Forfettario  2016, quali spese si possono dedurre?
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29 Gen 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Forfettario 2016, quali spese si possono dedurre?

Nuovo regime forfettario 2016 e deduzione di oneri dal reddito: quali costi è possibile scomputare, come si determina il reddito imponibile.

 

Sono un libero professionista, ho appena aderito al regime forfettario: quali spese posso dedurre dal reddito?

 

Nonostante il Regime Forfettario sia noto a tutti con il nome di Nuovi Minimi 2016 e la tassazione sostitutiva per le nuove attività sia pari al 5%, come per i Minimi, le differenze tra i due sistemi sono sostanziali: in particolare, non è possibile dedurre alcuna spesa dal reddito, escludendo le perdite derivanti da eventuali esercizi precedenti ed i contributi previdenziali. Nei Minimi, invece, è possibile dedurre i costi inerenti all’attività e promiscui (ovviamente questi al 50%).

Il reddito imponibile, per gli aderenti al Forfettario, è invece decurtato da un coefficiente di redditività, diverso a seconda dell’attività esercitata: per i professionisti tale coefficiente è pari al 78%.

Questo significa che, su un reddito di 10.000 euro, ne saranno tassati 7.800 (come se avesse avuto spese, nell’anno, corrispondenti a 2.200 euro): è chiaro, dunque, che si tratta di un regime conveniente a chi non deve sostenere costi elevati.

 

 

Contributi previdenziali: come si deducono dal reddito

I contributi previdenziali, come accennato, sono l’unico costo, assieme alle perdite pregresse, che è possibile dedurre dal reddito.

La deduzione dei contributi è effettuata sul reddito già decurtato dal coefficiente di redditività [1]: ad esempio, se il professionista ha guadagnato, nell’anno, 10.000 euro, il reddito, dopo la decurtazione percentuale, diviene pari a 7.800 euro.

Da questa cifra devono poi essere sottratti i contributi previdenziali obbligatori versati nello stesso anno.

Qualora l’ammontare dei contributi versati superi il reddito , non si determina una perdita, ma l’eccedenza è deducibile dal reddito complessivo [2].

 

Facciamo un esempio per capire meglio: un professionista incassa compensi, nell’anno, pari a 5.000 euro.

Decurtati i compensi dal coefficiente del 78%, il reddito così ottenuto è pari a 3.900 euro.

Se lo stesso professionista, nell’anno, ha versato 4.000 euro di contributi alla sua Cassa previdenziale, il reddito si azzera, ma restano 100 euro di eccedenza.

Ipotizzando che lo stesso professionista possieda altri introiti assoggettati ad Irpef, potrà dedurre l’eccedenza contributiva dal reddito complessivo (nel quadro RP del Modello Unico), in quanto si tratta di un onere deducibile.

 

E se il professionista non ha altri redditi?

Purtroppo, in questo caso, non è possibile riportare l’eccedenza di contributi all’anno successivo, come avviene per le perdite di esercizio.

Tuttavia, nei casi in cui il reddito complessivo (comprensivo anche dei compensi sottoposti alla tassazione sostitutiva del Regime), al lordo degli oneri deducibili, non superi i 2.840,51 euro, il contribuente può essere considerato fiscalmente a carico di un familiare, sussistendone i presupposti: il familiare potrà dunque portare in deduzione l’eccedenza.

 

 

Deduzione delle perdite

Piuttosto esigue sono, al momento, le delucidazioni in merito alla deduzione delle perdite che possono derivare da esercizi precedenti: è sta confermata la possibilità di sottrarle dal reddito, ma, in quanto al “momento “ della deduzione, non vi sono chiarimenti ufficiali.

Si ritiene comunque, in base a quanto emerso dalla bozza del Modello Unico 2016, nonché in parallelo a quanto già avviene per i Minimi, che la deduzione delle perdite avvenga dopo la deduzione dei contributi.

 

 

I coefficienti di redditività

Ricordiamo, infine, i coefficienti di redditività, diversi a seconda dell’attività esercitata.

 

Settore di attività Coefficiente di redditività
Commercio (al dettaglio e all’ingrosso) 40%
Commercio di alimenti e bevande 40%
Commercio ambulante di alimenti e bevande 54%
Costruzioni e attività immobiliari 86%
Intermediari del commercio 62%
Servizi di alloggio e attività di

ristorazione

40%
Attività professionali, scientifiche,

tecniche, sanitarie, di istruzione,

servizi finanziari ed assicurativi

78%
Altre attività economiche 67%
Industrie alimentari e delle bevande 40%

 

È chiaro che le riduzioni dei ricavi sono parametrate sulle spese tipiche dell’attività: così, mentre il reddito, per un bar che ricava 30.000 euro l’anno, è considerato pari a 12.000 euro, come se vi fossero spese per 18.000 euro, per un professionista con gli stessi ricavi il reddito è considerato pari a 23.400 euro, come se le spese sostenute ammontassero a 6.600 euro.


[1]Art. 1, Co. 64,L. 190/2014.

[2] Art.2 Tuir.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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