Che succede dopo la chiusura delle indagini preliminari
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28 Gen 2016
 
L'autore
Antonio Ciotola
 


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Che succede dopo la chiusura delle indagini preliminari

Processo penale, dalle indagini preliminari al rinvio a giudizio: come funziona la procedura a carico dell’indagato.

 

Hai ricevuto la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari e non sai di cosa si tratta? Ti stai chiedendo cosa devi fare e perché non hai avuto prima notizia che eri indagato? Non credevi che quella vecchia vicenda potesse giungere sino a questo punto?

Se queste sono le domande che ti stai ponendo, devi innanzitutto sapere che, salvo i casi in cui nel corso delle indagini preliminari gli investigatori (guidati dal Pubblico Ministero) abbiano dovuto compiere determinati atti (ad es. sequestri), la persona sottoposta alle indagini (cosiddetto indagato) ne viene a conoscenza solo dopo che le stesse si sono concluse.

 

Le ragioni per le quali, di norma, è previsto il segreto durante tutta la fase delle Indagini Preliminari (cosiddetto Segreto Istruttorio) è da ricercare nel fatto che si vuole evitare che l’indagato, se posto a conoscenza che si stanno svolgendo a suo carico determinate indagini, possa cercare di alterarne i risultati concordando, ad esempio, una specifica versione dei fatti con persone che potranno poi essere sentite come testimoni, oppure facendo sparire le tracce del reato (quello che si chiama Inquinamento delle Prove).

 

 

Cos’è l’avviso di conclusione delle indagini e cosa fare

L’atto formale (il documento) con il quale viene comunicata all’indagato la chiusura delle indagini preliminari è l’avviso di conclusione delle indagini Preliminari.

In questo documento, sono indicati: il reato (o i reati) per i quali si è stati sottoposti alle indagini, la data della sua presunta commissione e l’enunciazione sommaria del fatto che costituisce il reato [1].

 

La chiusura delle indagini preliminari costituisce un momento particolarmente importante: non solo perché è in quel momento che l’indagato viene a conoscenza di essere sottoposto ad un procedimento penale ma anche perché è proprio dalla notifica dell’avviso che l’indagato ha a disposizione un termine di 20 giorni per esercitare una serie di facoltà difensive come la richiesta di essere Interrogato dal PM (il PM è l’organo che svolge e dirige le indagini), il deposito di memorie difensive, la richiesta di compiere altre indagini.

 

A seguito della notifica dell’avviso della conclusione delle indagini preliminari è buona norma nominare un difensore di fiducia che possa, da un punto di vista tecnico, assistere l’indagato nella scelta degli atti difensivi da compiere.

 

Chiaramente, anche se l’indagato dovesse restare inerte non nominando alcun difensore, il procedimento continuerà a seguire il suo corso non potendo essere influenzato dalla volontà inerte dell’indagato.

 

In questo caso all’indagato sarà assegnato un “difensore di ufficio” che lo rappresenterà e difenderà sino a quando non sarà sostituito dal difensore di fiducia eventualmente nominato (la nomina del difensore di fiducia può essere fatta in qualsiasi momento).

 

Quello che non bisogna confondere è la “difesa di ufficio” con il “Patrocinio Gratuito”: spesso i due istituti sono erroneamente sovrapposti. Il difensore di ufficio deve essere retribuito dall’indagato personalmente proprio come se si trattasse del difensore di fiducia mentre il Gratuito Patrocinio (l’avvocato pagato dallo Stato per intenderci) è un istituto diverso cui l’indagato può avere diritto a determinate condizioni di reddito. Nulla esclude, comunque, che l’indagato possa formalmente nominare il difensore di ufficio (la definizione di “difensore d’ufficio” è dovuta al fatto che a nominarlo non è l’indagato ma l’ufficio del PM che ha diretto le indagini) quale proprio difensore di fiducia.

 

 

Che succede dopo i 20 giorni previsti dalla chiusura delle indagini?

L’atto successivo a quello di chiusura delle indagini preliminari è il Decreto di Fissazione della Udienza Preliminare ossia il documento con il quale viene comunicato all’imputato (con la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal PM non si è più indagati ma si diviene formalmente imputati) il giorno ed il Giudice innanzi al quale si terrà l’Udienza Preliminare.

 

L’udienza preliminare, tenuta innanzi ad un Giudice – chiamato GUP (Giudice Udienza Preliminare) – costituisce un momento veramente importante nell’iter processuale perché è il luogo nel quale, per la prima volta, un Giudice (cioè un soggetto terzo rispetto a chi ha condotto le indagini) valuterà le prove raccolte dagli investigatori in contraddittorio con la difesa (ascoltando cioè anche le considerazioni tecnico-giuridiche della difesa dell’imputato).

 

Sarà il GUP a decidere se l’Imputato dovrà essere rinviato a giudizio – cioè essere sottoposto al vero e proprio processo dove saranno sentiti i testimoni, i consulenti e gli investigatori (polizia, carabinieri, guardia di finanza, etc) che si terrà poi davanti al Tribunale,   oppure essere prosciolto (non si farà il processo). Per completezza di informazione è utile sapere che per taluni reati manca l’udienza preliminare e si va direttamente al vero e proprio processo.


[1] La norma di riferimento è l’art. 415 bis cod. proc. pen. che prevede “una enunciazione sommaria del fatto con l’indicazione delle norme che si presumono violate, la data ed il luogo”.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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