Indennità di accompagnamento
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28 Gen 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Indennità di accompagnamento

Indennità di accompagnamento per invalidità civile: a chi spetta, come richiederla, a quanto ammonta, compatibilità con altri redditi, casi particolari.

 

L’indennità di accompagnamento è una prestazione sociale che spetta agli invalidi civili totali (soggetti con riconosciuta invalidità totale e permanente del 100%) non in grado di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore o non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita. Si può trattare quindi di una causa invalidante di tipo fisico o di tipo psichico.

Atteso dunque che tali soggetti, a causa della propria minorazione fisica o psichica, hanno necessità di assistenza, è concesso dunque il sussidio dell’indennità di accompagnamento.

 

 

Indennità di accompagnamento: requisiti

Le condizioni per aver diritto all’indennità sono:

 

-riconoscimento di un’invalidità totale e permanente del 100%;

 

– impossibilità di camminare senza l’ausilio di un accompagnatore;

 

– in alternativa, impossibilità di compiere gli atti quotidiani della vita;

 

cittadinanza italiana o europea, o cittadinanza di uno Stato Terzo, qualora si possieda il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (una recente sentenza della Corte Costituzionale [1] ha però dichiarato illegittimo il subordine della spettanza dell’indennità al permesso di soggiorno CE) ;

 

residenza in Italia.

 

Il disabile, per aver diritto all’indennità, non deve essere ricoverato in una struttura sanitaria con retta a carico dello Stato, né in un reparto riabilitativo o di lungodegenza.

 

 

Indennità di accompagnamento: compatibilità

L’indennità di accompagnamento è incompatibile con altre indennità aventi le medesime finalità, erogate per cause di servizio, lavoro o guerra.

È invece compatibile con lo svolgimento di attività lavorativa (poiché l’impossibilità di lavorare si determina soltanto in presenza dello status di inabilità assoluta e permanente a svolgere qualsiasi attività lavorativa) ed alla percezione di altri redditi (non esistono, difatti, dei limiti di reddito per la spettanza del sussidio).

Inoltre, l’accompagnamento è indipendente dall’età e dalla composizione del nucleo familiare del beneficiario, e non è reversibile agli eredi.

 

 

Indennità di accompagnamento: come richiederla

Per ottenere l’indennità di accompagnamento, è prima necessario il riconoscimento dell’invalidità, mediante la verifica dei requisiti sanitari da parte della competente commissione medica.

 

È necessario, in primo luogo, recarsi dal proprio medico curante, o da altro specialista convenzionato SSN, e richiedere il certificato medico introduttivo, indispensabile per inoltrare all’Inps la domanda di riconoscimento dell’invalidità: nel certificato deve essere esplicitamente indicato che il richiedente è “persona impossibilitata a deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore” oppure che si tratta di “persona che necessita di assistenza continua, non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita”.

 

Dopo l’inoltro della certificazione da parte del medico, deve essere poi inviata dal richiedente domanda all’Inps per il riconoscimento dell’invalidità, tramite i seguenti canali:

 

Servizi Online per il cittadino, accessibili tramite Pin dispositivo, all’interno del portale web dell’Istituto;

Contact center Inps, accessibile dal numero 803.164 (è comunque necessario il Pin);

– rivolgendosi direttamente ad un Patronato.

 

L’invalido è poi convocato dall’Istituto, davanti all’apposita commissione medica ASL integrata da un medico dell’Inps, per gli accertamenti sanitari; all’esito dei controlli, qualora positivo, è inviato al cittadino il verbale definitivo.

 

Qualora il richiedente abbia diritto all’assegno, deve poi inoltrare all’Istituto diversi dati utili, quali le coordinate bancarie, l’eventuale ricovero, la frequenza di centri di riabilitazione; per l’operazione d’inserimento è possibile avvalersi dell’aiuto di un patronato o di un’associazione.

 

La decorrenza dell’indennità di accompagnamento parte dal mese successivo alla presentazione della domanda di riconoscimento dell’invalidità.

 

 

Indennità di accompagnamento: ricorso contro il verbale

Qualora l’esito degli accertamenti sanitari si concluda in maniera negativa, negando, cioè, il riconoscimento dell’invalidità, o riconoscendola in misura minore, è possibile presentare un ricorso.

 

Dal 2012, per presentare ricorso giudiziario è necessario un accertamento tecnico preventivo: l’interessato deve, cioè, presentare al Tribunale un’istanza di accertamento tecnico per la verifica preventiva delle condizioni sanitarie a sostegno della propria richiesta. Qualora l’accertamento non sia effettuato, non è possibile esperire ricorso.

 

L’accertamento preventivo è effettuato da un CTU (consulente tecnico nominato dal giudice), in presenza di un medico legale dell’INPS: le conclusioni dell’accertamento sono espresse in una relazione tecnica, che è trasmessa all’INPS e al ricorrente. Le spese relative all’ accertamento tecnico preventivo sono a carico del ricorrente.

 

Il Giudice deve poi fissare con decreto un termine, non superiore a 30 giorni, entro il quale le parti devono dichiarare la contestazione, o meno, della relazione.

Se la relazione non è contestata, viene omologata dal Giudice con decreto inappellabile.

 

In caso di contestazione, la parte che si oppone deve depositare, entro 30 giorni dalla dichiarazione di dissenso, il ricorso introduttivo del giudizio, specificando i motivi della contestazione: da quel momento inizia il giudizio vero e proprio, che si conclude con una sentenza inappellabile.

 

 

Indennità di accompagnamento: quanto spetta

Per l’anno 2016 l’importo mensile d’indennità di accompagnamento spettante è pari a 512,34 euro, e l’importo annuale è pari a 6.148,48 euro, poiché il sussidio è erogato per 12 mensilità.

L’indennità è un reddito esente, cioè non è assoggettata all’Irpef.

 

 

Indennità di accompagnamento: dichiarazione periodica

Chi percepisce l’indennità di accompagnamento è obbligato, entro il 31 marzo di ogni anno, a presentare una dichiarazione relativa alla permanenza dei requisiti necessari al beneficio.

La presentazione della dichiarazione può essere effettuata:

 

– tramite CAF o professionista abilitato;

– tramite i Servizi Online per il cittadino, accessibili tramite Pin dispositivo, all’interno del portale web dell’Istituto.

 

Nel dettaglio, il modello di dichiarazione da presentare si chiama ICRIC, e deve contenere l’indicazione dell’eventuale numero di giorni di ricovero nell’anno (con totale retta a carico dello Stato; sono esclusi i ricoveri per cure di patologie): questo, in quanto l’ammontare dell’indennità è proporzionalmente ridotto in base ai giorni di ricovero.

 

 

Indennità di accompagnamento minorenni

Pur non essendo l’indennità di accompagnamento legata all’età, in quanto spetta anche ai minorenni, sino a poco tempo fa era sospesa al compimento dei 18 anni: era necessario, difatti, inviare una nuova richiesta e sottoporsi nuovamente agli accertamenti medici sull’invalidità. Ora, grazie a una recente legge [2], non è più necessario inviare una nuova domanda all’Inps, e la fruizione dell’assegno non è interrotta, né subordinata a nuovi accertamenti sanitari.


[1] C.Cost., sent. n. 40 del 11.03.2013.

[2] L. 114/2014.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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