A quanto ammonta la pensione delle casalinghe
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27 Gen 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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A quanto ammonta la pensione delle casalinghe

Gestione Inps Casalinghe: ammontare della pensione, versamenti necessari, requisiti minimi per ottenere il trattamento.

 

Anche chi non ha mai versato un contributo come lavoratore dipendente, parasubordinato o autonomo può ottenere la pensione: non parliamo della pensione sociale, poiché si tratta di una prestazione assistenziale, ma della pensione per gli iscritti al Fondo Casalinghe.

 

Il nome non inganni: possono iscriversi alla Gestione Casalinghe dell’Inps, difatti, anche gli uomini. Per potersi iscrivere, è necessario rispettare i seguenti requisiti:

 

– età tra i 16 anni (o 15 se è assolto l’obbligo scolastico) ed i 65 anni;

 

– svolgimento di un’attività in famiglia connessa con le ordinarie mansioni domestiche, senza vincolo di subordinazione;

 

– nessuna titolarità di pensione diretta;

 

assenza di rapporti di lavoro dipendente o autonomo per i quali sia obbligatoria l’iscrizione ad un’altra cassa previdenziale, a meno che non si tratti di un’attività part time con riduzione delle settimane utili alla pensione (ad esempio, di una collaborazione domestica dipendente inferiore alle 24 ore settimanali).

 

Ma a quale trattamento dà diritto l’iscrizione al fondo Casalinghe, e quali sono le condizioni per accedervi?

 

 

Pensione casalinghe: requisiti

Innanzitutto, si può accedere alla pensione nel fondo casalinghe qualora si possiedano almeno 57 anni di età, se l’ammontare del trattamento è superiore a 1,2 volte l’assegno sociale (pari a 448,52 euro); diversamente, è necessaria un’età minima di 65 anni.

A tali requisiti devono essere aggiunti 7 mesi, determinati dagli adeguamenti alla speranza di vita.

Il requisito contributivo minimo, invece, è pari a 5 anni.

 

 

Calcolo pensione casalinghe

La pensione delle casalinghe è calcolata interamente col metodo contributivo: tale sistema si basa sui contributi versati annualmente, poi rivalutati in base alla variazione media quinquennale del Pil.

Pertanto, bisogna prendere in considerazione due fondamentali fattori:

 

– il montante contributivo, cioè l’importo dei contributi accantonati presso la gestione;

 

– il coefficiente di trasformazione, che aumenta col crescere dell’età: si tratta, in pratica, di una percentuale che converte il montante contributivo in assegno di pensione.

 

Prendiamo il caso di un iscritto che abbia effettuato, per 40 anni, il versamento minimo, pari a 25,82 euro al mese ed a 309,84 euro annui: in questo caso il montante contributivo, senza contare le rivalutazioni, sarebbe pari a 12.393,60 euro; ipotizziamo che arrivi a 20.000 euro, comprensivo di rivalutazioni.

Considerando che i coefficienti di trasformazione sono cambiati (in peggio) dal 1° gennaio 2016, il nuovo coefficiente per chi ha 65 anni e 7 mesi di età è pari a 5,431.

La pensione annuale sarebbe dunque pari a 1.086,20 euro, ossia 83,55 euro mensili; una piccola integrazione, che può essere sufficiente soltanto qualora si possiedano già altre rendite.

Per raggiungere un assegno simile alla pensione sociale, per esempio di 500 euro mensili, l’assegno annuo di pensione deve essere ovviamente pari a 6.500 euro (500 per 13 mensilità).

 

Un assegno annuo di 500 euro presuppone un montante contributivo di circa 120.000 euro, poiché:

 

– 120.000 per 5,431%=6.517,20; questa cifra rappresenta la pensione annuale;

– 6.517,20 :13= 501,32; questa cifra rappresenta la pensione mensile.

 

Un tale montante contributivo si potrebbe ottenere, ad esempio, versando circa 3.429 euro l’anno per 35 anni (l’importo sarebbe minore, considerando le rivalutazioni).

 

 

Pensione casalinghe e assegno sociale

A fronte di tali versamenti, si sarebbe tentati dal pensare: “non verso nulla ed aspetto di percepire, alla stessa età, direttamente l’assegno sociale”.

L’assegno sociale non spetta, però, a tutti coloro che siano privi dei requisiti minimi per la pensione, ma soltanto a chi possiede un reddito inferiore a determinate soglie:

 

– reddito non superiore a 5.830,76 euro annui, per i non coniugati;

– reddito non superiore a 11.661,52 euro annui, per i coniugati.

 

Peraltro, visti gli ingenti buchi nelle casse erariali, nulla è dato sapere riguardo al futuro, compresa l’esistenza dell’assegno sociale: è sempre meglio, dunque, pensare al proprio futuro ed accantonare delle somme ogni mese.

 

 

Pensione casalinghe: contributi interamente deducibili dalle tasse

Si potrebbe pensare, è vero, a una forma di risparmio alternativo, vista l’esiguità degli assegni a fronte dei versamenti: tuttavia, bisogna considerare anche i vantaggi fiscali nel versare i contributi, che sono interamente deducibili dai redditi. Pertanto, oltre al rendimento, è importante ponderare i benefici derivanti dall’abbattimento del reddito imponibile, tanto maggiori, quanto più alti siano i versamenti ed il reddito dell’interessato.

 


Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
30 Gen 2016 giuseppe bonomo

è possibile sapere se a mia moglie spettano gli arretrati sulla pensione di vecchiaia. dal 1 dicembre2015 gli è stata assegnata la la pensione col sistema contributivo, sulla base dei contributi versati dal 1 gennaio 1959 al 31 dicembre 2007, nella gestione artigiani. a maturato 905 settimane fino al 31/12/2011. mia moglie è nata il 24/12/1943.