Accertamenti fiscali: bisogna provare l’aiuto dei genitori
Lo sai che?
27 Gen 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Accertamenti fiscali: bisogna provare l’aiuto dei genitori

È legittimo l’accertamento a carico del trentenne che, pur dichiarando un reddito basso, acquisti un bene di valore come l’auto se non dimostra il transito di denaro da un familiare.

 

A incastrare il contribuente è sempre più spesso l’acquistato di beni di rilevante valore (come un’automobile), il cui prezzo di vendita e le successive spese per il mantenimento non sono compatibili con il reddito dichiarato all’Agenzia delle Entrate in sede di denuncia dei redditi. Così scatta l’accertamento fiscale (cosiddetto accertamento sintetico) messo a segno grazie al redditometro. Al contribuente resta una sola carta per tentare un’ultima e strenua difesa: quella di dimostrare che i redditi grazie ai quali il bene è entrato nel suo patrimonio sono esenti, come nel caso in cui provengano da una donazione dei genitori o dei familiari componenti il nucleo familiare. Ma attenzione: non basta dire “i soldi me li ha dati papà” o dimostrare che si è ancora conviventi con i genitori e nel loro nucleo familiare, ma è necessaria una prova documentale che, nella norma, è costituita dalla tracciabilità della movimentazione bancaria. Insomma, l’arma privilegiata per evitare problemi futuri con il fisco resta, ancora una volta, il bonifico.

 

A ribadirlo – come già numerose volte in questi anni – è la Cassazione che, con una sentenza pubblicata ieri [1], ha confermato l’accertamento nei confronti di un giovane che aveva acquistato un’auto di lusso – a detta di lui – con i soldi della madre convivente, ma senza riuscire a dimostrare il transito endofamiliare del denaro. L’uomo aveva prodotto solo la dichiarazione della madre ma, secondo i giudici, lui non poteva essere a carico della donna, vuoi per l’età vuoi perché aveva dichiarato 13 mila euro.

 

 

La prova deve essere documentale

Sul punto la Suprema Corte ha chiarito che la prova documentale contraria all’accertamento sintetico, ammessa per il contribuente [2], non riguarda la sola disponibilità di redditi esenti o di redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, ma anche l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso, che costituiscono circostanze sintomatiche del fatto che la spesa contestata sia stata sostenuta proprio con detti proventi.

 

Non è onere del contribuente dare la prova rigorosa e puntuale dell’impiego proprio di detti redditi per l’acquisizione degli incrementi patrimoniali, attesa la fungibilità del denaro. Basta dimostrare di aver ricevuto dei soldi dai genitori, ma non anche che proprio quegli specifici soldi sono serviti a comprare il bene di lusso. Così come non ci si può limitare a provare il semplice fatto di essere ancora conviventi con i genitori e dedurre implicitamente da ciò che si dispone spesso di donazioni ottenute da questi ultimi.

 

Spiega infatti la Cassazione: se ai fini della sussistenza dei redditi è, quindi, indubbio che sia idonea la documentazione prodotta in causa (la dichiarazione dei redditi materni), ai fini del possesso di detti redditi a favore del contribuente, detta idonea “documentazione” non può riguardare il semplice vincolo di convivenza, ma deve riguardare il transito “endofamiliare del reddito”.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – T, ordinanza 9 dicembre 2015 –  26 gennaio 2016, n. 1332
Presidente Iacobellis – Relatore Caracciolo

Fatto e diritto

La Corte,
ritenuto che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:
I1 relatore cons. G.C.,
letti gli atti depositati,
osserva:
La CTR di Firenze ha accolto l’appello di P.L., proposto contro la sentenza n.87/04/2010 della CTP di Prato che aveva respinto il ricorso dei predetto contribuente contro avviso di accertamento per IRPEF 2006, avviso emesso a seguito di accertamento di genere sintetico fondato sulla capacità di spesa desunta da disponibilità ed acquisto -nel corso dei periodo 2004-2007- di plurimi autoveicoli di considerevole potenza fiscale e dall’acquisto di quote societarie varie, esborsi non compatibili con i redditi dichiarati in relazione allo svolgimento dell’attività di procacciatore d’affari e pari ad E 13.906,00.
La predetta CTR -dopo avere dato atto che “il contribuente ha provato nei limiti del possibile che l’attività svolta nell’anno in questione è stata poco redditizia, e che il danaro occorso per l’acquisto ed il possesso dell’autovettura non era derivato

Mostra tutto

[1] Cass. sent. n. 1332/16 del 26.01.2016.

[2] Art. 38, sesto co., del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600.

 

Autore immagine: 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti