Niente accertamento fiscale a chi usa i soldi dell’eredità
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28 Gen 2016
 
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Niente accertamento fiscale a chi usa i soldi dell’eredità

Successione: non c’è bisogno di dimostrare che l’acquisto del bene è avvenuto con lo stesso denaro prelevato dal conto corrente del defunto.

 

Si salva dall’accertamento fiscale chi eredita una somma di denaro: senza, infatti, bisogno di dimostrare che il bene di lusso (come l’automobile) è stato acquistato proprio grazie ai soldi prelevati dal conto corrente del soggetto defunto, il contribuente può scampare all’indagine dell’Agenzia delle Entrate dimostrando che il proprio patrimonio è cresciuto proprio grazie al lascito pervenuto grazie alla successione. Lo ha chiarito la Cassazione con una ordinanza di poche ore fa [1].

 

Va dunque annullato l’accertamento a carico del contribuente che compra un auto di lusso e un appartamento grazie all’eredità del familiare. La Corte accoglie il ricorso di un contribuente contro un accertamento del fisco a fini Irpef. Con l’avviso, l’ufficio aveva addebitato all’uomo un maggior reddito ricostruito perché nell’anno oggetto di contestazione, aveva acquistato un’auto di ben 88mila euro e un appartamento del valore di 270mila euro. A dare ragione al fisco è la Ctr, ma in Cassazione la decisione cambia.

 

 

Superflua la prova dell’utilizzo dei soldi sul conto corrente

Secondo la Corte non è necessario dimostrare che il bene che ha fatto scattare l’accertamento col redditometro sia stato acquistato proprio con i soldi avuti in eredità e, quindi, attingendo dal conto corrente del defunto. Tale prova è del tutto superflua e irrilevante, perché basta provare il semplice fatto di essere divenuti eredi, e quindi di aver accettato con l’eredità anche i relativi rapporti attivi (come un conto corrente con una considerevole somma depositata), per aver già sufficientemente giustificato al fisco l’acquisto superiore al reddito dichiarato all’Agenzia delle entrate.

Insomma, non bisogna dimostrare il passaggio di denaro dal conto del defunto a quello del venditore.

 

È sufficiente, allora, per evitare l’accertamento fiscale o, eventualmente, chiederne al giudice l’annullamento, che il contribuente provi l’entità delle somme giacenti sul conto bancario e la durata del relativo possesso fino all’effettuazione degli acquisti patrimoniali.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – T, sentenza 25 novembre 2015 – 28 gennaio 2016, n. 1638
Presidente Iacobellis – Relatore Cosentino

Fatto e diritto

« Il sig. C. S. ricorre contro l’Agenzia delle Entrate per la cassazione della sentenza con cui la Commissione Tributaria Regionale della Campania, confermando la pronuncia di
primo grado, ha annullato un avviso di accertamento IRPEF 2004 emesso ai sensi dell’articolo 38, quinto comma, d.p.r. 600×13.
Con detto avviso l’Ufficio aveva ascritto al contribuente il maggior reddito ricostruito induttivamente sulla scarta della capacità di spesa desunta da incrementi patrimoniali (l’acquisto nel 2004 di un’autovettura BMW pagata E 88.000 e nel 2005 di un appartamento pagato E 270.000 e dai mantenimento di autoveicoli.
La Commissione Tributaria Regionale ha ritenuto che:
!} la circostanza – dedotta nell’appello del contribuente – che nel 2003 li medesimo aveva venduto l’autovettura targata (…) sarebbe, per un verso, non scrutinabile, perché dedotta per la prima volta in appello, e, per altro verso, irrilevante, giacché l’Ufficio aveva tenuto contro del possesso di detta autovettura solo per il periodo di sei mesi;
2) le difese articolate nella memoria

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[1] Cass. ord. n. 1638/16 del 28.01.16.

 

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