Custodia cautelare:  privazione della libertà prima della condanna
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30 Gen 2016
 
L'autore
Antonio Ciotola
 


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Custodia cautelare: privazione della libertà prima della condanna

Il processo penale e la custodia cautelare: scopo, funzioni e limiti di un istituto controverso.

 

Ti stai chiedendo perché, prima ancora di essere stato condannato, sei stato sottoposto ad una misura cautelare? Non ti spieghi perché è possibile essere privati della propria libertà personale prima della sentenza di condanna definitiva? Per rispondere a queste domande bisogna, innanzitutto, cercare di spiegare, sia pur per grandi linee, il funzionamento del processo penale.

La rappresentazione che forse più di tutte rende l’idea è quella di un “puzzle” nel quale, piano piano vengo uniti insieme i pezzi, secondo determinate regole, fino a completare il “quadro complessivo”, ovvero sino a quando, nell’ottica dell’accusa, non sia stata provata pienamente la responsabilità dell’imputato. I pezzi del “puzzle” sono tutti gli atti di indagine compiuti dagli investigatori nella fase delle indagini preliminari.

 

Colpevole o innocente prima della condanna?

La nostra costituzione prevede il c.d. principio di non colpevolezza [1] fino alla condanna definitiva: in altri termini fino a quando non si è condannati in via definitiva (possiamo dire fino al terzo grado di giudizio con una certa approssimazione), la legge non considera l’imputato colpevole dei reati per i quali è processato.

 

Chiarito questo devi anche tenere presente, però, che la custodia cautelare è proprio quell’istituto con il quale, prima che vi sia stata condanna definitiva, l’indagato (o l’imputato) viene privato, più o meno intensamente, della sua libertà personale.

 

Più o meno intensamente perché il codice di procedura penale prevede diverse misure cautelari personali: si va da quella meno grave del cd “divieto di espatrio” (il divieto di lasciare il territorio dello Stato) sino a quella più grave costituita dalla “custodia cautelare in carcere” (tra i due estremi ce ne sono diverse altre quali l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria – il cd obbligo di firma – e gli arresti domiciliari).

 

In talune circostanze, infatti, il codice di procedura penale prevede che, pur in mancanza di una sentenza di condanna, ma in forza di indizi dai quali appare molto probabile la fondatezza dell’accusa, l’indagato possa essere sottoposto ad una misura cautelare e privato della sua libertà personale.

 

La misura cautelare applicata deve essere “adeguata e proporzionata” rispetto ai fatti per cui si è indagati (o imputati) ed alla personalità dell’indagato (o dell’imputato).

 

Per intenderci, per esempio, se un soggetto è accusato di stalking nei confronti della sua fidanzata potrebbe essere sufficiente applicare il “divieto di frequentare gli stessi luoghi”, mentre se il soggetto è accusato di rapina a mano armata o di omicidio volontario appare più adeguata la custodia cautelare in carcere.

 

 

La custodia cautelare: funzioni e comportamento successivo dell’indagato

Le funzioni della custodia cautelare sono essenzialmente tre:

 

1) evitare l’inquinamento delle prove (evitare, ad esempio, che l’indagato possa parlare con altre persone e concordare una specifica versione dei fatti);

 

2) evitare la fuga dell’indagato;

 

3) evitare che lo stesso possa commettere altri reati.

 

Se si è raggiunti da un provvedimento di custodia cautelare la prima cosa da fare è nominare un difensore di fiducia evitando di rilasciare alcuna dichiarazione agli investigatori prima di aver conferito con il proprio difensore. In caso contrario potrebbe essere gravemente compromesso tutto il successivo iter processuale.


[1] Art. 27 Cost.

 


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