Lavoro a tempo determinato, quando si trasforma in tempo indeterminato
Lo sai che?
27 Gen 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Lavoro a tempo determinato, quando si trasforma in tempo indeterminato

Contratto a tempo indeterminato e di somministrazione, proroghe e rinnovi: ipotesi in cui spetta la trasformazione in tempo indeterminato.

 

Il Jobs Act ha innovato profondamente la disciplina dei contratti di lavoro, incentivando il ricorso a rapporti a tempo indeterminato e scoraggiando, contemporaneamente, i rapporti a termine.

In particolare, vi sono delle specifiche previsioni [1] che stabiliscono, in presenza di determinate condizioni, il diritto del lavoratore di essere assunto a tempo indeterminato: vediamole nel dettaglio.

 

Superamento di 36 mesi o di 5 proroghe

Innanzitutto, il contratto a termine può avere una durata massima di 36 mesi, comprensivi di eventuali proroghe, ed un numero massimo di proroghe pari a 5.

Dopo la scadenza del termine originario o validamente prorogato, o dopo il periodo di durata massima complessiva di 36 mesi, il lavoro può proseguire di fatto:

 

– per 30 giorni (se il contratto ha una durata inferiore a 6 mesi);

-per 50 giorni (se il contratto ha una durata maggiore di 6 mesi);

 

In queste ipotesi, il datore di lavoro è tenuto a corrispondere al dipendente una maggiorazione retributiva per ogni giorno di continuazione del rapporto, pari al 20%, fino al decimo giorno successivo, ed al 40% per ciascun giorno ulteriore.

 

Se il rapporto di lavoro oltrepassa il periodo di prosecuzione di fatto, il contratto si considera trasformato da tempo determinato a tempo indeterminato, a far data dal superamento dei 30 o dei 50 giorni.

 

Vi sono determinate ipotesi, però, nelle quali è consentito stipulare un nuovo rapporto a termine, nonostante siano raggiunti i 36 mesi cumulativi di tutti i periodi di lavoro a termine, compresi eventuali periodi di lavoro svolti in somministrazione, aventi ad oggetto mansioni equivalenti.

 

Il nuovo contratto di lavoro, perché sia valido, deve essere stipulato presso la Direzione territoriale competente, con l’assistenza di un rappresentante di una delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

 

Possono essere poi previste specifiche deroghe al superamento del periodo di 36 mesi da parte dei contratti collettivi.

 

 

Mancato rispetto del periodo cuscinetto

Laddove cessi un rapporto a termine, e se ne intenda stipulare un altro, è necessario che trascorra un lasso di tempo tra il primo e il secondo contratto (cosiddetto periodo cuscinetto, o stop and go), pari a:

 

10 giorni, se la durata del primo contratto è inferiore ai 6 mesi;

20 giorni, se la durata del primo contratto è superiore ai 6 mesi.

 

Gli intervalli sono stati ridotti dal Decreto del fare [2], in quanto la riforma Fornero li aveva portati, rispettivamente, a 60 e 90 giorni.

Il mancato rispetto di questo lasso di tempo determina la conversione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato.

 

Somministrazione

La somministrazione, rispetto al contratto a termine, è soggetta a meno vincoli: ad esempio, non è previsto alcun periodo cuscinetto tra due diversi contratti di somministrazione.

Tuttavia, qualora siano superati 42 mesi, anche non consecutivi, di lavoro presso la stessa agenzia di somministrazione, si ha diritto all’assunzione a tempo indeterminato da parte dell’agenzia; lo stesso avviene in caso di superamento di 36 mesi di missione presso uno stesso utilizzatore, nell’ambito però del medesimo rapporto.

 

 

Diritto di precedenza

Un’altra possibilità di trasformazione del rapporto a tempo indeterminato è data dal diritto di precedenza spettante ai lavoratori. In particolare:

 

– al dipendente che ha prestato attività lavorativa con contratto a termine per un periodo di almeno 6 mesi, è riconosciuto un diritto di precedenza nel caso in cui l’azienda effettui assunzioni a tempo indeterminato entro un anno dalla cessazione del rapporto [3];

 

– il lavoratore a termine stagionale, invece, ha il diritto di precedenza riguardo eventuali nuove assunzioni a termine per le medesime attività stagionali [4];

 

– per le lavoratrici a termine in maternità, il periodo di astensione concorre a determinare il periodo di attività lavorativa utile a conseguire il diritto di precedenza, che può essere esercitato sia per le assunzioni a tempo indeterminato che a termine.

 

Per far valere il diritto di precedenza, il lavoratore deve manifestare tale volontà all’azienda entro 6 mesi dalla scadenza del contratto (entro 3 mesi se stagionale).


[1] D.L. 78/2014.

[2] D.L. 63/2013.

[3] Art. 5, Co. 4quater, D.Lgs. 368/2001.

[4] Art. 5, Co. 4quinquies, D.Lgs. 368/2001.

 

Autore immagine: 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti
8 Feb 2016 giovanni varriale

ottimo un bella cosa anche io ho lavorato a contratto determinato x 5 anni