Divieto di cumulo buoni pasto, quali conseguenze
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27 Gen 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Divieto di cumulo buoni pasto, quali conseguenze

Tracciabilità dei ticket pasti elettronici e divieto di cumulare i buoni pasto: che cosa succede al lavoratore che trasgredisce.

 

È una consuetudine diffusa quella di accumulare i buoni pasto (meglio conosciuti come ticket restaurant, dal nome di una delle più note società emittenti) per fare la spesa al supermercato: in questo modo, il lavoratore riesce a “far quadrare il bilancio”, riducendo sostanzialmente la spesa alimentare.

Dallo scorso luglio, però, con l’entrata in vigore della maggiore esenzione fiscale per i ticket elettronici, le possibilità di cumulare i buoni si sono notevolmente ridotte, a causa della tracciabilità di questi strumenti: il divieto di cumulo dei ticket, difatti, esiste da tempo, ma non è mai stato, o quasi, rispettato, per via dell’effettiva impossibilità di controllare l’utilizzo dei buoni cartacei.

Ma quali sono le conseguenze per chi trasgredisce?

 

 

Violazione del divieto di cumulo buoni pasto

Il buono pasto è uno strumento nato con la finalità di sostituire la mensa aziendale: proprio per questo, le erogazioni di buoni pasto sono considerate esenti dall’imposizione sino ad un certo limite, che è di 5,29 euro per i buoni cartacei e di 7 euro per quelli elettronici; la somministrazione di vitto da parte del datore di lavoro, difatti, è sempre esente da imposizione.

È chiaro che laddove i buoni siano cumulati, essi vengono snaturati dalla loro funzione sostitutiva dei pasti, e dunque devono essere interamente sottoposti a tassazione, come qualsiasi altro reddito.

Tuttavia, come accennato poc’anzi, è molto difficile tracciare i voucher cartacei: considerando, poi, il fatto che i supermercati abbiano sempre “chiuso un occhio” sull’utilizzo di più ticket insieme, è facile che comprendere come mai in tanti ritenessero che il cumulo fosse pienamente consentito, e che il relativo divieto fosse partito soltanto dallo scorso luglio.

Ad ogni modo, il cumulo dei buoni non comporta una sanzione nei confronti del lavoratore dipendente, ma solo l’assoggettamento totale a tassazione dei buoni pasto, che ne sarebbero stati esenti (sino a 5,29 o a 7 euro l’uno): è il datore di lavoro che deve rilevare e applicare la corretta imposizione, e ne ha la possibilità in virtù della tracciabilità dei voucher elettronici, che consentono di risalire specificamente al singolo utilizzo.

 

 

Problemi nell’utilizzo dei voucher elettronici

Nonostante il maggior vantaggio fiscale nell’utilizzo dei voucher elettronici, la loro adozione non è, comunque, “decollata” come ci si aspettava: molti esercizi, difatti, sono sprovvisti dei pos necessari al loro utilizzo. Un’ulteriore difficoltà è causata, poi, dalla mancanza di un pos unico, poiché ogni dispositivo è relativo a un solo circuito.

Completano il quadro dei problemi relativi ai buoni pasto le eccessive commissioni sui buoni, che si riflettono, in negativo, sia sugli esercenti che sugli utilizzatori: insomma, se da un lato la legge vuole scoraggiare l’utilizzo “furbo” dei ticket, dall’altra non si preoccupa di renderne agevole l’utilizzo corretto.

Ammesso che di “furbizia” si possa parlare, poiché quasi tutti dipendenti cumulano i buoni per abbassare la spesa alimentare familiare, e non per velleità o per arricchirsi.

 

 

Buoni pasto e welfare aziendale

Non è nemmeno possibile, purtroppo, far rientrare i buoni pasto tra le erogazioni di welfare aziendale detassabili.

Sono esenti da imposizione, sino alla soglia di 2.000 euro, difatti, diverse prestazioni dell’azienda a favore dei dipendenti volte a migliorare la qualità della vita: si tratta però di benefits appartenenti all’area previdenziale e socio-sanitaria (asili nido aziendali, voucher per l’assistenza dei familiari, previdenza integrativa…). L’esenzione da imposizione è valida per le prestazioni erogate direttamente dall’azienda, mentre, laddove siano erogate indirettamente le somme relative alla copertura di tali misure, si applica un’imposizione del 10%.

 

 


 


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