Carte prepagate con Iban ora pignorabili
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26 Gen 2016
 
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Carte prepagate con Iban ora pignorabili

Nell’anagrafe dei conti correnti finiranno ora anche le carte ricaricabili con Iban, sicché l’Agenzia delle Entrate potrà controllare la giacenza media dei furbetti.

 

Finisce la possibilità di sfruttare le carte prepagate con Iban, per sfuggire ai controlli del fisco e far risultare la DSU (dichiarazione sostitutiva unica) più “leggera” ai fini del calcolo dell’Isee. Infatti, un provvedimento adottato ieri dall’Agenzia delle Entrate include, nei dati che le banche devono inviare all’Anagrafe dei conti correnti (o, meglio detta, Anagrafe dei rapporti finanziari) anche le ricaricabili dotate di un proprio Iban sulle quali – come già molti italiani sanno bene – è possibile ricevere pagamenti.

 

In particolare, gli istituti di credito dovranno ora comunicare al maxi cervellone dell’Agenzia delle Entrate, non solo gli estremi delle suddette carte (e, quindi, la loro esistenza), con il relativo deposito iniziale e finale, ma anche la giacenza media mantenuta nell’anno e il totale delle movimentazioni in entrata e uscita. Il tutto entro il 31 marzo 2016 e, successivamente, con cadenza periodica anche per il futuro.

 

Insomma, le carte prepagate con Iban vengono equiparate, a tutti gli effetti, ai tradizionali conti correnti, dei quali subiranno le stesse sorti sia per quanto attiene alle comunicazioni nell’Archivio dei rapporti finanziari, sia per quanto riguarda i calcoli per l’Isee. Questo significa che i contribuenti non potranno più falsare le proprie DSU, facendo risultare c/c “a zero” e, mantenendo così bassa il valore della “giacenza media”, ottenere indebitamente tutta una serie di servizi sociali che, altrimenti, sarebbero loro negati. Ricordiamo infatti che, con la recente riforma dell’Isee, la DSU contiene anche la giacenza media del conto corrente, che viene comunicata direttamente dalla banca (dopo un primo periodo transitorio in cui il calcolo doveva essere effettuato dal correntista).

 

Ma c’è un’altra importante implicazione che deriva dall’equiparazione delle carte prepagate con Iban ai conti correnti e riguarda i pignoramenti. Come noto, infatti, la riforma del processo esecutivo consente al creditore di affacciarsi, per il tramite dell’ufficiale giudiziario, alle banche dati online in uso alla pubblica amministrazione (prima tra tutte l’anagrafe tributaria), al fine di scovare conti, stipendi, pensioni, depositi, titoli, immobili, automobili da pignorare. È quella che viene chiamata “Ricerca telematica dei beni del debitore” e che dà la possibilità, al soggetto pignorante, di evitare la consueta caccia al tesoro grazie al semplice ausilio di un computer collegato a internet. Ebbene, tra queste banche dati liberamente consultabili vi è anche l’Anagrafe dei conti correnti che, come detto, ora conterrà anche i dati relativi alle carte prepagate con Iban. Dati che, così, non sfuggiranno ai creditori potendole così sottoporle a pignoramento presso terzi.


Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
10 Nov 2016 alex conte

Assolutamente no !! Solo sè l’istituto è sul suolo Europeo,in Svizzera e Regno Unito, nessuno pignora niente … L’inghilterra non permette a nessuno di venire a dettar legge a casa loro !!