Rifiuto a sottoporsi al prelievo del sangue dopo l’incidente
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28 Gen 2016
 
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Rifiuto a sottoporsi al prelievo del sangue dopo l’incidente

Guida in stato di ebbrezza e accertamento del tasso alcolemico: quali sono le conseguenze per l’automobilista che rifiuta di sottoporsi al prelievo ematico?

 

Il conducente di un veicolo coinvolto in un sinistro stradale può rifiutarsi, in generale, di sottoporsi all’esame del sangue per la verifica del tasso di alcol nel sangue. Non può, però, sottrarvisi se egli, proprio in conseguenza del sinistro, è sottoposto a cure mediche. In tal caso, infatti, l’esame del tasso alcoolemico su richiesta degli organi di polizia giudiziaria viene effettuato direttamente dalle strutture sanitarie, che rilasciano ai predetti organi la relativa certificazione.

 

Tale procedura segue, in modo legittimo, al verificarsi di due presupposti:

 

– il coinvolgimento in un incidente stradale

– la necessità di cure mediche (valutazione discrezionale dei sanitari) per il conducente.

 

In presenza di queste circostanze, è principio pacifico l’orientamento dei giudici secondo cui l’accertamento del tasso alcoolico, richiesto ai medici da parte degli organi di controllo, è utilizzabile per misurare l’eventuale guida in stato di ebbrezza, indipendentemente dal consenso che il conducente abbia prestato o meno all’effettuazione dell’accertamento stesso.

 

Tra l’altro, poiché l’acquisizione del risultato del prelievo ematico è prevista dalla legge non è affatto necessario, a tutela del diritto alla difesa, che l’interessato sia avvertito della facoltà di nomina di un avvocato.

 

Tale principio è stato chiarito di recente dalla Cassazione [1]. La stessa Corte è ritornata ieri sull’argomento [2] per fornire un’ulteriore precisazione.

 

Nei predetti casi in cui il rifiuto non è concesso, il conducente che non autorizza il prelievo ematico, sottraendosi agli accertamenti imposti dal codice della strada [3], viola, con un’unica azione, diverse disposizioni che prevedono sanzioni amministrative: pertanto, in tali casi, si applica [4] la sanzione prevista per la violazione più grave aumentata fino al triplo.

 

 

Avviso della possibilità di farsi assistere da un difensore

Nella seconda sentenza citata, la Cassazione giunge però a una diversa conclusione quanto all’avviso al conducente di farsi assistere dall’avvocato. Si legge, infatti, nella sentenza: “qualora ai sanitari presso i quali sia stato soccorso il conducente di un veicolo coinvolto in un sinistro stradale sia richiesto il prelievo ematico, [5] il prelievo ematico volto all’accertamento del reato di guida in stato di ebbrezza, al trasgressore, previa informazione della finalità per cui è effettuato, deve essere dato l’avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia”.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 25 novembre 2015 – 27 gennaio 2016, n. 1546
Presidente Bucciante – Relatore Matera

Svolgimento del processo

Con sentenza n. 917/2008 il Giudice di Pace di Ancona rigettava l’opposizione proposta da R.F. avverso i verbali di contestazione n. (omissis) del 28-3-2008, emessi entrambi dai Carabinieri della Compagnia di Ancona, relativi rispettivamente alla violazione dell’art. 186 C.d.S., comma 7, e dell’art. 187 C.d.S., comma 8.
Avverso la predetta decisione proponeva appello la R. .
Con sentenza in data 11-4-2011 il Tribunale di Ancona rigettava il gravame. Il giudice di appello riteneva ingiustificato il rifiuto dell’opponente a sottoporsi, presso l’ospedale ove era stata trasportata a seguito del sinistro stradale, al prelievo ematico necessario per l’accertamento dell’eventuale assunzione di bevande alcoliche o di sostanze stupefacenti; rilevava che legittimamente le sanzioni irrogate non erano state cumulate, non potendo applicarsi il beneficio della continuazione ex art. 8 l. 689/1981; riteneva che non sussistesse l’obbligo di avvisare la parte di farsi assistere da un difensore di fiducia, vertendo il giudizio sulla contestazione di illeciti amministrativi.
Per la cassazione di tale sentenza

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[1] Cass. sent. n. 2535/16 del 21.01.2016

[2] Cass. sent. n. 1546 del 27.01.2016.

[3] Artt. 186 e 187 cod. str.

[4] Art. 8 della l. n. 689/1981.

[5] Ai sensi dell’art. 186, comma 5, cod. str.

 

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