Rimborso spese forfettarie all’avvocato anche se la sentenza non lo dice
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28 Gen 2016
 
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Rimborso spese forfettarie all’avvocato anche se la sentenza non lo dice

Condanna alle spese: non c’è bisogno che il provvedimento del giudice menzioni, oltre agli onorari dell’avvocato, il rimborso del 15%.

 

Anche se il giudice dimentica di menzionare, nella condanna alle spese legali nei confronti della parte soccombente, il rimborso forfettario delle spese generali del 15% dovuto all’avvocato di controparte, tale previsione si considera comunque implicita nel provvedimento e non necessita di apposita menzione. Non c’è quindi neanche bisogno di procedere alla correzione dell’errore materiale. È quanto chiarito tempo fa dalla Cassazione [1] e, di recente, ripreso dalla Corte di Appello di Roma [2].

 

La Suprema Corte aveva già a suo tempo precisato che il rimborso delle spese generali spetta all’avvocato in via automatica e con determinazione “ex lege”, dovendosi, pertanto, ritenere compreso nella liquidazione degli onorari e diritti di procuratore nella misura del 15%, anche senza espressa menzione nel dispositivo della sentenza.

 

La Corte di secondo grado capitolina aggiunge poi che tale principio non vale solo per le sentenze (come indicato dalla Cassazione), ma anche per qualsiasi altro provvedimento del giudice di tipo decisorio, ivi comprese quindi le ordinanze emesse ex art. 702 bis del codice di procedura civile.

 

La questione è stata sottoposta ai giudici di appello nell’ambito del procedimento di correzione dell’errore materiale: sebbene in tale sede la lacuna del provvedimento giudiziale è stata colmata, la Corte ricorda, tuttavia, che non è strettamente necessario intraprendere il secondo procedimento, poiché la previsione del rimborso forfettario è sempre implicita nella condanna alle spese, anche se non espressamente menzionata. Il rimborso è infatti automatico.


La sentenza

Cassazione civile, sez. II, 20/08/2015, (ud. 27/05/2015, dep.20/08/2015), n. 17046

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1.- N.G. propone ricorso per cassazione affidato a tre motivi avverso la sentenza n. 504/09 della Corte di appello di Catanzaro che, in parziale riforma della decisione di primo grado, poneva tra l’altro a carico dei soccombenti convenuti, L.F. N., L.F.V. e D.V.F., e a favore dell’attuale ricorrente le spese processuali di primo e di secondo grado. Non hanno svolto attività difensiva gli intimati.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.1. – Il primo motivo lamenta che la sentenza impugnata aveva liquidato le spese processuali relative al giudizio di primo grado in misura largamente inferiore a quelle indicate nella nota specifica ritualmente depositata, senza adeguatamente motivare in ordine alla eliminazione o alla riduzione delle voci ritenute non dovute;

inoltre, non era stato riconosciuto il richiesto rimborso forfettario.

In presenza di una domanda di liquidazione delle spese, specificamente indicata, la immotivata riduzione dei compensi indicate nella nota specifica compiuta in violazione dei minimi tariffari comportava, ai sensi degli artt. 112 e 115 cod. proc. civ., la nullità della sentenza, atteso l’onere gravante sul giudice

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[1] Cass. sent. n. 17046/2015.

[2] C. App. sent. del 18.12.2015.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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