È valido il licenziamento orale? Come si impugna?
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26 Gen 2016
 
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Maria Monteleone
 


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È valido il licenziamento orale? Come si impugna?

Licenziamento verbale: inefficacia e diritto alla reintegra; inapplicabilità del termine di decadenza per l’impugnazione.

 

La legge stabilisce che il licenziamento deve essere intimato in forma scritta altrimenti è inefficace [1]. Ciò vuol dire che il licenziamento orale del dipendente non produce alcun effetto ed è considerato inesistente, come mai avvenuto.

Ne deriva la continuazione del rapporto di lavoro senza alcuna interruzione e l’obbligo del datore di corrispondere la retribuzione fino alla riammissione effettiva in servizio.

 

Per esempio, il datore di lavoro che manda via il dipendente ordinandogli di non andare più a lavorare presso l’azienda, non pone in essere un licenziamento efficace; è sempre necessaria la forma scritta (come una lettera inviata tramite raccomandata a/r).

 

Ferma restando l’inefficacia del licenziamento verbale, si presenta l’esigenza di tutela del dipendente di fatto “mandato via”. Questi può impugnare il licenziamento, anche se verbale, dinanzi al giudice competente, in modo da farne dichiarare l’illegittimità e inefficacia e ordinare la reintegrazione nel posto di lavoro.

 

A tal proposito, una recente sentenza della Corte di Cassazione [2] ha chiarito che al licenziamento verbale non si applicano i termini di decadenza previsti per l’impugnazione.

 

Per legge [3] il licenziamento deve essere impugnato, a pena di decadenza, entro sessanta giorni dalla ricezione della sua comunicazione in forma scritta, ovvero dalla comunicazione, anch’essa in forma scritta, dei motivi, ove non contestuale, con qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idoneo a rendere nota la volontà del lavoratore anche attraverso l’intervento dell’organizzazione sindacale diretto ad impugnare il licenziamento stesso.

 

Come si può notare, si fa riferimento solo alle ipotesi in cui il licenziamento sia stato intimato con atto scritto perché è dalla data di ricezione/conoscenza di tale atto che decorrono i termini per l’impugnazione.

Ebbene, nel caso di licenziamento orale, non menzionato dal legislatore nella norma in esame, il dipendente non ha l’onere di impugnare entro sessanta giorni ma può far valere in ogni tempo l’inefficacia del licenziamento, senza previa impugnativa stragiudiziale dello stesso.

 

 

Quali tutele può ottenere il dipendente licenziato oralmente?

Come già scritto, il licenziamento intimato oralmente è illegittimo e inefficace e comporta pertanto il diritto del lavoratore a [4]:

 

– essere reintegrato nel posto di lavoro;

 

– ottenere il risarcimento del danno per il periodo successivo al licenziamento e fino all’effettiva reintegra, dedotto quanto percepito da altra occupazione (il risarcimento non può comunque essere inferiore nel minimo di cinque mensilità di retribuzione);

 

– ottenere il versamento dei contributi assistenziali e previdenziali per tutto il periodo dal giorno del licenziamento a quello della reintegra;

 

– scegliere fra la reintegra e l’indennità sostitutiva pari a quindici mensilità della retribuzione globale di fatto (cosiddetto diritto di opzione).

 


[1] Art. 2 L. n. 604/1966.

[2] Cass. sent. n. 22825 del 9.11.15.

[3] Art. 6 L. n. 604/1966.

 

[4] Art. 18 Statuto dei Lavoratori.

 


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