazione, dimostrando – cosa tutt’altro che facile – che la separazione è solo un escamotage per rendere impignorabili i beni. A riguardo, esistono già numerosi precedenti della Cassazione che riconoscono tale possibilità, segno quindi che qualche creditore è riuscito a fornire la prova della fraudolenza dell’atto (si legga, a riguardo: “Finta separazione consensuale” e “Il creditore può revocare la cessione all’ex”).

 

Ad esempio, proprio oggi, la Cassazione [2] ha stabilito che l’acquisto della casa del marito da parte della moglie, anche se a titolo oneroso, cade in revocatoria nonostante sia previsto negli accordi della separazione. In tal modo la Corte ha dato ragione alla banca che chiedeva di revocare la vendita dell’immobile fatta da un suo correntista debitore.


[1] D.L. n. 83 del 2015 che ha inserito il nuovo art. 2929-bis cod. civ.

[2] Cass. ord. n. 1404/2016 del 26.01.2016. Di fronte alla Suprema corte la coppia ha lamentato che i giudici di merito, pur ammettendo il trasferimento a titolo oneroso e nell’ambito della separazione, hanno fondato la scientia damni in capo al terzo acquirente, la partner del debitore, esclusivamente sul dato presuntivo costituito dal rapporto di coniugio.

A questa obiezione gli Ermellini hanno risposto che la prova della “participatio fraudis” del terzo, necessaria ai fini dell’accoglimento dell’azione revocatoria ordinaria nel caso in cui l’atto dispositivo sia oneroso e successivo al sorgere del credito, può essere ricavata anche da presunzioni semplici, ivi compresa la sussistenza di un vincolo parentale tra il debitore ed il terzo, quando tale vincolo renda estremamente inverosimile che il terzo non fosse a conoscenza della situazione debitoria gravante sul disponente.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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